Elizabeth Lim.
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IL SANGUE DELLE STELLE 1.
Volume 1. Parte 1.
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Titolo originale: SPIN THE DAWN. 2019.
Traduzione di: Laura Miccoli.
2021. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Maia Tamarin lavora come cucitrice nella bottega del padre, un tempo rinomato sarto.
Ci che desidera  diventare la migliore sarta del paese, ma sa che come donna il massimo cui pu ambire  un buon matrimonio.
Quando un messaggero reale convoca a corte il padre, gravemente malato, Maia finge di essere suo figlio e si reca al Palazzo d'Estate al suo posto. Sa che perderebbe la vita se venisse scoperta, ma correr il rischio per salvare la famiglia dalla rovina e diventare sarta imperiale. C' per un problema: Maia  solo una dei dodici che aspirano all'incarico.
E nulla avrebbe mai potuto prepararla alla sfida che la attende: cucire tre abiti magici per la promessa sposa dell'imperatore, uno intessuto con la risata del sole, uno ricamato con le lacrime della luna e uno dipinto con il sangue delle stelle.
In compagnia di Edan, il misterioso stregone di corte, i cui occhi penetranti sembrano vedere oltre il suo travestimento, Maia intraprender un viaggio che la porter fino agli estremi confini del regno, alla ricerca del sole, della luna e delle stelle. Ma trover qualcosa che non avrebbe potuto mai immaginare...
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L'AUTRICE.
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Elizabeth Lim  autrice della serie in due volumi Il sangue delle stelle (Spin the Dawn e Unravel the Dusk), grande successo di critica e di pubblico, e dei bestseller So This is Love e Reflection. Oltre a dedicarsi alla scrittura, ha ottenuto un dottorato in composizione musicale e una laurea in Cultura dell'Estremo Oriente ad Harvard, e ha lavorato come autrice di colonne sonore per film e videogiochi. Cresciuta tra la California e Tokyo, abita a New York. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.
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IL SANGUE DELLE STELLE.
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Dedica.
A Adrian, per aver cambiato la mia vita nel migliore dei modi possibili,
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Chiedetemi di tessere il pi fine dei filati e sapr farlo pi in fretta di qualunque uomo... anche a occhi chiusi. Ma chiedetemi di dire una bugia e inizier a incespicare sulle parole e a balbettare per inventarmene una.
Non ho mai avuto talento nell'arte di tramare inganni.
Mio fratello Keton sa farlo meglio di chiunque altro. Anche se inarca le sopracciglia una o due volte mentre gli racconto tutto - delle tre impossibili prove che ho dovuto affrontare, del demone e dei fantasmi che ho incontrato lungo il mio viaggio e dell'incantesimo che avvolgeva il nostro imperatore -, mio fratello mi crede.
Baba, mio padre, invece no. Lui vede attraverso le ombre dietro le quali mi nascondo. Vede che, al di l del sorriso che rivolgo a Keton, i miei occhi sono rossi e gonfi perch ho pianto per ore, addirittura per giorni. Ci che non pu vedere  che, nonostante le lacrime che mi si asciugano sulle guance, il mio cuore si  indurito.
Ho paura di arrivare al termine della mia storia perch  piena di nodi che non ho avuto il coraggio di sbrogliare. Il suono di tamburi lontani riecheggia nell'aria. Si avvicinano a ogni secondo che passa, un ricordo incalzante del poco tempo che mi resta per fare la mia scelta.
Se torno indietro, mi lascio alle spalle chi sono. Non rivedr mai pi la mia famiglia, non mirer mai pi il mio viso nello specchio, non sentir mai pi pronunciare il mio nome.
Ma rinuncerei al sole, alla luna e alle stelle, se questo significasse salvare lui.
Lui: il ragazzo che non ha nome e al contempo ne ha mille. Il ragazzo le cui mani sono macchiate del sangue delle stelle. Il ragazzo che amo.
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Indice del Volume 1 Parte 1.
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PARTE PRIMA. LA GARA
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Fine Indice.
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PARTE PRIMA.
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LA GARA.
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CAPITOLO 1.
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Un tempo avevo tre fratelli.
Finlei era il maggiore, quello coraggioso. Non aveva paura di niente, n dei ragni n degli aghi e nemmeno delle scudisciate del bastone di Baba. Era il pi veloce di noi quattro figli, abbastanza svelto da afferrare una mosca servendosi solo del pollice e di un ditale. Tuttavia la sua intrepida natura andava di pari passo con un ardente desiderio di avventura. Detestava dover lavorare nel nostro negozio, dover sprecare la preziosa luce del sole a cucire vestiti e a rammendare camicie. Per di pi era distratto con l'ago, aveva le dita costantemente bendate per via delle punture e il suo lavoro era rovinato dai punti irregolari. Punti che io scucivo e rifacevo per risparmiargli le ramanzine di Baba.
Finlei non aveva la pazienza per diventare un sarto come nostro padre.
Sendo aveva pazienza, ma non per l'arte del cucito. Il mio secondo fratello era il poeta della famiglia e l'unica cosa che amava tessere erano le parole, soprattutto se si riferivano al mare. Raccontava storie sulle splendide vesti che Baba sapeva confezionare, fornendone dettagli talmente ricercati che tutte le donzelle del paese smaniavano per acquistarle, salvo poi scoprire che non esistevano affatto.
Per punizione Baba lo faceva sedere sul pontile dietro il negozio, a ricavare il filo dai bozzoli dei bachi da seta. Spesso sgattaiolavo fuori per andare a sedermi con lui e ascoltare le sue storie su ci che giaceva al di l di quell'infinito orizzonte d'acqua.
Di che colore  l'oceano? mi domandava Sendo.
Azzurro, sciocco. Di che altro colore dovrebbe essere?
Come farai a diventare la sarta migliore di A'landi se non conosci i colori? Sendo scuoteva la testa e indicava l'acqua. Guarda di nuovo. Scruta nelle sue profondit.
Zaffiro rispondevo io, studiando i delicati picchi e avvallamenti dell'oceano. L'acqua luccicava. Zaffiro, come le pietre che Lady Tainak porta intorno al collo. Ma c' anche un pizzico di verde... verde giada. E la schiuma che si arrotola sulla cresta sembra fatta di perle.
Sendo sorrideva. Cos va meglio. Mi avvolgeva un braccio intorno alle spalle e mi stringeva a s. Un giorno solcheremo i mari, io e te. E vedrai gli azzurri di tutto il mondo.
Per via di Sendo, l'azzurro era il mio colore preferito. Tingeva il bianco delle mie pareti quando aprivo la finestra ogni mattina e vedevo il mare brillare alla luce del sole. Zaffiro o ceruleo. Azzurro. Indaco. Sendo addestr i miei occhi a cogliere le variazioni di colore, a riconoscere le sfumature, dal marrone pi spento al rosa pi acceso. A capire come la luce fosse in grado di mutare ogni cosa e dare vita a mille possibilit.
Sendo era fatto per il mare, non per diventare un sarto come Baba.
Keton era il mio terzo fratello, nonch il pi vicino a me per et. Le sue canzoni e i suoi scherzi ci facevano ridere tutti, di qualunque umore fossimo. Si cacciava sempre nei guai perch tingeva le nostre sete di verde invece che di porpora, calpestava sbadatamente gli abiti appena stirati con i sandali sporchi, dimenticava di innaffiare i gelsi e non riusciva mai a produrre filati abbastanza fini perch Baba potesse confezionare un maglione con i ferri. I soldi gli scivolavano via fra le dita come l'acqua. Eppure, nonostante non avesse la disciplina necessaria per fare il sarto, Keton era il preferito di Baba.
E poi c'ero io, Maia. La figlia ubbidiente. I miei primi ricordi risalivano a quando me ne stavo seduta tutta contenta insieme a Mama mentre lei lavorava all'arcolaio, ad ascoltare Finlei, Sendo e Keton che giocavano all'esterno mentre Baba mi insegnava ad arrotolare il filo di Mama senza aggrovigliarlo.
Sono nata per diventare una sarta: ho imparato a infilare l'ago prima ancora di camminare, a realizzare una linea di punti perfetti prima ancora di parlare. Amavo l'arte del cucito ed ero felice di imparare il mestiere di Baba invece di andarmene in giro con i miei fratelli. Inoltre, quando Finlei mi insegnava a combattere e a tirare con l'arco, mancavo sempre il bersaglio. Anche se mi lasciavo travolgere dalle favole e dalle storie di fantasmi di Sendo, non riuscivo mai a inventarmene una tutta mia. E abboccavo sempre agli scherzi di Keton, a prescindere dall'infinit di volte in cui i miei fratelli maggiori mi mettevano in guardia.
Baba diceva con orgoglio che ero nata con un ago in una mano e un paio di forbici nell'altra. Diceva che, se non fossi nata femmina, sarei potuta diventare il pi grande sarto di A'landi, conteso dai mercanti da una costa all'altra del continente.
Il valore di un sarto non si misura in base alla sua fama, ma in base alla felicit che regala mi diceva Mama, vedendo quanto restassi delusa dalle parole di Baba. Tu terrai insieme le cuciture della nostra famiglia, Maia. Nessun altro sarto al mondo  in grado di farlo.
Ricordo che le sorridevo. All'epoca tutto ci che volevo era che la mia famiglia fosse sempre felice e unita com'era allora.
Ma poi Mama mor, e tutto cambi.
Avevamo sempre vissuto a Gangsun, una importante citt lungo la Grande Strada delle Spezie, e il nostro negozio occupava l'intera met di un isolato. Baba era un sarto molto rispettato, conosciuto in tutto il Sud di A'landi per la sua abilit nel confezionare abiti. Ma su di noi si abbatterono tempi difficili, e la morte di mia madre apr la prima crepa nella volont di ferro di Baba.
Inizi a bere molto: un modo per affogare i dispiaceri, diceva lui. Quella fase non dur a lungo: l'afflizione di Baba fu tale che la sua salute peggior, finch non fu pi in grado di tollerare nessun tipo di alcolico. Torn a lavorare al negozio, ma non fu mai pi lo stesso.
I clienti notarono il calo di qualit nei suoi lavori di cucito e lo fecero presente ai miei fratelli. Finlei e Sendo non glielo dissero mai, non ne avevano cuore. Tuttavia, pochi anni prima della Guerra dei Cinque Inverni, quando avevo dieci anni, Finlei convinse Baba a lasciare Gangsun e a trasferirsi in una casa con annessa bottega a Porto Kamalan, una piccola cittadina costiera ai margini della Strada. La fresca aria di mare avrebbe fatto bene a Baba, insisteva.
La nostra nuova casa occupava l'angolo fra le vie Yanamer e Tongsa, di fronte a un negozio che faceva degli spaghetti di riso tirati a mano cos lunghi che potevi sentirti sazio mangiandone uno solo e a un forno che vendeva i migliori panini al vapore e il miglior pane al latte del mondo, o almeno cos sembrava a me e ai miei fratelli quando avevamo fame, cosa che accadeva spesso. Ci che amavo di pi, per, era la splendida vista sull'oceano. Talvolta, mentre osservavo le onde che rotolavano lungo i pontili, pregavo in silenzio che il mare potesse rammendare il cuore lacerato di Baba, cos come stava lentamente guarendo il mio.
Gli affari andavano meglio in estate e in inverno, quando tutte le carovane che viaggiavano a est e a ovest sulla Grande Strada delle Spezie si fermavano a Porto Kamalan per godere del clima mite. Il piccolo negozio di mio padre andava avanti grazie a una fornitura regolare di indaco, zafferano e ocra, i colori delle nostre tinte. Era una piccola cittadina, quindi non ci limitavamo a cucire indumenti, ma vendevamo anche stoffe e filati. Era passato molto tempo da quando Baba aveva confezionato un abito degno di una grande dama, e quando la guerra inizi rimase comunque poco lavoro da fare.
La cattiva sorte ci segu fino alla nostra nuova casa. Porto Kamalan era abbastanza lontano dalla capitale da farmi pensare che i miei fratelli non sarebbero mai stati arruolati nella guerra civile che devastava A'landi. Tuttavia le ostilit fra il giovane imperatore Khanujin e lo shansen, il pi potente signore della guerra del Paese, non accennarono a placarsi e all'imperatore servirono pi uomini da far combattere nel suo esercito.
Finlei e Sendo erano maggiorenni, cos furono reclutati per primi. All'epoca ero abbastanza giovane da pensare che andare in guerra avesse un che di romantico. Avere due fratelli che vestivano i panni dei soldati mi sembrava un onore.
Il giorno prima della loro partenza ero fuori a dipingere su un ritaglio di cotone bianco. I fiori di pesco lungo la via Yanamer mi fecero starnutire e mi rovesciai sulla gonna l'ultima boccetta del prezioso indaco di Baba.
Finlei rise di me e mi asciug le gocce di tintura dal naso.
Non angosciarti mi disse mentre cercavo disperatamente di recuperare quanta pi tintura potevo.
Costa ottanta jen all'oncia! E chi pu sapere quando torneranno i mercanti delle tinte? borbottai, ancora intenta a strofinarmi la gonna. Fa gi troppo caldo perch possano attraversare la Strada.
Allora te ne porter un po' dai miei viaggi ribatt Finlei. Mi sollev il mento. Vedr tutto A'landi quando sar un soldato. Magari torner da generale.
Spero che non resterai lontano cos a lungo da diventarlo! esclamai.
Il volto di Finlei si rabbui. I suoi occhi si fecero neri come due pozzi e mi scost un ciuffo di capelli increspati dal vento. Abbi cura di te, sorella disse con un tono di voce spiritoso e allo stesso tempo carico di tristezza. Non lavorare cos tanto da...
Diventare l'aquilone che non vola mai finii la frase al suo posto. Lo so.
Finlei mi tocc la guancia. Tieni d'occhio Keton. Assicurati che non si cacci nei guai.
Prenditi cura anche di Baba aggiunse Sendo, arrivandomi alle spalle. Stacc un fiore dagli alberi di fronte al nostro negozio e me lo infil dietro l'orecchio. E lavora sulla bella scrittura. Torner presto per accertarmi che la tua grafia sia migliorata. Sendo mi scompigli i capelli. Sei la signora di casa, adesso.
Chinai il capo con rispetto. S, fratelli.
Cos mi fate sembrare inutile si intromise Keton. Baba gli stava urlando di finire le faccende, e lui trasal.
Un sorriso fece capolino sul viso serio di Finlei. Puoi dimostrare il contrario?
Keton appoggi le mani sui fianchi e scoppiammo tutti a ridere.
Visiteremo luoghi remoti insieme all'esercito disse Sendo, posandomi una mano sulla spalla. Che cosa posso portarti? Tinture del Gangseng occidentale, magari? Oppure perle del Porto Maestoso?
No, no risposi. Mi basta che torniate a casa sani e salvi. Tutti e due. Poi feci una pausa.
Sendo mi spron a parlare. Cosa c', Maia?
Avevo le guance in fiamme e abbassai lo sguardo per fissarmi le mani. Se riesci a vedere l'imperatore Khanujin esordii lentamente, puoi disegnare il suo ritratto?
Le spalle di Finlei sussultarono per le risate. Quindi hai sentito dire dalle ragazze del paese quanto sia affascinante? Aspirano tutte a diventare concubine dell'imperatore.
Ero cos imbarazzata che non riuscivo a guardarlo in faccia. Non mi interessa affatto diventare una concubina.
Non vuoi vivere in uno dei suoi quattro palazzi? domand Keton con malizia. Ho sentito dire che ne ha uno per ogni stagione.
Keton, basta cos lo rimprover Sendo.
Non mi importa dei suoi palazzi dissi, spostando lo sguardo dal mio fratello minore a Sendo. I suoi occhi brillavano di gentilezza: era sempre stato il mio preferito e sapevo che mi avrebbe capita. Voglio sapere che aspetto ha, cos un giorno potr diventare la sua sarta. Una sarta imperiale.
Alla mia confessione Keton alz gli occhi al cielo. Ci sono le stesse probabilit che tu diventi la sua concubina!
Finlei e Sendo lo guardarono storto.
Allora va bene promise Sendo, sfiorandomi le lentiggini sulla guancia. Sendo era l'unico dei miei fratelli ad avere le lentiggini come me, il risultato delle ore trascorse a sognare a occhi aperti sotto il sole. Un ritratto dell'imperatore per la mia talentuosa sorella, Maia.
Lo abbracciai, sapendo che la mia richiesta era davvero sciocca, ma sperando comunque che potesse esaudire il mio desiderio.
Se avessi saputo che sarebbe stata l'ultima volta in cui saremmo stati tutti insieme, non avrei chiesto nulla.
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Due anni dopo, Baba ricevette la comunicazione che lo informava che Finlei era rimasto ucciso in battaglia. Il blasone imperiale stampato in calce alla lettera era rosso come sangue appena versato ed era stato impresso sulla carta in maniera cos frettolosa che i caratteri del nome dell'imperatore Khanujin erano imbrattati. Perfino alcuni mesi dopo il ricordo mi faceva ancora piangere.
Poi una notte, senza alcun preavviso, Keton scapp di casa per unirsi all'esercito. Lasci soltanto un biglietto scarabocchiato in tutta fretta in cima alla mia pila del bucato dell'indomani, sapendo che sarebbe stata la prima cosa che avrei visto appena sveglia.
Sono stato inutile per troppo tempo. Andr a cercare Sendo e lo riporter a casa. Prenditi cura di Baba.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime e accartocciai il biglietto nel pugno.
Che ne sapeva lui di come si combatteva? Al pari di me era esile come un giunco, forte a malapena da resistere al vento. Non riusciva a comprare il riso al mercato senza che lo imbrogliassero e cercava sempre di tirarsi fuori dalle zuffe usando le parole. Come avrebbe potuto sopravvivere a una guerra?
Per di pi ero arrabbiata, perch non potevo andare con lui. Se Keton pensava di essere inutile, allora io cos'ero? Non avrei potuto combattere nell'esercito. E, a prescindere dalle migliaia di ore che trascorrevo a creare nuovi punti e a disegnare nuovi modelli da vendere, non sarei mai potuta diventare un mastro sarto. Non avrei mai potuto occuparmi del negozio di Baba. Ero una ragazza. La cosa migliore che avrei potuto sperare per me era sposare un buon partito.
Baba non menzion mai la partenza di Keton e per mesi si rifiut categoricamente di parlare del pi giovane dei miei fratelli. Ma io vedevo che le sue dita stavano diventando rigide come la pietra: non riuscivano nemmeno a tendersi abbastanza da impugnare un paio di forbici. Trascorreva le giornate a fissare l'oceano mentre io mi occupavo della nostra traballante attivit. Spettava a me mandare avanti gli affari e assicurarmi che i miei fratelli avessero una casa a cui fare ritorno.
Nessuno aveva pi bisogno di sete e rasi, ora che il nostro Paese si stava divorando dall'interno. Cos confezionavo camicie di canapa per i pescatori locali e abiti di tela per le loro mogli, poi filavo il lino e rammendavo i cappotti dei soldati quando passavano dalle nostre parti. I pescatori ci davano le teste dei pesci e sacchi di riso in cambio del mio lavoro, e non mi sembrava giusto farmi pagare dai soldati.
Verso la fine di ogni mese aiutavo le donne che dovevano preparare i doni per i propri defunti - di solito indumenti di carta, che erano complicati da cucire - da bruciare davanti agli altari di preghiera in onore degli antenati. Cucivo la carta dentro le scarpe dei mercanti di passaggio e cordoni pieni di monete all'interno delle loro cinture per tenere alla larga i borseggiatori. Riparavo persino amuleti per i viaggiatori che me lo chiedevano, sebbene non credessi nella magia. Non ancora.
Nei giorni in cui non c'era lavoro e le nostre riserve di grano e riso scarseggiavano pericolosamente, tiravo fuori il mio cesto in rattn e lo riempivo con qualche rocchetto di filo, una pezza di mussola e un ago. Vagavo per le strade, andando di porta in porta, per chiedere se qualcuno avesse bisogno di qualche rammendo.
Al porto, per, attraccavano poche navi. Polvere e ombre adornavano le strade deserte.
La mancanza di lavoro non mi turbava quanto gli imbarazzanti incontri che da un po' di tempo dovevo sopportare sulla strada verso casa. Un tempo amavo entrare nel forno di fronte al negozio, ma durante la guerra le cose erano cambiate; adesso, quando tornavo sulla via Yanamer, ad aspettarmi l c'era Calu, il figlio del fornaio.
Non mi piaceva Calu. Non perch non meritasse di servire nell'esercito, non aveva superato l'esame medico imperiale, quindi non poteva; piuttosto, perch non appena avevo compiuto sedici anni si era messo in testa che sarei diventata sua moglie.
Odio vederti andare in giro a mendicare lavoro in questo modo mi disse Calu un giorno. Mi fece cenno di entrare nel forno di suo padre. La fragranza dei pani e delle torte si spargeva fuori dalla porta e mi venne l'acquolina in bocca per il profumo del lievito, della farina di riso fermentata e delle arachidi e dei semi di sesamo arrostiti.
 meglio che morire di fame.
Lui si scroll la pasta di fagioli rossi dal palmo delle mani. Il sudore che aveva sulle tempie gocciol nella ciotola dell'impasto sul tavolo. Normalmente avrei storto il naso di fronte a un tale spettacolo - se il padre di Calu avesse visto quanto era sciatto, gli avrebbe dato una bella strigliata -, ma avevo troppa fame per farci caso.
Se mi sposassi, non soffriresti pi la fame.
La sua sfrontatezza mi mise a disagio e inorridii al pensiero di Calu che mi toccava, di portare in grembo i suoi figli, delle mie cornici da ricamo che prendevano polvere e dei vestiti appiccicosi per via dello zucchero. Soffocai un brivido.
Avresti sempre da mangiare in abbondanza... e anche il tuo Baba ritent Calu, leccandosi le labbra. Sorrise, mostrando i denti gialli come il burro. So quanto adori la pasta sfoglia di mio padre, i panini al vapore con la pasta di semi di loto, le focaccine al cocco.
Il mio stomaco brontol, ma non avrei mai permesso alla fame di sopraffare il mio cuore. Per favore, smetti di chiedermelo. La mia risposta non cambier.
Calu si infuri. Ti senti troppo in gamba per me, vero?
Devo mandare avanti il negozio di mio padre dissi, cercando di essere gentile. Ha bisogno di me.
Una ragazza non manda avanti un negozio ribatt, aprendo il cestello per la cottura al vapore per tirare fuori l'ultima infornata di panini. Di solito ne regalava qualcuno a me e a Baba, ma sapevo che quel giorno non lo avrebbe fatto. Sarai anche un'abile cucitrice - la pi abile del villaggio - ma, con i tuoi fratelli al fronte a combattere per l'imperatore, non sarebbe tempo di essere ragionevole e di sistemarti? Mi prese per mano. Le sue dita erano infarinate e umide. Pensa alla salute di tuo padre, Maia. Ti stai comportando da egoista. Potresti dargli una vita migliore.
Mi ritrassi di scatto, punta sul vivo. Mio padre non abbandonerebbe mai il suo negozio.
Calu sbuff. Dovr farlo, dato che non puoi mandarlo avanti da sola. Sei dimagrita, Maia. Non pensare che non me ne sia accorto. Sogghign, come se il mio rifiuto lo avesse reso pi crudele. Dammi un bacio e ti regalo un panino.
Sollevai il mento. Non sono un cane.
Oh, adesso sei troppo orgogliosa per mendicare, eh? Lascerai morire di fame tuo padre perch sei troppo presuntuosa...
Non avevo pi voglia di stare ad ascoltarlo. Uscii di corsa dal forno e mi precipitai dall'altro lato della strada. Lo stomaco mi brontol di nuovo mentre mi sbattevo alle spalle la porta della bottega di Baba. La parte pi dura era che sapevo che mi stavo davvero comportando da egoista. Avrei dovuto sposare Calu. Ma volevo salvare la mia famiglia da sola, come Mama aveva detto che avrei fatto.
Mi accasciai contro la porta della bottega. E se non ci fossi riuscita?
Baba mi trov l, a singhiozzare in silenzio.
Cosa c' che non va, Maia?
Mi asciugai le lacrime e mi alzai. Non  niente, Baba.
Calu ti ha di nuovo chiesto di sposarlo?
Non c' lavoro risposi, eludendo la domanda. Noi...
Calu  un bravo ragazzo ribatt lui, ma  soltanto questo: un ragazzo. E non  degno di te. Gironzol intorno alla mia cornice da ricamo, esaminando il dragone che avevo cucito. Era difficile lavorare sul cotone invece che sulla seta, tuttavia mi ero sforzata di rendere ogni dettaglio: le squame da carpa, gli artigli affilati e gli occhi da demone. Si vedeva che Baba era colpito. Tu sei destinata a qualcosa di pi grande, Maia.
Mi voltai dall'altra parte. Com' possibile? Non sono un uomo.
Se lo fossi, saresti stata mandata in guerra. Gli di ti stanno proteggendo.
Non gli credevo, ma per amor suo annuii e mi asciugai le lacrime.
Qualche settimana prima del mio diciottesimo compleanno arrivarono buone notizie: l'imperatore annunci una tregua con lo shansen. La Guerra dei Cinque Inverni era finita, almeno per ora.
Ben presto, per, la nostra gioia per la bella notizia si trasform in dolore, perch arriv un'altra comunicazione. Una di quelle con il sigillo rosso sangue.
Sendo era morto combattendo sulle montagne, appena due giorni prima della tregua.
La notizia spezz di nuovo il cuore di Baba. Rimase inginocchiato davanti al suo altare per una notte intera, cullando le scarpine che Mama aveva cucito per Finlei e Sendo quando erano bambini. Non pregai insieme a lui, ero troppo arrabbiata. Se solo gli di avessero vegliato su Sendo per altri due giorni!
Altri due giorni.
Almeno la guerra non ha portato via tutti i miei figli disse Baba con aria affranta, battendomi una mano sulla spalla. Dobbiamo essere forti per Keton.
S, ci restava ancora Keton. Il mio fratello pi giovane torn a casa un mese dopo la tregua. Arriv a bordo di un carro, con le gambe a penzoloni mentre le ruote scricchiolavano sulla strada polverosa. Gli avevano rasato i capelli e aveva perso cos tanto peso che faticai a riconoscerlo. Ma ci che mi sorprese di pi furono i fantasmi che aveva negli occhi, gli stessi occhi che un tempo avevano brillato di scherzi e marachelle.
Keton! gridai.
Gli corsi incontro a braccia spalancate, mentre lacrime di gioia mi rigavano le guance. Finch improvvisamente capii perch se ne stava seduto l, appoggiato ai sacchi di riso e farina.
Un nodo di dolore mi si strinse in gola. Mio fratello non poteva camminare.
Mi arrampicai sul carro e gli gettai le braccia al collo. Lui mi abbracci, ma il vuoto che aveva negli occhi era evidente.
La guerra ci aveva portato via cos tanto. Troppo. Pensavo di aver indurito abbastanza il mio cuore dopo la morte di Finlei e di Sendo, per essere forte per il bene di Baba. Ma una parte di me si spezz il giorno in cui torn Keton.
Mi rintanai in camera mia e mi rannicchiai contro la parete. Mi misi a cucire fino a far sanguinare le dita, finch il dolore non soffoc i singhiozzi che mi scuotevano. Ma la mattina seguente ero gi tornata in me. Dovevo prendermi cura di Baba. E adesso anche di Keton.
Cinque inverni ed ero cresciuta senza nemmeno accorgermene. Ormai ero alta quanto Keton e avevo i capelli lisci e neri come quelli di mia madre. Le famiglie delle altre ragazze della mia et assumevano dei mediatori matrimoniali per trovare loro marito. Anche la mia avrebbe fatto lo stesso, se Mama fosse stata viva e se Baba fosse stato ancora un sarto di successo. Ma quei giorni erano ormai lontani.
Quando giunse la primavera, l'imperatore annunci che avrebbe preso in sposa la figlia dello shansen, Lady Sarnai. La guerra pi sanguinosa di A'landi si sarebbe conclusa con un matrimonio fra l'imperatore Khanujin e la figlia del suo nemico. Io e Baba non avevamo la forza di festeggiare.
Ma era pur sempre una buona notizia. La pace dipendeva dall'armonia fra l'imperatore e lo shansen. Speravo che un matrimonio reale avrebbe sanato le fratture tra loro e che avrebbe portato pi visitatori in viaggio lungo la Grande Strada delle Spezie.
Quel giorno feci il pi grosso ordine di seta che potessimo permetterci. Era un acquisto rischioso, ma speravo - e ne avevamo un disperato bisogno - che gli affari sarebbero andati meglio prima dell'arrivo dell'inverno.
Il mio sogno di fare la sarta per l'imperatore era svanito in un lontano ricordo. La nostra unica fonte di guadagno era la mia abilit con l'ago. Accettai il fatto che sarei rimasta a Porto Kamalan per sempre, rassegnata a stare seduta nel mio angolino nel negozio di Baba.
Ma mi sbagliavo.
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CAPITOLO 2.
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Un manto di nuvole dense e grigie attraversava il cielo, sembravano cucite insieme cos fittamente che a malapena riuscivo a intravedere la luce dietro di loro. Era una giornata tetra, bizzarra per l'inizio dell'estate, ma non pioveva, cos proseguii nelle mie abituali attivit mattutine.
Portavo una scala sotto il braccio e mi ci arrampicavo per controllare ogni singolo gelso che cresceva nel nostro piccolo cortile. I bachi da seta, bianchi e affusolati, si nutrivano delle foglie, ma quel giorno non c'erano bozzoli da raccogliere. I miei piccoli bachi non producevano molto durante l'estate, quindi non mi preoccupai troppo del fatto che il cestino fosse rimasto vuoto.
Durante la guerra la seta era troppo costosa da comprare e il nostro negozio non ne produceva abbastanza perch potessimo venderla, perci gli affari si erano concentrati per lo pi sul lino e sulla canapa. Lavorare con le stoffe pi grezze aveva mantenuto agili le mie dita e vivo il mio cuore. Ora che la guerra era finita, per, avremmo ricominciato a lavorare maggiormente con la seta. Sperai che il mio ordine sarebbe arrivato presto.
Baba chiamai. Sto andando al mercato. Tu vuoi qualcosa?
Nessuna risposta. Probabilmente stava ancora dormendo: da quando Keton era tornato restava sveglio fino a tardi a pregare davanti all'altare di famiglia.
Il piccolo mercato era pi affollato che mai e gli ambulanti non avrebbero accettato di tirare molto sul prezzo. Me la presi comoda, sperando cos di poter evitare di incontrare una certa persona sulla via del ritorno. Come temevo, per, Calu era l.
Lascia che ti aiuti con quello esord, allungando le mani sul mio cestino.
Non mi serve aiuto.
Calu afferr il manico e tir. Vuoi smetterla di essere cos testarda, Maia?
Attento! Rovescerai tutto.
Non appena Calu allent la presa, gli strappai di mano il cesto e corsi nella bottega. Chiusi la porta e cominciai a scaricare la merce che avevo acquistato: pezze di lino e mussola, taccuini di carta per gli schizzi, una manciata di arance, una busta di pesche giallo-rosa che mi avevano dato i vicini, occhi di salmone (i preferiti di Baba), uova di tonno e un sacchetto scarso di riso.
Ero stata cos impegnata a sbarazzarmi di Calu che soltanto adesso vedevo la carrozza parcheggiata sull'altro lato della strada e l'uomo che attendeva nel nostro negozio.
Era corpulento e proiettava un'ampia ombra. Osservai il suo abbigliamento, notando il bottone in ottone mancante in mezzo ai compagni attaccati al cappotto in seta di un azzurro brillante. Avevo la tendenza a fare caso agli abiti delle persone molto pi di quanto facessi con i loro volti.
Raddrizzai le spalle. Buongiorno, signore dissi, anche se l'uomo non sembrava avere fretta di salutarmi. Era troppo impegnato a osservare la bottega con aria di sdegno. Avevo le guance in fiamme per la vergogna.
C'erano stoffe disseminate in giro per il pavimento dietro il bancone e pezze di cotone da tingere a mano appese tutte storte sulla rastrelliera. Da anni facevamo a meno di qualunque aiuto esterno e non c'erano soldi per assumere personale per le pulizie. Ormai avevo smesso di notare le ragnatele negli angoli e i boccioli di pesco che il vento soffiava oltre la soglia e sparpagliava per il negozio.
Infine lo sguardo dell'uomo termin il suo giro e si pos su di me. Mi tolsi i capelli dagli occhi e scostai la treccia dietro la spalla nel tentativo di rendermi pi presentabile. Poi mi inchinai, come se le buone maniere potessero compensare i difetti della bottega. Riprovai. Buongiorno, signore. Come posso aiutarvi?
Finalmente l'uomo si avvicin al bancone. Un enorme ciondolo di giada a forma di ventaglio gli dondolava appeso alla fusciacca. Aveva una gigantesca nappa rossa fatta di corde di seta annodate insieme.
Un funzionario imperiale. Eppure non indossava la tipica tunica in grigio e blu marino che portava la maggior parte dei servitori imperiali. No, era un eunuco.
Che cosa ci faceva uno degli eunuchi di Sua Maest da quelle parti?
Levai lo sguardo, osservando i suoi occhi sporgenti e la barba rasata con cura che non riusciva a nascondere la smorfia sprezzante sulle sue labbra.
L'uomo sollev il mento. Tu sei la figlia di Kalsang Tamarin.
Annuii. Avevo le tempie sudate dopo la visita al mercato e l'odore delle arance che avevo comprato mi stuzzic l'appetito, facendomi brontolare rumorosamente lo stomaco.
L'eunuco arricci il naso e aggiunse: Sua Maest Imperiale, l'imperatore Khanujin, richiede la presenza di tuo padre nel Palazzo d'Estate.
Sorpresa, lasciai cadere il cestino a terra. Mio... mio padre  onorato. Che cosa desidera Sua Maest Imperiale da lui?
Il funzionario dell'imperatore si schiar la voce. I membri della vostra famiglia hanno servito per molte generazioni come sarti di corte. Necessitiamo dei servigi di tuo padre. Lord Tainak lo ha caldamente raccomandato.
Il mio cuore sussult mentre la mente cavalcava il ricordo dell'abito che avevo confezionato per Lady Tainak. Oh, s, una casacca e una gonna di finissima seta, con delle gru e delle magnolie dipinte a mano. L'ordine era stato un dono del cielo durante l'inverno e avevo meticolosamente razionato il pagamento in modo che potesse sfamarci per settimane.
Non avevo bisogno di conoscere alcun dettaglio per essere sicura che questo lavoro avrebbe salvato la mia famiglia. Il sogno di confezionare abiti per l'imperatore, perduto ormai da molto tempo, torn a ribollire dentro di me.
Ah, l'abito di Lady Tainak commentai, mordendomi la lingua prima di rivelare che ero stata io a realizzarlo, non Baba. Non riuscivo a trattenere l'emozione e la curiosit. Che tipo di servigi richiede Sua Maest a mio padre?
L'eunuco aggrott la fronte davanti alla mia audacia. Lui dov'?
Signore, mio padre  indisposto, ma sarei felice di riportare le istruzioni di Sua Maest...
Allora parler con tuo fratello.
Scelsi di ignorare il suo insulto. Mio fratello  tornato di recente dopo aver combattuto nella Guerra dei Cinque Inverni. Sta riposando.
L'eunuco allora appoggi le mani sui fianchi. Di' a tuo padre di venire, ragazzina, prima che perda la pazienza e riferisca che ha avuto l'insolenza di ignorare una convocazione dell'imperatore.
Serrai le labbra e mi affrettai a inchinarmi. Poi corsi a cercare Baba.
Come al solito, era inginocchiato davanti al piccolo altare accanto alla stufa della cucina, con in mano dei sottili bastoncini di incenso. Fece tre inchini, uno per ciascuna delle tre diverse sculture in legno che raffiguravano Amana, la dea madre.
Mama aveva dipinto le statuette di Amana quando ero piccola. L'avevo aiutata a disegnare gli abiti divini della dea: uno fatto di sole, uno di luna e uno di stelle. Quelle statuette erano fra le poche cose appartenute a Mama che ancora conservavamo, e Baba rivolgeva loro la sua preghiera ogni giorno fino a notte inoltrata. Non parlava mai di Mama, ma sapevo che gli mancava terribilmente.
Non avrei voluto interrompere la sua preghiera, ma non avevo scelta. Baba dissi, scuotendo le sue fragili spalle, c' qui un funzionario imperiale che vuole vederti.
Accompagnai mio padre nella parte anteriore del negozio. Era cos debole che doveva appoggiarsi al mio braccio. Si rifiutava di usare un bastone, dicendo che non erano le gambe a essere malconce.
Mastro Tamarin lo salut l'eunuco con aria di stizza. L'aspetto di Baba non l'aveva colpito e glielo si leggeva in faccia. Sua Maest ha bisogno di un sarto. Ho ricevuto l'ordine di portarvi con me al Palazzo d'Estate.
Cercando di non mordermi il labbro, tenni lo sguardo fisso sul pavimento. Date le sue condizioni, in nessun modo Baba avrebbe potuto affrontare il viaggio fino al Palazzo d'Estate. Iniziai ad agitarmi, sapendo gi che come avrebbe risposto.
Per quanto la vostra presenza mi onori, non posso partire.
Vidi l'eunuco storcere il naso, con un'espressione che era un misto di incredulit e sdegno. Mi morsi il labbro, sapendo che non avrei dovuto interferire, ma la mia agitazione cresceva sempre di pi. Ci serviva quell'opportunit.
Io posso farfugliai, quando il funzionario dell'imperatore era sul punto di parlare. Conosco il mestiere di mio padre. Sono stata io a confezionare l'abito per Lady Tainak.
Baba si volt verso di me. Maia!
So cucire insistetti. Meglio di chiunque altro. Feci un passo verso la rastrelliera dei tessuti tinti, dove c'erano dei rotoli finemente ricamati a cui avevo lavorato per settimane e mesi. Vi baster dare un'occhiata al mio lavoro...
Baba scosse la testa, avvertendomi di tacere.
Le istruzioni di Sua Maest Imperiale erano chiare disse l'eunuco con un gesto di disprezzo. Portare il mastro sarto della famiglia Tamarin al Palazzo d'Estate. Una ragazza non pu diventare un mastro sarto.
Al mio fianco, Baba strinse le mani a pugno e rispose parlando con voce forte, cos come non lo sentivo fare da mesi: E chi siete voi per dirmi chi  un mastro esperto del mio mestiere?.
L'eunuco gonfi il petto. Io sono il ministro Lorsa del ministero della Cultura di Sua Maest Imperiale.
Da quando in qua i ministri fungono da messaggeri?
Avete troppa stima di voi stesso, mastro Tamarin ribatt Lorsa con freddezza. Sono venuto da voi solo perch mastro Dingmar di Gangsun  malato. Il vostro lavoro potr anche avere goduto di grande stima in passato, ma gli anni che avete sprecato con la birra e il vino hanno macchiato il buon nome della vostra famiglia. Se non fosse stato per la raccomandazione di Lord Tainak, non sarei nemmeno qui.
Non riuscii pi a trattenermi. Non avete diritto di parlargli in questo modo.
Maia, Maia. Baba mi pos una mano sulla spalla. Ci sono cose da rammendare nel retro.
Era il suo modo di congedarmi. Digrignai i denti e mi voltai, ma continuai a fissare il messaggero dell'imperatore camminando il pi lentamente possibile.
La mia carrozza aspetter fuori, sulla via Yanamer stava dicendo Lorsa. Se voi o vostro figlio non sarete l, domani mattina, sar costretto a rivolgere questa generosa offerta a qualcun altro. Ho i miei dubbi che la vostra umile bottega sopravviver all'onta di aver deluso il nostro imperatore.
Poi gir i tacchi e se ne and.
Baba gli dissi correndo da lui non appena la porta del negozio si chiuse, non puoi andare.
L'ordine dell'imperatore non pu essere ignorato.
 un invito commentai. Non un ordine.
 formulato in quel modo, ma so che cosa accadr se lo ignoreremo. Baba sospir. Si sparger la voce che non abbiamo risposto alla convocazione dell'imperatore. Nessuno verr pi al negozio e perderemo tutto.
Aveva ragione. Non si trattava solo dei soldi o dell'onore: era un invito obbligato. Come se fossimo stati reclutati a combattere nella Guerra dei Cinque Inverni.
Ora che la guerra  finita aggiunse Baba, l'imperatore ha bisogno di dimostrare al resto del mondo la grandezza di A'landi. E lo far assumendo i migliori in ogni campo: musicisti, sarti e pittori. Non bader a spese.  un onore essere invitato, un onore che non posso rifiutare.
Non dissi nulla. Baba non era nelle condizioni fisiche di poter viaggiare fino a palazzo, figuriamoci di diventare il nuovo sarto dell'imperatore. E Keton... Keton non riusciva a cucire nemmeno i punti pi elementari, figuriamoci abiti che fossero all'altezza della corte imperiale.
Io, invece? Io sapevo di poterlo fare. Io volevo diventare la sarta imperiale.
Andai in camera mia e strofinai la manica sullo specchio macchiato per potermi vedere chiaramente, con franchezza.
Baba diceva sempre che avevo preso da Mama, non da lui. Io non gli avevo mai creduto. Osservai il mio naso dritto, gli occhi grandi e rotondi e le labbra carnose: s, quelle erano di Mama. Mama, per, era la donna pi bella che avessi mai visto, mentre io... io ero cresciuta in una casa piena di uomini e non sapevo nemmeno comportarmi come una ragazza.
Finlei scherzava sempre sul fatto che di spalle ero esattamente come Keton: esile come un ragazzino. Le lentiggini che avevo sul viso e sulle braccia non erano d'aiuto. Le ragazze dovevano avere una pelle delicata e pallida. Ma forse, e solo forse, tutto questo avrebbe potuto giocare a mio favore.
Non sapevo cantare n recitare poesie. Non sapevo danzare. Non avevo grazia n fascino, e non conoscevo astuzie. Ma sapevo cucire. Eccome se sapevo cucire.
Dovevo andarci io.
Quando Baba torn alle sue preghiere, passai il dito sul carbone del focolare e mi imbrattai le sopracciglia. Accanto al mio tavolo da lavoro c'era un paio di forbici. Le afferrai, ma esitai. Le mani non mi tremavano mai quando tagliavano le stoffe - ero in grado di tagliare in linea retta anche nel sonno - ma allora perch adesso vacillavano?
Mi toccai le punte dei capelli, che mi arrivavano oltre la vita persino quando erano raccolti. Slegai i nastri e sciolsi le trecce. I boccoli mi rotolarono gi per la schiena, accarezzandomi la spina dorsale.
Abbassai la mano, e con essa forbici. Ci che volevo fare era folle. Avrei dovuto essere razionale, avrei dovuto considerare le conseguenze. Ma non riuscivo a sentire altro che il ministro Lorsa che mi diceva che non potevo andare. E Baba che mi diceva la stessa cosa.
Per tutta la vita mi era stato ripetuto che non potevo fare certe cose perch ero una ragazza. Ebbene, quella era la mia occasione per scoprirlo. L'unica cosa che potevo fare era coglierla.
Allentai un poco la presa intorno agli anelli delle forbici e premetti le lame contro la nuca. Con un unico, rapido movimento, tagliai i capelli alle spalle. Le ciocche scivolarono gi per la schiena cadendo ai miei piedi in una pozza di seta nera, che la brezza proveniente da una finestra aperta spazz via con facilit, come se fosse fatta di piume.
Le mani smisero di tremare e mi legai i capelli all'indietro, come li portavano Keton e tutti i ragazzi della sua et. Una strana calma si pos su di me, come se insieme ai capelli avessi reciso anche le mie paure. Sapevo che non era vero, ma era troppo tardi per farsi prendere dal panico. Ora mi servivano degli abiti adatti.
Portai un vassoio di semplice zuppa di melone d'inverno e pesce al vapore accanto al letto di Keton. Un tempo condivideva la stanza con Finlei e Sendo. La nostra casa allora sembrava cos piccola, adesso pareva fin troppo grande. Met della mia stanza era adibita a magazzino per stoffe, perline e tinte... e ora Keton aveva quella camera tutta per s.
Mio fratello stava dormendo. Le sue labbra erano contorte in una smorfia mentre russava. Ci aveva raccontato di non provare dolore, sebbene le sue gambe fossero rimaste storpie.
Come posso sentire dolore se non riesco a sentire le gambe? aveva cercato di scherzare.
Posai la sua cena e gli tirai su la coperta per coprirgli le spalle. Poi frugai nel suo cassetto e presi un paio di pantaloni. Li ripiegai sul braccio e mi avviai verso la porta in punta di piedi.
Maia. Keton si stiracchi.
Mi voltai di scatto. Pensavo stessi dormendo.
Pensavi male. Keton spost la testa sul cuscino per mettersi comodo.
Mi sedetti accanto a lui sul bordo del letto. Hai fame? Ti ho portato la cena.
Mi stai rubando i vestiti osserv lui, indicando con un cenno del capo il fagotto che avevo sul braccio. Che storia  questa?
Mi ritrassi nella penombra, in modo che non potesse vedere i miei capelli, e serrai le labbra. C'era un funzionario in negozio, poco fa. Voleva che Baba andasse al Palazzo d'Estate per confezionare degli abiti per l'imperatore Khanujin.
Keton chiuse gli occhi. La guerra aveva strappato via ogni traccia di ribellione dal cuore del mio fratello pi giovane, e adesso sembrava molto pi vecchio dei suoi diciannove anni. Baba non cuce da anni. Non pu andarci.
Non andr risposi. Andr io.
Keton si tir su appoggiandosi sui palmi. Per l'alito dei demoni, Maia! Sei pazza? Non puoi...
Non voglio starti a sentire.
Non puoi andare termin mio fratello, alzando la voce al di sopra della mia. Sei una ragazza.
Non pi. Mi toccai i capelli; poi digrignai i denti. Sono stanca di sentirmi dire che non valgo abbastanza.
Non  una questione di valore ribatt Keton, tossendosi nella manica.  una questione di tradizione. E poi, non permetterebbero mai a una ragazza di prendere le misure all'imperatore.
Arrossii mio malgrado. Finger di essere te, Keton Tamarin.
Baba non sar mai d'accordo.
Baba non deve saperlo.
Keton scosse la testa. E io che ho sempre pensato che tu fossi quella ubbidiente. Si appoggi all'indietro con un sospiro di rassegnazione.  pericoloso.
Keton, ti prego. Ho bisogno di farlo. Per noi. Per...
Questo  esattamente il motivo per cui non dovresti andare mi interruppe. Smettila di cercare di convincermi. Se hai intenzione di comportarti come un maschio, non puoi pensare come una femmina. Non guardare cos tanto a terra. Guarda un uomo negli occhi mentre parli e non esitare mai.
Mi affrettai a levare lo sguardo. Io non sto cercando di convincerti! E non  vero che esito sempre. Poi abbassai di nuovo gli occhi.
Keton gemette.
Scusa! Non posso farci niente.  un'abitudine.
Non passerai mai per un ragazzo concluse. Ti mordi le labbra e guardi a terra. E quando non guardi a terra, guardi per aria.
Alzai lo sguardo, indignata. Non  vero!
Ancora mi incoraggi Keton. Urla ancora. I ragazzi sono collerici e arroganti. A loro piace essere i migliori in tutto.
Penso che quello valga solo per te, Keton.
Se solo avessi il tempo di addestrarti...
Sono cresciuta con voi tre. So come sono i maschi.
Davvero? Keton aggrott la fronte. Sei una ragazza di paese, Maia. Non hai esperienza di come va il mondo. Hai trascorso la vita a cucire nell'angolo del nostro negozio.
E adesso passer le giornate a cucire nelle stanze sul retro del palazzo.
Fece una smorfia, come se la mia affermazione confermasse la sua teoria. Cerca solo di non parlare troppo. Non attirare l'attenzione su di te. Appoggi la schiena, incrociando le braccia dietro la testa. La gente vedr ci che vuole vedere.
La triste saggezza nella sua voce mi ricord Baba. Che intendi dire?
Quello che ho detto rispose. Tu sai cucire meglio di chiunque altro a questo mondo. Concentrati su quello, non sul fatto di essere una ragazza o un ragazzo. Si tir su appoggiandosi ai gomiti, studiandomi. Finlei aveva ragione. Di spalle assomigli proprio a un maschio. E, con tutte quelle lentiggini, non sei pallida come la maggior parte delle ragazze... Baba ti lascia trascorrere troppo tempo al sole...
Qualcuno deve raccogliere i bachi da seta risposi, irritata.
Non hai nemmeno cos tante curve. Mi scrut socchiudendo gli occhi. E la tua voce non  molto melodiosa. Non sei mai stata portata per la musica.
Fui quasi sul punto di lanciargli i vestiti in faccia per l'insulto. Non sto cercando di diventare una concubina.
Keton schiocc la lingua. Non arricciare cos tanto il naso, e cerca di non sorridere.
Cos? domandai. Imitai la smorfia che faceva lui quando dormiva.
Meglio. Appoggi la schiena, mentre sulle sue labbra faceva capolino un sorrisetto che per spar alla stessa velocit con cui era comparso. Sei sicura di volerlo fare? Se l'imperatore lo scopre... Se qualcuno lo scopre...
Verr uccisa terminai la frase al posto suo. Lo so.
Eppure era il modo migliore per prendermi cura della mia famiglia. La mia occasione per diventare una vera sarta, la migliore di A'landi.
Guadagner molti soldi dissi con fermezza. Li spedir tutti a casa. E poi... aggiunsi abbozzando un sorriso mi sono gi tagliata i capelli.
Keton sospir. Non posso credere che io stia per dirti questo, ma stai attenta.
Lo far.
Mi aspetto un sacco di storie sulle ragazze di corte quando tornerai disse mio fratello con leggerezza. E anche sull'imperatore Khanujin. Poi si irrigid. Magari riuscirai a vedere persino lo shansen.
Lo prometto risposi con dolcezza. Torner a casa piena di storie.
Lanciai uno sguardo al bastone che avevo comprato a Keton subito dopo che era tornato a casa, un mese prima. Non l'aveva mai toccato. Come poteva usarlo, se riusciva a malapena a muovere le gambe?
Prendilo mi disse, guardandomi.
Il legno era ruvido e mi graffiava il palmo. Bene: un po' di dolore mi avrebbe ricordato di tenere alta la guardia.
Promettimi che proverai a camminare gli dissi. Un pochino tutti i giorni.
Far un passo per ogni giorno in cui resterai via.
Quelle parole bastarono a rinsaldare la mia decisione. Baciai mio fratello sulla fronte. Allora spero di stare via a lungo.
. . . .
Mentre Baba dormiva, Keton mi riemp di consigli sul modo in cui comportarmi come un maschio: come ridere di gusto e di pancia, grugnire di soddisfazione dopo un buon pasto, fare smorfie dopo aver bevuto una bella coppa di vino forte. Mi insegn a non scusarmi per aver ruttato, a non nascondermi quando scoreggiavo e a sputare ogni volta che qualcuno osava insultare il mio onore.
E alla fine, quando era troppo esausto per continuare la lezione, andai in camera mia e cominciai a camminare avanti e indietro, ripensando a tutto ci che sarebbe potuto andare storto.
Se mi prendono, mi uccideranno. Ma devo farlo per Keton e Baba.
Dentro di me sapevo di doverlo fare anche per me stessa. Se fossi rimasta, sarei diventata la moglie di Calu - la moglie di un fornaio - e le mie dita avrebbero dimenticato come si cuce.
Cos, senza pi esitazioni, impacchettai tutto ci che mi sarebbe potuto servire. Un cambio in pi dei vestiti di Keton; i miei migliori filati, le bavelle, i punteruoli e gli aghi; i miei nastri da ricamo e il puntaspilli; gessetti, pennelli, barattolini di vernice, album per gli schizzi e penne.
Il sole aveva fretta di sorgere, o almeno io avevo questa impressione. La luce spazz via il manto di stelle sopra di me. Osservai il mattino strisciare sul mare, fino a lambire la mia strada e la mia casa.
Ero pronta, le mie cose impacchettate con cura in un fagotto che mi gettai sulla spalla. Mentre mi dirigevo verso la porta camminavo a passo sicuro - come un tempo faceva anche Keton - con tanto di andatura zoppa per completare l'imitazione, piegandomi sul bastone a mo' di supporto.
Aspetta stridette Baba alle mie spalle. Aspetta.
Il senso di colpa mi inond il petto. Mi dispiace, Baba.
Baba scosse la testa. Me l'aspettavo. Sei sempre stata tu quella forte.
No risposi a bassa voce, erano Finlei e Sendo quelli forti.
Finlei era coraggioso. E anche Sendo, a modo suo. Ma tu, Maia, tu sei forte. Come tua madre. Sei tu che ci tieni insieme.
Mi cedettero le ginocchia. Baba...
Si aggrapp al lato della porta, mentre con l'altra mano mi porgeva quello che sembrava un fagottino di stoffa. Prendi questo.
Il fagotto era fatto di una seta cos delicata che pensai potesse sciogliersi al solo contatto con le mie mani. Tirai il cordino dorato. All'interno c'era...
Un paio di forbici.
Guardai mio padre con aria confusa.
Appartenevano a tua nonna mi spieg Baba riavvolgendo le forbici nella seta, come se gli bastasse vederle per provare dolore. A me non hanno mai parlato. Stavano aspettando te.
Che cosa...
Baba zitt le mie domande. Lo saprai quando avrai bisogno di loro.
Aprii la bocca, sul punto di dirgli di prendersi cura di Keton, e di se stesso. Ma Finlei e Sendo se n'erano andati con quelle stesse parole sulle labbra e non erano pi tornati. Cos non dissi nulla e mi limitai ad annuire.
Maia continu mio padre, posandomi la mano sulla spalla. C'era una luce nei suoi occhi che non vedevo da anni. Stai attenta. Il palazzo... sar pericoloso.
Star attenta, Baba. Lo prometto.
Va', allora. Fa' vedere loro di che cosa sei capace.
Mi appoggiai al bastone, trascinandomi dietro la gamba destra mentre zoppicavo verso la carrozza.
Il sole splendeva gi, ma non avevo le mani libere per ripararmi il viso. Feci una smorfia e Lorsa brontol quando mi vide.
Keton Tamarin? disse, guardandomi dall'alto in basso. Voi e vostra sorella vi assomigliate molto.
Tutto il corpo mi si irrigid come una fune arrotolata male. Forzai una risata maschile, che si rivel pi simile a un colpo di tosse. Spero che sia tutto ci che condividiamo. Dopotutto, lei non sa cucire, io s.
L'eunuco si schiar la voce per mostrarsi d'accordo; poi gett a Baba un sacchetto di jen.
Salite mi disse.
Keton aveva ragione. La gente vedeva solo ci che voleva vedere.
Diedi un'ultima occhiata a Baba e alla finestra di Keton. Poi salii a bordo della carrozza, senza avere la minima idea di che cosa mi avrebbe aspettato. Sapevo soltanto che avrei dovuto farcela, a qualunque costo.
...
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CAPITOLO 3.
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...
Il viaggio in carrozza da Porto Kamalan al Palazzo d'Estate sarebbe durato cinque giorni. Ero rimasta delusa dal fatto che non ci fosse bisogno di imbarcarsi per arrivare a destinazione, perch, sebbene fossi cresciuta in una cittadina portuale, non ero mai salita a bordo di una nave. Non ero neppure mai salita su una carrozza, almeno non per un viaggio cos lungo. Stare seduta per cos tanto tempo mi faceva dolere le gambe e la schiena, ma non osavo lamentarmi. Ero troppo emozionata. E ansiosa.
Sarei stata abbastanza brava per confezionare abiti per la corte imperiale? E avrei visto l'imperatore Khanujin al Palazzo d'Estate? Avrei dovuto vederlo, se davvero dovevo diventare la sua sarta. Non sapevo bene che cosa provare al riguardo.
Non sapevo molto del mio sovrano. Era nato nell'anno del drago, come Finlei, il che significava che aveva ventitr anni. Si narrava che fosse stato un feroce guerriero durante la Guerra dei Cinque Inverni, che potesse conquistare la lealt di un uomo con un semplice cenno del capo, che fosse cos affascinante che persino il sole impallidiva al confronto. Che chiunque lo vedesse se ne innamorava.
Mi domandavo, per, se tutte quelle storie fossero vere.
Se l'imperatore fosse stato davvero cos meraviglioso non avrebbe condotto A'landi in guerra, nemmeno per evitare che il Paese si spezzasse in due. Nemmeno per salvare il trono dall'infido shansen.
Un buon imperatore non mi avrebbe portato via i fratelli.
Serrai le dita sul grembo e la pressione mi fece sussultare. Il dolore mi imped di lasciarmi andare, come avevo sempre voglia di fare quando ricordavo quanto era costata la guerra alla mia famiglia.
I ragazzi non piangono mi rimproverai. Mi voltai verso il finestrino e mi pulii il naso con il dorso della mano.
Cercai di concentrarmi su altre cose. Stare con le mani in mano mi metteva sempre ansia, cos mi tenni occupata lavorando a maglia. Ero veloce, e quando ebbi finito un maglione disfai la lana e ne feci un altro, poi mi esercitai nel ricamo su un ritaglio di cotone.
Il ministro Lorsa non rispose mai alle poche domande che mi azzardavo a rivolgergli e non avvi alcuna conversazione. Dormiva quanto un orso, e puzzava due volte tanto. Tutto ci che mangiava lo rimandava fuori ruttando, quindi trascorsi la maggior parte del viaggio con la testa fuori dal finestrino, assaporando i profumi mutevoli del territorio di A'landi mentre lavoravo a maglia.
Il quinto giorno scorsi in lontananza il Palazzo d'Estate. Dal punto in cui si trovava la carrozza aveva le dimensioni dell'unghia del mio pollice e giaceva accoccolato in un'ampia vallata lungo il fiume Jingan, in mezzo ai Monti del Canto. Avevo udito racconti sul suo splendore - i tetti d'oro spioventi, le colonne color vermiglio e le pareti d'avorio - e tremavo per l'emozione, fissandolo mentre diventava via via pi grande e pi reale davanti ai miei occhi.
Sopra di noi si libr un falco, tutto nero eccetto la punta delle ali, che sembravano spruzzate di neve. Qualcosa di dorato gli brillava intorno agli artigli, come un anello o un bracciale.
Che strano uccello commentai.  dell'imperatore? Dev'essere cos... con quel gioiello. Che ci fa cos lontano dai boschi?
La mia voce ridest Lorsa, che mi guard torvo perch lo avevo svegliato.
Guardate dissi, indicando fuori dal finestrino. Un falco.
Una seccatura borbott l'uomo mentre il falco lanciava un grido. Un uccello maledetto.
Il falco scese in picchiata, spiegando le grandi ali mentre planava accanto alla carrozza. Era cos vicino che riuscivo a vedere i suoi occhi. Erano di un giallo brillante e di un'intelligenza acuta: incrociarono il mio sguardo e lo sostennero, come se l'uccello stesse studiando il mio volto per classificarmi.
Lo fissai a mia volta. L'espressione del falco era... quasi umana.
Ammaliata, allungai le dita per accarezzargli la gola. Con uno scatto improvviso, il falco schizz via. Torn a librarsi nel cielo, svanendo dietro un albero nei terreni del palazzo.
La carrozza ci lasci alla base di una collina. Le piante di glicine oscillavano nella brezza leggera, profumando l'aria intorno agli ottantotto gradini che conducevano all'ingresso dei servitori. L'ascesa, scoprii in seguito, era un modo per farci restare al nostro posto e ricordarci che eravamo molto al di sotto dell'imperatore Khanujin, il Figlio del Cielo.
Mi sgranchii le gambe e mi lasciai sfuggire un lieve lamento, sentendo i polpacci tesi per l'essere rimasta seduta cos a lungo.
Non c' nessuno che possa portarvi su per i gradini disse Lorsa con un ghigno.
Non capii cosa intendesse finch non ricordai che avevo portato con me il bastone di Keton. Oh, non preoccupatevi per me.
Di certo Lorsa non se ne cur. Si inerpic su per le scale, lasciandomi indietro.
Mi affrettai a seguirlo. Sebbene le spalle mi facessero male sotto il peso di tutti gli oggetti che avevo portato con me, e le gambe mi si contorcessero - perch non sapevo come usare il bastone di Keton -, non mi fermai a riposare.
Quello era il luogo in cui sarebbe cominciato tutto. In cui avrei ridato onore al nome della mia famiglia. In cui avrei dimostrato che una ragazza poteva davvero diventare la migliore sarta di A'landi.
. . . .
Il Palazzo d'Estate era un labirinto di padiglioni dai tetti dorati, tortuosi sentieri acciottolati e giardini progettati con maestria. Sbocciavano fiori in ogni sfumatura di rosa e di porpora e le farfalle svolazzavano tutt'intorno.
Ovunque io guardassi c'erano uomini vestiti di tuniche in grigio e blu marino, con lunghe e sottili barbe nere. Erano servitori e funzionari minori e camminavano con le spalle lievemente ricurve, come se fossero pronti a inchinarsi in ogni momento. Al contrario, gli eunuchi vestiti di azzurro brillante avanzavano con le schiene dritte come aghi, tenendo i ventagli chiusi lungo il fianco. Alcuni mi accolsero con un sorriso gentile prima che Lorsa li guardasse male, ma fu abbastanza per farmi respirare con pi facilit. Forse non tutti a palazzo erano sgradevoli come il ministro.
Mi pass accanto una domestica che trasportava un vassoio di biscotti alle mandorle e tortine fumanti di castagne e il mio stomaco si lament, mentre seguivo Lorsa lungo lo stretto sentiero. Gli edifici si fecero sempre pi fitti, gli alberi e i cespugli via via meno curati. Eravamo arrivati agli alloggi della servit.
Lorsa era impaziente quando finalmente lo raggiunsi di fronte a un ampio portale ad arco. Questa  la Sala della Suprema Diligenza annunci, dove dovrete lavorare.
Zoppicai dentro, accolta all'ingresso dalle statue a grandezza naturale dei Tre Grandi Saggi, i leggendari eruditi di A'landi. Il pavimento della sala era freddo come la porcellana, le pareti adorne di pergamene dipinte: la maggior parte con gli aforismi preferiti da Sua Maest Imperiale, altre con disegni di peonie, pesci gatto e gru. Le finestre con le inferriate lasciavano entrare il cinguettio degli uccellini proveniente dall'esterno. Nessun falco, ma un sacco di allodole e tordi, persino al calare della sera.
Era la stanza pi vasta in cui fossi mai entrata, almeno dieci volte pi grande della cucina del padre di Calu e tre volte pi ampia del tempio di Porto Kamalan. In un angolo della sala c'erano degli arcolai e dodici tavoli, ciascuno dotato di un telaio, una cornice da ricamo e un cesto pieno di filati, aghi e spilli. Le postazioni di lavoro erano separate da paraventi pieghevoli in legno con dei ganci per appendere e drappeggiare le stoffe.
Undici sarti, gi seduti ai loro posti, mi fissarono sussurrando.
Feci per abbassare lo sguardo, poi levai il mento e mi accigliai.
Anche questi sono sarti imperiali? domandai a Lorsa, arrancando pi in fretta che potevo dietro di lui.
Ce ne sar soltanto uno. L'eunuco prosegu fino all'altra estremit della sala, quella meno illuminata dalla luce del sole. Indic un tavolo. Questa sar la vostra postazione finch non verrete congedato.
Congedato? Scusatemi, signore. Sono confuso.
Lorsa mi scrut. Non avrete pensato di essere l'unico sarto ad aver attirato l'attenzione di Sua Maest, vero?
C-certo che no balbettai.
Di sicuro non avrete pensato che Sua Maest avrebbe assunto un sarto senza prima metterlo alla prova...
Mi accorsi solo in quel momento del mio errore. Quanto ero stata ingenua a pensare che sarei stata scelta e che sarebbe stato cos semplice salvare l'onore della mia famiglia.
No, no. Non sarebbe stato affatto cos.
Avrei dovuto competere per il posto. Gli altri undici sarti erano i miei rivali!
Mi feci coraggio e li osservai. Ciascuno indossava i suoi abiti migliori. Intravidi sprazzi di giada e perle, giacche in velluto, sciarpe in broccato con nappe di seta e cinture con borchie dorate... e d'un tratto capii perch mi stavano fissando. Non perch zoppicassi, n perch fossi pi giovane di tutti loro.
Ero quella vestita peggio! La tinta della mia camicia era sbiadita, la stoffa sdrucita, l'orlo dei pantaloni arrotolato alle caviglie e le maniche fin troppo larghe.
Che razza di sarto non riusciva nemmeno a farsi l'orlo ai pantaloni e una camicia della misura giusta?
Sentii le guance in fiamme e chinai il capo per la vergogna, desiderando con tutta me stessa che mi fosse venuto in mente di aggiustare i vestiti di Keton sulla carrozza, invece di fare a maglia uno stupido maglione.
Sistemai il cesto e la bisaccia sul tavolo e iniziai a spacchettare le mie cose. Con un tono di voce abbastanza alto perch potessi sentirlo, il sarto di fronte a me disse al vicino: Cento jen che sar il primo ad andarsene.
Una risatina. Perch dovrei scommetterti contro?
Il mio viso si incendi ancora di pi e li fissai. Poi, rimboccandomi le maniche, mi sedetti sullo sgabello e mi voltai verso Lorsa.
Ora che voi dodici siete finalmente riuniti annunci il ministro, possiamo dare il via alla gara. Solo il miglior sarto di A'landi  invitato a servire la famiglia imperiale. Mastro Huan ha mantenuto l'incarico per trent'anni, ma la sua recente scomparsa ha liberato il posto. Sua Maest Imperiale, nella sua infinita saggezza e gloria, ha invitato i sarti di tutto A'landi a competere per questo altissimo onore.
Molti di voi hanno gi prestato servizio come sarti di corte, ma il sarto imperiale  fra i pi stimati e privilegiati servitori leali di Sua Maest.  un incarico che viene mantenuto per tutta la vita e che porta molta prosperit a chi ne  meritevole.
Dei sarti qui riuniti oggi, soltanto uno occuper il posto vacante fra il personale di Sua Maest Imperiale e inizier immediatamente a lavorare per Lady Sarnai.
Lady Sarnai? Non aveva alcun senso. Pensavo che il posto fosse per il sarto di Sua Maest borbottai.
Sento che mugugnate qualcosa, Keton Tamarin disse Lorsa, guardandomi con quei suoi occhietti brillanti.
Chiusi subito la bocca. Per un pericoloso istante avevo dimenticato di dover fingere di essere mio fratello. Che Lorsa se ne fosse accorto?
Parlate, se avete qualcosa da dire.
Ehm. All'improvviso mi si secc la bocca. Mi schiarii la voce e sfoderai la voce pi profonda e maschile che potei. Avevo l'impressione, signore, che il posto fosse riservato a un sarto per l'imperatore Khanujin.
Il vostro lavoro  compiacere l'imperatore mi corresse l'eunuco. E lui desidera che il nuovo sarto rifornisca il guardaroba di Lady Sarnai.
Chinai il capo, ma non prima di aver visto i sarti di fronte a me scambiarsi delle occhiate. Ho capito, signore.
La mia domanda aveva messo in agitazione gli altri sarti. Non tutti si sentivano a proprio agio all'idea di servire la figlia dello shansen, soprattutto dal momento che la guerra era finita da cos poco tempo.
Il ministro Lorsa prosegu: Una volta che il nuovo sarto imperiale sar stato scelto, il suo primo compito sar quello di realizzare l'abito nuziale di Lady Sarnai, pertanto  della massima importanza che i vostri progetti nel corso della gara soddisfino tanto Lady Sarnai quanto Sua Maest.
Cominceremo con una prova semplice. Dal momento che Lady Sarnai proviene dalle terre del Nord, dove fa molto pi freddo, possiede pochi indumenti adatti al clima mite del Palazzo d'Estate. Sua Maest desidera che abbia uno scialle adeguato alle brezze leggere della sera.
Uno scialle? In nome dei Nove Cieli, come avrebbe mai potuto Lady Sarnai valutare l'abilit di un sarto grazie a uno scialle?
A ciascuno di voi  stata assegnata una pezza di seta bianca. Potete tagliare la seta come meglio credete. Il sigillo di Sua Maest Imperiale  stato stampato su ciascun angolo della stoffa; tutti e quattro i sigilli devono essere presenti nel vostro modello. Per progettare l'indumento di questa prova potrete servirvi unicamente delle tinture, dei filati per il ricamo e dei nastri contenuti negli armadietti dei materiali. A nessun sarto  permesso servirsi di assistenza esterna. I lavori dovranno essere terminati e pronti per l'ispezione entro domani mattina.
Domani? Mi guardai intorno e vidi tutti i sarti irrigidirsi. Era chiaro che anche gli altri erano scioccati quanto me, ma nessuno os proferire parola, cos rimasi anch'io in silenzio.
Lady Sarnai arriver in mattinata per decidere quali sarti saranno invitati a restare per la prova successiva continu Lorsa. Non dimenticate che quello dello shansen  un titolo ereditario, come quello di imperatore, parte di un lignaggio di sangue ininterrotto che proviene dai capi militari di A'landi. Dovrete rivolgervi a Lady Sarnai con il titolo di Vostra Altezza, siamo intesi? Il ministro aspett che sussurrassimo che avevamo capito. Bene. Possano i Saggi ispirarvi a creare qualcosa che sia degno di lei.
Non si ud alcun rintocco di gong o di campana, ma le sue parole suonarono alle mie orecchie come una promessa di libert. Mi alzai, prendendo in mano la pezza di stoffa e il mio blocco da disegno. Gli altri sarti stavano gi disegnando freneticamente, io invece non avevo idea di che cosa avrei fatto per creare lo scialle di Lady Sarnai.
L'essere circondata da undici uomini sudati ed estremamente competitivi non mi avrebbe aiutata a trovare l'ispirazione, cos radunai alcuni materiali dall'armadietto e uscii dalla Sala della Suprema Diligenza per trovare la mia strada.
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CAPITOLO 4.
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La mia nuova casa era una stanza stretta dalla forma a gomito, ammobiliata con una branda e un tavolino con tre gambe a malapena stabile da sostenere una candela. C'erano anche un vasetto in bronzo con dell'incenso per la preghiera sul davanzale di legno della finestra, una lanterna di bamb appesa al soffitto e un lavabo di porcellana in cui era affogata una mosca.
Almeno  pulita commentai ad alta voce. E non devo condividerla con nessuno.
Era la prima volta che mi trovavo da sola dopo quasi una settimana. Appoggiai la testa alla parete dipinta, prendendomi un momento per respirare prima di concentrarmi sul vero motivo per cui avevo bisogno di un po' di tempo per me stessa.
Lentamente, mi sbottonai la camicia. Tutto il busto mi pulsava di dolore. Avevo il petto abbastanza piatto per essere una ragazza, ma avevo comunque preso la precauzione di fasciarlo tutto intorno con delle bende di lino e, dopo cinque giorni di viaggio, il disagio era enorme. Non osai rimuovere le fasce, ma infilai le mani nella ciotola d'acqua e mi lavai via il sudore.
Mi sarei dovuta abituare al dolore.
Mi riabbottonai la camicia e svuotai la bisaccia sul letto. Per una volta, la vista dei miei strumenti non riusc n a ispirarmi n a darmi conforto. Sospirai profondamente. Non sarei mai riuscita a ricamare un intero scialle per l'indomani mattina.
Per avrei potuto dipingerne uno.
Stavo per rovistare fra le mie cose in cerca dei pennelli quando il fagotto che conteneva le forbici di Baba attir la mia attenzione. Spinta dalla curiosit, lo scartai, sollevando le forbici in modo da farle brillare nella luce tenue. Gli anelli per le dita erano pi piccoli e pi delicati di quelli delle mie, ma a parte il sole e la luna incisi sull'impugnatura le forbici non avevano nulla di speciale. Inoltre non me ne serviva un paio di riserva, cos le riavvolsi nella stoffa e le infilai sotto la branda.
Dove sono finiti i barattoli di pittura che ho portato? mormorai, frugando tra le mie cose. Li avr lasciati nella sala?
Doveva essere cos. Con un gemito, mi avviai zoppicando verso la Sala della Suprema Diligenza. Speravo di non imbattermi in nessuno lungo la strada, ma un uomo anziano mi rivolse un cenno di saluto con la mano mentre gli passavo accanto.
Era corpulento, con un ampio girovita, ma le sue dita sembravano sottili e agili. Mi bast uno sguardo alla fusciacca per capire che si trattava di un collega sarto: entrambi avevamo spilli e aghi appuntati addosso, allo stesso modo in cui un generale sfoggia le sue medaglie. Mi fermai per salutarlo. Non era uno di quelli che avevano scommesso contro le mie abilit... almeno per quanto ne sapevo.
Voi dovete essere il figlio di mastro Tamarin disse. Il vostro viso  il pi facile da riconoscere. Sembrate a malapena abbastanza adulto da avere la barba!
Lo disse in un tono cos allegro che dimenticai la mia compostezza e risi.
Wing Longhai si present. Dalla provincia del Bansai.
Riconobbi il nome. Mastro Longhai era famoso per i suoi indumenti da uomo; aveva vestito gli eruditi pi acclamati e i pi alti ranghi della nobilt. Aveva persino confezionato un abito per il padre dell'imperatore Khanujin.
Keton Tamarin ribattei. Da Porto Kamalan, a sud di Gangsun.
Longhai sorrise. Aveva un viso rugoso, rigato da solchi profondi; la sua pelle era segnata dal sole, molto pi di quanto non fosse usuale per un mastro sarto, il che suggeriva che, come me, era di umili origini. Ciononostante, indossava abiti raffinati ed esalava un lieve odore di vino di riso coperto da un profumo di legno di sandalo e di loto.
Ah disse, mi pareva che aveste l'aria di provenire dal Sud. Avrete portato degli amuleti per infondervi fortuna e forza d'animo, o sbaglio? Mia moglie non mi avrebbe lasciato uscire di casa senza un arsenale di talismani. Mastro Yindi ne ha gi appesa una dozzina al suo banco da lavoro!
Strinsi la mano intorno al bastone. Io non credo in questo genere di cose.
E vi definite un uomo del Sud?
Porto Kamalan  una cittadina molto piccola replicai tagliando corto. L non c' molto spazio per la magia.
Longhai mi guard scuotendo la testa. Pu anche darsi che la magia non abbia spazio a Porto Kamalan, ma adesso siete alla corte imperiale. Cambierete idea. Soprattutto dopo che avrete conosciuto il Lord stregone dell'imperatore.
Inarcai un sopracciglio. Sapevo ben poco di stregoni, che fossero lord o meno, a parte il fatto che erano rari e che vagavano di terra in terra. Non avevano molto l'aria di essere consiglieri leali, quindi non capivo perch re e imperatori li stimassero cos tanto.
Longhai doveva aver notato l'espressione scettica sul mio viso, perch aggiunse: Il Lord stregone consiglia l'imperatore Khanujin in merito a molte questioni. Ha servito il padre dell'imperatore per molti anni, eppure non  invecchiato di un giorno! Alcuni dei sarti stanno cercando di farselo amico... Farebbero qualunque cosa pur di avere una spintarella.
Usare la magia non significherebbe barare?
Sarebbe un vantaggio scorretto, direi. Ma barare? Longhai ridacchi. Credete che la gara dell'imperatore sar basata soltanto sull'abilit?
Mi strinsi nelle spalle. Ero sempre stata scettica nei confronti della magia, ma tendevo a esserlo verso la maggior parte delle cose che non potevo cucire insieme con ago e filo. Che altro c' da mettere alla prova?
Avete molto da imparare mi disse, ma non in tono scortese.
Ci avviammo insieme verso la Sala della Suprema Diligenza, costeggiando un giardino pieno di sentieri sinuosi, prugni e pini.
Il Cortile della Pace Celestiale. A noi non  concesso superare quella cascata laggi, non senza permesso. Longhai abbass la voce. Ma non significa che non possiamo dare una sbirciata.
Si accovacci con il capo chino e mi fece cenno di fare lo stesso; poi punt il dito. All'estremit opposta del giardino, una donna camminava a passo svelto mentre tre ancelle la seguivano.
Era bellissima, con la pelle del colore dell'avorio, una cascata di capelli corvini e il collo da cigno. Era chiaramente una nobildonna, a giudicare dalle serve e dal suo incedere regale. I suoi abiti, per, erano bizzarri: indossava stivali di pelle, un semplice drappo di un azzurro pallido che le copriva a malapena le caviglie e un cappotto di pelliccia trapuntato sulle spalle, per nulla appropriato al clima mite della zona.
Le domestiche la stavano supplicando. Vostra Altezza, non manca molto prima del banchetto di benvenuto. Non volete cambiarvi?
Cosa c' che non va in quello che ho indosso? ribatt la dama. Il suo tono era tagliente e non lasciava spazio a repliche.
Le ancelle la inseguirono. Vostra Altezza, per favore!
La dama prosegu, senza prestare ascolto alle suppliche. La seguiva l'uomo pi imponente che avessi mai visto. Era grosso quanto un orso e faceva sembrare minuscolo l'intero sentiero. Aveva la barba tagliata corta e gli occhi stretti, con sopracciglia folte e nere.
Vostra Altezza le disse con voce roca e profonda. Dovreste dare ascolto al consiglio delle vostre ancelle. Vi prego.  ci che vostro padre vorrebbe.
La donna si ferm. Non guardava il suo accompagnatore, ma fra loro la tensione era palpabile. Poi sollev il mento. Voi lo appoggereste, non  vero, Lord Xina?
Non riuscii a vedere se Lord Xina le rispose annuendo o inchinandosi a lei, ma la dama si volt verso l'ancella. Molto bene disse con voce pi tremante rispetto a prima. Vedr quali abiti Sua Maest ha da offrire. Tuttavia non prometto di indossarne nessuno.
Quando la dama fu abbastanza lontana da non sentirci, Longhai si alz in piedi. Bene, bene. Direi che ne  valsa la pena. Avremo un vantaggio sugli altri, domani. Quella era Lady Sarnai, la figlia dello shansen.
Tentai di non dare a vedere la mia sorpresa. Quella era la dama per cui avremmo dovuto confezionare gli indumenti durante la gara? Me l'ero immaginata come una guerriera, come il padre: una ragazza che indossava l'armatura e i pantaloni, priva di qualunque traccia di femminilit, cresciuta come una selvaggia dal carattere indomito. Certo, Lady Sarnai aveva effettivamente un aspetto feroce, ma era anche... bellissima.
Un sorrisetto si fece spazio sul viso rugoso di Longhai. Non era ci che vi aspettavate, vedo.
 molto raffinata fu tutto ci che riuscii a dire. Che mi dite dell'uomo che la seguiva?
Lord Xina rispose Longhai con un tono carico di tensione. Il guerriero favorito dallo shansen, nonch figlio del suo pi fidato consigliere. La sua presenza  un insulto per Sua Maest.
Un insulto?
Gira voce che Lord Xina fosse il promesso sposo di Lady Sarnai prima che venisse sancita la tregua. Che fosse il suo amante. Ma sono solo pettegolezzi di corte. Nessuno lo sa per certo. Il vecchio sarto si frug nelle tasche in cerca di una fiaschetta. Me la porse e, dopo che ebbi declinato l'offerta, bevve un lungo sorso.
Rimuginai sul modo in cui la figlia dello shansen si era rivolta a Lord Xina: il rancore nella sua voce era rivolto all'amante o al padre? O forse a entrambi?
Longhai tapp la fiaschetta. Avete visto il suo cappotto di pelliccia? Coniglio, volpe, lupo, almeno tre orsi diversi. La gente del Nord indossa soltanto ci che caccia: Lady Sarnai deve essere piuttosto abile. Sospir in modo compassionevole. Non sar facile per lei abituarsi alla vita di qui. Poi si chin verso di me, come se volesse condividere un segreto. Ma pare che si diverta a esasperare Sua Maest. Ha indossato un paio di brache a un t con l'imperatore e i suoi ministri della guerra.
Lady Sarnai aveva fegato, e non capivo se questo infondesse in me pi o meno rispetto nei suoi confronti.
Sono sicuro che ne sentiremo parlare domani concluse Longhai mentre raggiungevamo la sala.
Avrei voluto che la postazione di Longhai fosse accanto alla mia, invece era all'estremit opposta della stanza. Cos tornai al mio tavolo da sola e tirai fuori il blocco per gli schizzi per iniziare a disegnare uno scialle, senza prendermi la briga di salutare i sarti intorno a me. Avevo la sensazione che non gradissero la mia presenza.
Con mio grande sollievo, anche loro mi ignorarono. Dal momento che ero stata l'ultima ad arrivare sul luogo della prova, mi era stato assegnato il tavolo peggiore: era il pi lontano dalle finestre e si trovava in posizione centrale, dove in pratica il mio lavoro era sotto gli occhi di tutti.
Fatta eccezione per Longhai, nessuno dei sarti era venuto a presentarsi, ma dagli stralci delle loro conversazioni riconobbi alcuni nomi. Come Longhai erano maestri del cucito di cui, crescendo, avevo studiato e imitato gli stili; erano uomini che avevano iniziato a cucire molto prima che io nascessi.
Mastro Taraha e mastro Yindi provenivano da scuole di ricamo diverse, ma erano entrambi dei geni: Taraha era specializzato in fiori, mentre Yindi nel ricamo a doppia faccia. Mastro Boyen era bravissimo nel lavoro a maglia; mastro Delun tesseva broccati come nessun altro. Mastro Norbu era uno dei preferiti della nobilt.
E io? Quando vivevamo a Gangsun, Baba aveva chiesto agli amici in visita di insegnarmi gli stili e i metodi artigianali tipici delle loro regioni, poi a Porto Kamalan avevo appreso nuove tecniche da ogni mercante e ogni sarto con cui avevo parlato.
Ma non ero un mastro sarto e non avevo alcuna reputazione.
Tu! sbrait un uomo, distraendomi dalle mie preoccupazioni. Bel faccino!
Mi si rizzarono i capelli sulla nuca, ma voltai comunque la testa. Mastro Yindi era paffuto, sebbene non grasso quanto Longhai, e aveva un naso tozzo che sembrava arricciarsi di fronte a qualunque cosa. Era anche calvo, eccetto che per le basette grigie che gli scendevano lungo le guance, e questo era ironico, dal momento che aveva la barba talmente lunga che gli arrivava quasi alle ginocchia.
Guardami mi disse. Posso avere la tua seta? Andrai comunque a casa molto presto, quindi potresti anche darla a qualcuno che sappia usarla.
Ci fu uno scroscio di risate. A quanto pareva erano tutti d'accordo sul fatto che sarei stata la prima a essere mandata a casa. Serrai la bocca in una linea sottile.
Lasciate in pace il ragazzo ribatt Longhai al di sopra del chiasso. Se siete tutti cos bravi, non dovreste avere bisogno di altra seta.
Fraternizzate con la plebaglia, eh, Longhai? rispose Yindi. Non mi sarei aspettato niente di meno da voi. Si volt di nuovo verso di me. Sei sicuro che non ti pungerai con l'ago? mi stuzzic. Non ho pi avuto il mento liscio come il tuo da quando ero bambino.
Che ti  successo a quella gamba? intervenne un altro sarto.
L'inchiostro sulla mia pagina sbav. Voltai il foglio e ricominciai lo schizzo. La gente vedr ci che vuole vedere ricordai a me stessa. Meglio un ragazzo effeminato che una ragazza maschiaccio.
Sei sordo, bel faccino?
O sei solo storpio?
Allora smisi di disegnare. Ho combattuto durante la guerra. E una gamba malconcia non significa che io non sappia usare le mani sbottai in tono di sfida. Scommetto che so cucire pi in fretta di chiunque di voi.
Mastro Yindi rise. Staremo a vedere. Quando avevo la tua et, lavavo ancora le camicie per il mio maestro. Non mi lasciava nemmeno avvicinare a un telaio. Sbuff. Fammi vedere le mani, bel faccino. So distinguere un sarto da un lavandaio.
Spalancai per bene le dita per mostrare i calli. I miei fratelli mi prendevano sempre in giro dicendo che non avrei mai trovato marito perch avevo le dita ruvide come quelle di un uomo.
Allora? dissi. Sarto o lavandaio?
Yindi si schiar la voce e, pizzicandosi la barba con una mano, torn al proprio sgabello.
Longhai mi raggiunse alla postazione, posando una mano sul mio paravento. Non preoccupatevi di Yindi disse. Abbaia ma non morde.
Mastro Longhai parla con saggezza lo interruppe Norbu, con mia grande sorpresa. Era rimasto in silenzio e non l'avevo visto avvicinarsi al mio tavolo. Non completeremo nessun lavoro se sprecheremo il nostro tempo a stuzzicare il ragazzo. Poi indic le statue dei Tre Saggi. Gli di ci stanno ascoltando, mastri sarti. Volete attirare la loro collera?
Uno dopo l'altro, i sarti scossero la testa. Aggrott la fronte perfino Yindi, il cui banco era colmo di talismani penzolanti per tenere alla larga demoni e malasorte.
Allora tornate al lavoro.
Norbu era una persona influente perch possedeva un negozio nella capitale, Jappor, con oltre cento sarti sotto il suo comando. Era il pi ricco di tutti, e anche il pi potente. Sua figlia aveva sposato un importante funzionario, in pratica era un nobile.
Confido che ora vi lasceranno in pace disse Norbu una volta che il chiacchiericcio si fu placato. Mi sorrise ed ebbi la netta sensazione di essere in debito con lui.
Grazie risposi.
Giocherell con i filati che avevo appoggiato sul tavolo. Norbu mi ricordava una lucertola un po' troppo in carne: met del corpo era longilineo e snello, ma aveva il ventre rotondo e gli occhi mezzi aperti e mezzi chiusi che davano l'illusione di essere addormentati. Non era spietato come Yindi, ma volevo che lasciasse stare le mie cose.
Abbiamo sentito dire che avete preso il posto di vostro padre qui alla gara comment. Un gesto nobile da parte vostra. Mio padre mor prima che nascessi, ma mastro Huan - l'ultimo sarto dell'imperatore - era come un padre per me.
Per essere cortese incrociai le mani, che mi prudevano per la voglia di lavorare. Non sapevo che fosse stato il vostro maestro.
Molto tempo fa ribatt Norbu, tirando su con il naso. Ma sono comunque rimasto addolorato quando hanno trovato il suo corpo nel fiume Jingan, lo scorso mese.
Deglutii. Mi dispiace.
Lavorava in questa stessa sala, sapete, insieme a dozzine di apprendisti. Perfino io talvolta venivo ad assisterlo. Norbu fece una pausa. Le domestiche giurano che di tanto in tanto, di notte, il suo fantasma aleggi ancora nel palazzo.
Un brivido mi serpeggi su per il braccio. Io non credo nei fantasmi.
Nemmeno io. Norbu chin il capo, studiandomi con i suoi occhi di marmo. Non preoccupatevi degli altri, giovane Tamarin. Vi terr d'occhio io.
Mi sentii sollevata quando finalmente mi lasci sola e ripiegai lo scialle di seta sul braccio. La seta aveva una consistenza leggera a contatto con la pelle. Era questo che la rendeva cos ricercata, cos costosa.
Ero brava a dipingere, come mastro Longhai, ma il ricamo era il mio pezzo forte, come per mastro Yindi e mastro Taraha. Cos decisi di dipingere un giardino e di ricamarci sopra i fiori. Peonie, gigli e crisantemi, con una dama che reggeva una libellula sul dito. Era una scena su cui mi ero esercitata decine di volte e la pittura si sarebbe asciugata in fretta. Dato che avevo a disposizione soltanto un giorno per completare lo scialle, non era certo il caso di correre inutili rischi.
Passarono le ore. Dipingere mi teneva le mani e la mente impegnate, ma l'incessante chiacchiericcio degli altri sarti era un ronzio costante.
Questo  un lavoro da servi brontolava uno. Non ho pi dovuto intrecciare le nappe da quando ero ragazzo.
Dipingere  peggio.
E tutto per diventare il sarto della figlia di un traditore. Quale gloria c' in questo?
Il privilegio di servire Sua Maest  comunque un onore li interruppe Longhai. Se ci fosse un onore pi grande, diventeremmo sacerdoti dell'Alto Tempio.
Continuavano a parlare e a parlare, finch non fu passata la mezzanotte. Mi si chiudevano gli occhi. Non trascorrevo una bella notte di sonno da quando ero partita da Porto Kamalan.
No, devo restare vigile. Non finir mai se vado a dormire adesso.
Mi sgranchii le dita e massaggiai un muscolo del collo che si era intorpidito. Avevo tutto il corpo in tensione. Stare china sul lavoro per ore e ore era la mia seconda natura, ma non mentre ero circondata da altri undici sarti. La tentazione di sbirciare i progressi dei vicini era forte e le loro chiacchiere mi rendevano difficile concentrarmi.
Raddrizzai le spalle e presi in mano l'ago per ricamare gli orli dello scialle, facendo attenzione a non lasciare sbavature sulla scena dipinta.
Ho creato un mantello per la signora di Bandeiya, ricamandolo con mille peonie stava dicendo mastro Taraha, e lei lo ha apprezzato a tal punto da ripagarmi con una collana di finissima giada. Mia figlia  fortunata ad avermi come padre. L'ho regalata a lei come parte della sua dote.
Io ho conosciuto personalmente Lady Sarnai. Conosco i suoi gusti.
Non riesco a immaginare la figlia di quel barbaro con indosso una seta cos delicata. Che spreco.
Annodai il filo e lo srotolai dal rocchetto. Se solo avessero smesso di blaterare!
E che mi dici tu, Keton Tamarin? grid Yindi dall'altro lato della stanza. Sei un tipo silenzioso. Perch vuoi vincere questa piccola gara di Sua Maest?
Mi raggelai. Che cosa avrei potuto dire? Ero l per la gloria, certo, ma soprattutto per aiutare la mia famiglia.
Non essere umile mi aveva avvertita Keton. Un uomo va fiero del proprio lavoro. Altrimenti  come se te ne vergognassi.
Allora, con tutta l'arroganza che riuscii a mettere insieme, dissi: Perch sono il sarto migliore di A'landi.
Sentii molti degli uomini protestare. Sei a malapena un uomo.
La giovinezza  di per s un talento comment Norbu, calmando gli animi. Io confido nel giudizio di Sua Maest.
Yindi era implacabile. E in che modo sei il migliore, giovane Tamarin?
Deglutii, ma parlai con tono sfrontato. So filare, tessere e annodare. Ho studiato tutte e quattro le scuole di ricamo. Riesco a fare un centinaio di punti diversi a occhi chiusi e sono veloce.
Qualcuno sbuff. Un bel disegno non  solo questione di velocit o punti intricati.
Lo so proseguii,  fatto anche di composizione. E di colore...
Pensi di saperne di pi sul colore di quanto ne sappia io? replic Yindi. Bene, bel faccino, vedremo che cosa tirerai fuori. Io scommetto che non durerai fino a domattina.
Suppongo che sappia stringere i pantaloni e fare l'orlo a occhi chiusi mormor Boyen, con un tono di voce abbastanza forte perch potessi sentirlo. Allora perch  venuto vestito come un contadino?
Il mio ego vacill, ma intravidi il sorriso di incoraggiamento di Longhai. Vedrete fu tutto ci che riuscii a ribattere.
Non attirare pi l'attenzione mi ammonii. Pensano gi che ci sia qualcosa di strano in te.
Mi tremavano le mani. Per la prima volta da che avevo memoria, ebbi qualche problema a infilare il filo nella cruna dell'ago.
Stai avendo difficolt, Tamarin? mi schern Boyen. Magari potresti provare a leccare il filo. Schiocc la lingua.  cos che insegnano ai bambini.
Non lo sopportavo pi. Afferrai il mio bastone e mi avviai verso la porta.
Non sarete gi stanco, giovane Tamarin? disse Norbu quando passai davanti alla sua postazione. Perch non andate a prendere un po' di t?
Era una buona idea e annuii per ringraziarlo del consiglio. Le scorte di t erano conservate in un'anticamera della sala, me ne riempii una tazza e bevvi un lungo sorso.
Quando tornai al tavolo per prendere lo scialle lanciai un urlo. Qualcuno aveva rovesciato del t sulla mia stoffa! I disegni erano sbavati su tutta la seta. La dama che avevo minuziosamente dipinto perch assomigliasse a Lady Sarnai non era altro che una macchia.
Chi poteva aver fatto una cosa del genere? Guardai tutti i sarti, ma loro mi ignorarono.
Mi morsi il labbro e raccolsi la seta rovinata. Gli occhi mi si riempirono di lacrime, ma non avevo intenzione di dare loro la soddisfazione di sapere che mi avevano ferito.
Ne hai avuto abbastanza, bel faccino? mi grid Yindi.
Norbu batt le mani per attirare l'attenzione di tutti. Giovane Tamarin, se vi serve dell'altra seta potete pure prendere i miei scarti. Io vado a dormire.
Grazie sussurrai. Ma me la caver.
Norbu urlarono gli altri state gi andando a letto?
Lavoro meglio da solo rispose lui, soffocando uno sbadiglio. E di mattina.
Infilai la seta danneggiata nella bisaccia e seguii Norbu fuori, con il viso che mi bruciava per lo sforzo di trattenere le lacrime.
I corridoi aperti erano accarezzati dall'aria profumata della notte, appena illuminata dalla luce della luna e delle lanterne appese. Contai le porte, tutte grigie con i chiavistelli in bronzo, finch raggiunsi la mia stanza.
Crollai sulla branda. Quella era stata la mia unica opportunit di diventare qualcosa di pi di una sarta che faceva l'orlo ai pantaloni e riattaccava bottoni a Porto Kamalan. Era stata la mia unica opportunit di diventare una sarta imperiale, la migliore di tutto A'landi, di far s che le mie creazioni fossero indossate dalla famiglia reale e ammirate in tutto il regno.
E adesso?
Tirai un respiro secco. Finlei non avrebbe voluto che mi arrendessi cos. E nemmeno Sendo. N Keton... Devo guadagnarmi questo incarico per prendermi cura di Baba e di Keton. Cos non moriranno di fame e non dovr sposare Calu. Cos non sar una fallita.
Mi asciugai gli occhi con l'orlo delle maniche, poi mi alzai e accesi una candela per esaminare il danno subito dallo scialle. I fiori che avevo trascorso l'intero pomeriggio a dipingere erano sbavati. Anche se li avessi coperti, il disegno sarebbe stato comunque rovinato. L'unico modo per nascondere il danno era ricominciare da capo, magari coprendo con il ricamo la macchia di t e la vernice sbavata. Un'impresa difficile, dato che per lavorare avevo a disposizione soltanto quel che restava della notte.
Seduta a gambe incrociate, sospirai, tirai fuori dalla bisaccia un foglio di pergamena e cominciai a disegnare, in preda alla stanchezza.
Resta sveglia!
Appoggiai la testa alla parete, ripromettendomi di fare soltanto una breve pausa. Quando riaprii gli occhi la candela era spenta e sotto di essa giaceva una piccola pozza di cera.
Per l'alito dei demoni! imprecai. Dovevo essermi addormentata.
Accesi un'altra candela e fissai la luna dalla finestra per capire quanto tempo avessi perso.
Le tempie iniziarono a pulsarmi e un lieve ronzio mi riemp la testa.
Presi la bisaccia, frugando al suo interno alla ricerca di ago e filo, ma le dita si strinsero intorno agli anelli delle forbici di Baba. Strano. Credevo di averle riposte sotto la branda.
Le infilai nella bisaccia insieme al resto degli strumenti. Ma quale vantaggio avrebbero mai potuto darmi le forbici ora che il mio scialle era rovinato?
Calmati mi dissi. Che cosa fai ogni volta che ti trovi in una situazione come questa? Non cedi al panico per non fare altri errori. Ti calmi e fai una passeggiata.
Tenendo una lanterna in una mano, tornai alla Sala della Suprema Diligenza. Adesso era vuota, cos camminai accanto alle creazioni di tutti gli altri sarti. Il drappeggio di mastro Boyen era magistrale, la bordatura di mastro Garad finissima. Longhai aveva riprodotto un cigno, con degli alberi ricamati tutto intorno: un lavoro cos bello che avrebbe potuto essere appeso come un'opera d'arte. E Yindi, incredibilmente, aveva ricamato quasi l'intero scialle.
Le pagine del mio album da disegno crepitarono, tremando fin troppo per essere mosse dal vento. Turbata, lo posai e andai alla finestra pi vicina.
Non c' nessun fantasma mi dissi. Soltanto un uccello.
Con un sospiro, appoggiai la lanterna sul tavolo e iniziai a ricamare.
Adesso il ronzio nella mia testa era ancora pi forte. Abbassai lo sguardo, avvertendo uno strano tremore al fianco. Per un attimo pensai che provenisse dalle forbici, ma era impossibile, cos lo ignorai.
Poi le forbici iniziarono a brillare.
Le afferrai per recidere un filo sciolto e mi ritrovai incapace di rimetterle gi. D'un tratto, con l'occhio della mente, riuscii a vedere lo scialle completo, cos come l'avevo abbozzato nello schizzo. Ma non c'era modo di poterlo realizzare nelle ore che restavano.
Invece puoi mi rassicur una voce. La mia voce, anche se in un certo senso era pi sicura del solito.
Le forbici si librarono sullo scialle, possedute a tal punto che le mani non potevano fare altro che seguirle. Fili invisibili ripararono il danno alla stoffa, ridandole vita, e i colori dei barattoli di vernice penetrarono nella seta, mentre le sbavature si dissolvevano e si disperdevano, finch il mio disegno non torn come prima.
Anche se sembrava impossibile, le forbici non solo tagliavano, ma ricamavano. Le sottili lame d'argento scindevano e univano i fili facendoli danzare attraverso la seta, dando vita a disegni intricati di fiori e uccelli, alberi e montagne con precisione ed eleganza.
Era una magia.
Una magia che io non potevo fermare. La mia mano non voleva lasciare le forbici, a prescindere da quanto io cercassi di spingerle via, da quanto io volessi metterle gi. Ero sotto un incantesimo, ubriaca del loro potere.
Se non fosse stato per il dolore crescente alle dita, avrei pensato che fosse solo un sogno.
Dopo un ultimo taglio le forbici tornarono a essere inanimate, e il loro bagliore svan.
Completamente esausta, crollai sul tavolo e mi addormentai.
...
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CAPITOLO 5.
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Qualcosa di appuntito mi punse il fianco.
Le palpebre sussultarono, ma non le aprii. Per gli di, se era Keton che mi infilzava con un ferro da maglia per svegliarmi...
Una risatina. Sei sveglio, bel faccino?
Un momento, non era la voce di Keton. Ma certo che no. Ero a palazzo, non a casa con Baba e mio fratello.
Mi stiracchiai con aria assonnata. La bava mi si era seccata all'angolo della bocca e, mentre la pulivo con la manica, il viso tondo di mastro Boyen troneggiava sopra di me.
Schiocc le labbra. Oh, ti ho svegliato dal tuo sonno di bellezza, mastro Tamarin?
Sgranai gli occhi. Perch aveva enfatizzato a quel modo la parola mastro? Che avesse capito che ero una ragazza?
No pensai mentre la mia mente si faceva via via pi lucida. Doveva essersi sparsa la voce che non ero affatto un mastro sarto. Non bisognava essere un segugio per sapere che nessuno dei figli di mio padre si era ancora guadagnato il titolo.
Boyen sogghign. Dovrai fare i bagagli. Andrai a casa, visto che il tuo scialle  tutto macchiato.
Balzai in piedi. Il mio scialle! Dov'era?
Avevo un vago ricordo delle forbici che balenavano e tagliavano... come se fossero possedute da uno spirito. No, no. Non era possibile, dovevo averlo immaginato.
Accidenti, dovevo essermi addormentata senza finire il lavoro!
In preda alla foga, rovistai in tutta la postazione in cerca dello scialle. Poi ricordai: appena prima di mettere via le forbici di mio padre lo avevo infilato in un cesto insieme ai filati che avevo portato da casa.
Mi accovacciai, tirando fuori lo scialle dal nascondiglio. Non fu difficile da trovare: un colore di pallide giunchiglie fece capolino da sotto i rocchetti.
Lo spiegai e sussultai.
Non era stato un sogno.
I punti erano cos perfetti e il ricamo cos delicato che avrei dovuto impiegare un mese per realizzarli. La base era immacolata e i miei dodici colori si fondevano in toni progressivi, infondendo un senso di realt alla scena di gigli e peonie. Perfino la dama era stata riaccomodata; indossava un abito di un viola acceso che risaltava in mezzo ai fiori rosa e rossi, anche se, quando guardai pi da vicino, mi accorsi che assomigliava pi a me che a Lady Sarnai.
Ma che stupida, che stupida! Lo scialle era spiegazzato. Perch non l'avevo piegato meglio?
In preda all'ansia, cercai di spianare le pieghe. Una domestica mi port una padella con del carbone e la premetti sopra lo scialle, facendo attenzione a non bruciare la stoffa.
Ero cos intenta nell'operazione di stiratura che non ebbi il tempo di mangiare la ciotola fumante di zuppa che le domestiche mi avevano portato. Non era da me ignorare un pasto gratuito - Baba diceva sempre che era lo stomaco a guidare il mio cuore - tuttavia, per quanto il profumo fragrante della colazione mi torturasse, sapevo di dover terminare lo scialle.
Nella sala, gli altri sarti stavano chiacchierando.
Avete sentito del banchetto di ieri sera? domand mastro Garad. Lady Sarnai si  rifiutata di bere alla salute dell'imperatore.
Be', anche lui si  rifiutato di bere alla sua.
Una coppia voluta dal cielo. La figlia della Tigre e il figlio del Drago.
Lei  la figlia del traditore. L'imperatore farebbe meglio a stare attento, altrimenti gli strapper via gli occhi con le unghie durante la notte di nozze.
Fareste bene a non parlare male della figlia dello shansen li avvert Yindi.
Temete che i suoi demoni stiano ascoltando, Yindi? lo schern Garad. Sappiamo che pensate che lo shansen sia posseduto, vecchio stolto superstizioso che non siete altro.
Yindi fece spallucce. Aspettate e vedrete.
Gli altri risero, ma io non mi unii a loro, sebbene fossi lieta di vedere che il bersaglio fosse Yindi e non io. Lui si alz di scatto per andare a stirare il proprio scialle, o almeno cos pensavo finch non si ferm davanti alla mia postazione.
Ignorandolo, sollevai la mia creazione. La seta luccic come oro pallido. Era un lavoro magnifico, ma non sapevo se esserne fiera o preoccupata. Era stata opera mia o della magia?
Lo avete fatto in una notte? chiese Norbu. Notevole. Davvero notevole. Oserei dire che il vostro lavoro  il migliore fra tutti. Il migliore finora.
Non potei fare a meno di sorridere. Grazie, mastro Norbu.
In effetti  notevole mi concesse Yindi. A giudicare dall'espressione torva che gli attravers il volto, sapeva di avermi sottovalutato. Il mio sorriso si illumin, finch non aggiunse: Ma Lady Sarnai odia il giallo.
Poi mastro Yindi si allontan.
La frecciatina and a segno e la fiducia in me stessa vacill.
 solo invidioso mi consol Norbu.  stupefacente. Degno di una vittoria, oserei dire.
Provai un moto di simpatia nei suoi confronti. Lo spero. Crollai sullo sgabello, completamente esausta. Ebbi a malapena un minuto per riposare prima che suonasse un gong e la voce di Lorsa riecheggiasse nella sala.
Sua Altezza, Lady Sarnai!
Mi affrettai ad alzarmi in piedi, intonando insieme agli altri sarti: Buongiorno, Lady Sarnai!.
La figlia dello shansen entr nella sala, seguita da uno stuolo di assistenti e guardie. Faticai a riconoscerla. La giovane che avevo spiato la sera prima era una guerriera che detestava il decadentismo del Palazzo d'Estate: le sue migliaia di servitori, i cancelli dorati, le regole e l'etichetta.
Oggi era una principessa. Rubini e smeraldi le brillavano intorno ai polsi e alle orecchie e fili di perle luccicavano sul copricapo; indossava una corona a forma di fenice con dragoni d'oro intarsiati, fiori ornati di pietre preziose e piume blu di martin pescatore. A quanto pareva l'imperatore - o forse le ancelle di Lady Sarnai - aveva vinto la battaglia per il suo guardaroba.
Buongiorno, sarti esord la donna con un tono di voce aggraziato ma non gentile. Siete qui riuniti per mostrarmi che cosa hanno da offrire i migliori sarti di A'landi. Vi avverto: non mi lascio impressionare facilmente. Non sono cresciuta indossando seta. Non ho mai apprezzato un indumento per la sua bellezza o l'eleganza. Tuttavia mi aspetto che il nuovo sarto imperiale dimostri che ho torto.
S, Vostra Altezza rispondemmo noi sarti, chinando il capo. Grazie per questa opportunit, Vostra Altezza.
Appena dietro Lady Sarnai comparve un uomo giovane e alto che si infil fra i tavoli di Norbu e Yindi per girare intorno alle nostre postazioni. Gli altri sarti avevano portato i loro migliori campioni da mettere in mostra: borse di broccato con nappe dorate, colletti ricamati con peonie e crisantemi, fusciacche raffiguranti scene dei Sette Classici, con donne che danzavano e suonavano la cetra. La mia postazione era spoglia in maniera imbarazzante. Ero andata via di casa cos in fretta che non mi era nemmeno passato per la mente di portare alcuni dei miei lavori da mostrare alla futura imperatrice.
Chiunque fosse l'uomo alto, non si ferm al mio tavolo. Al contrario, torn accanto a Lady Sarnai, che si apprestava a giudicare il primo sarto.
Non  stata mia l'idea di indire una gara per valutare lo scialle migliore la sentii dire al giovane. Questa sfida  uno spreco.
L'imperatore Khanujin ha notato che non avevate abiti estivi. Si preoccupa solo del vostro benessere.
Cos dice. Sbuff. Voi gente del Sud e le vostre tradizioni. Tutto questo trambusto soltanto per scegliere un sarto.
L'uomo alto le sorrise amichevolmente. Sua Maest mi ha dato l'impressione che questa gara fosse una vostra idea, Vostra Altezza.
Il suo tono era educato, tuttavia l'audacia delle sue parole mi spinse a domandarmi di chi si trattasse. Lady Sarnai non si era disturbata a presentarlo, quindi non poteva essere poi cos importante. Eppure era vestito interamente di nero, indice del suo rango elevato. Le spalline dorate, gli stivali pregiati e il mantello corvino gettato su una spalla suggerivano che fosse un soldato proveniente da oltre le Dune del Lontano Ovest. Tuttavia, la maggior parte dei soldati non vestiva abiti cos alla moda, n cos sfarzosi.
Magari era un eunuco. In tal caso doveva essere uno importante. O forse era un ambasciatore. I suoi lineamenti erano vagamente forestieri; aveva i capelli neri come quelli degli a'landani, ma erano mossi, non lisci e, nonostante la pelle abbronzata e olivastra, i suoi occhi erano chiari, in grado di catturare il luccichio del sole.
E fu cos che mi sorprese a fissarlo. Abbassai in tutta fretta lo sguardo, non prima per di intravedere un sorriso che prendeva forma sulle sue labbra. Svan dalla mia vista con movenze indolenti e allo stesso tempo aggraziate, pi simile a un gatto che a un nobiluomo.
Decisi che non mi piaceva.
Quando sollevai di nuovo lo sguardo Lady Sarnai aveva finito di giudicare il lavoro di mastro Delun. Lorsa la seguiva, complimentandosi con lei per il suo gusto con fare ossequioso. Io continuavo a tenere la testa china e la schiena piegata, anche se stava iniziando a farmi male. Gli altri sarti fecero lo stesso finch Lady Sarnai non ebbe fatto visita alla loro postazione. A uno a uno, fu deciso il nostro destino.
Non permetterei alla mia ancella di usarlo nemmeno per pulire il mio vaso da notte disse in tono crudele dello scialle di un altro mastro sarto. I suoi occhi, truccati con polvere di lapislazzuli e scuriti con il carbone, si assottigliarono in uno sguardo spietato.  questo il meglio che riuscite a fare?
Poi disse a Nampo, il sarto che aveva scommesso contro di me: Ci sono solo quattro colori in questo disegno. Credete che io sia una contadina?
Sono quattro, s ammise Nampo, inciampando sulle parole, ma  una questione di stile, Vostra Altezza.  come la calligrafia...
Se avessi voluto una prova di calligrafia avrei chiamato dei poeti, non dei sarti. Lady Sarnai stringeva una tazza di t nel palmo della mano e ne bevve un sorso, mantenendo le labbra serrate per mostrare il proprio disappunto. Mastro Nampo, siete congedato.
Quando Lady Sarnai giunse al mio tavolo il cuore mi batteva forte.
Non eravamo cos vicine quando l'avevo vista la sera prima. Eravamo all'incirca della stessa altezza e della stessa costituzione; avrebbero potuto scambiarci per sorelle, se non avessi finto di essere un ragazzo e lei non fosse stata il Gioiello del Nord, l'unica figlia dello shansen.
Keton Tamarin mi presentai, inchinandomi ancora di pi.
Tamarin ripet. Non ho sentito parlare di voi.
Non avevamo pi di un paio d'anni di differenza, eppure sembravano venti. Rimasi a testa bassa. Vengo da Porto Kamalan.
Non l'ho chiesto.
Serrai la bocca, rimanendo in silenzio mentre Lady Sarnai toccava l'angolo del mio scialle e lo sollevava per esaminarlo pi da vicino. Si prese un momento per osservarlo, pi a lungo di quanto non avesse fatto con i lavori degli altri sarti. O almeno fu questa la mia impressione.
Cercai di non fissarla mentre aspettavo, ma da uno sguardo rubato riuscii a notare che aveva un po' troppo trucco sul viso, in particolare intorno agli occhi, che apparivano arrossati e gonfi.
Aveva forse trascorso la notte a piangere?
Nemmeno io sarei stata felice se mio padre mi avesse venduta costringendomi a sposarmi. Ma sposare l'imperatore Khanujin... era poi cos orribile?
Stai lasciando correre l'immaginazione, Maia mi rimproverai. Che ne sai tu di Lady Sarnai?
La fattura  straordinaria comment infine Lady Sarnai. La vostra abilit  degna di lode, mastro Tamarin. Non ho mai visto un lavoro cos raffinato...
Trattenni il fiato, in attesa che annunciasse la mia vittoria di fronte a tutti i sarti che avevano parlato male di me. Ero brava quanto gli altri. No, ero pi brava di loro.
Baba sarebbe stato cos orgoglioso.
A un tratto Lady Sarnai incresp le labbra. Ma io il giallo proprio lo detesto.
Battei le palpebre, sicura di aver frainteso.
 tutto concluse Lady Sarnai prima di passare oltre. Il ministro Lorsa mi guard arricciando il naso, indice del fatto che di certo sarei stata congedata.
Mi si chiuse la gola e le mani iniziarono a tremare. No, no, no. Non posso andare a casa. Non posso deludere Baba. Il nostro negozio non sopravviver a un altro inverno a meno che io non vinca, o a meno che non sposi Calu.
Ero cos sconvolta che non avevo notato l'uomo alto avvicinarsi alla mia postazione. Si lasci sfuggire di bocca un borbottio profondo, pacato, e alzai lo sguardo.
Era pi giovane di quanto avessi immaginato, e anche di bell'aspetto. Avrebbe anche potuto essere affascinante, se non fosse stato per quel che di subdolo e malizioso nella sua espressione. Probabilmente si era rotto il naso molto tempo addietro; il dorso era lievemente ricurvo, tratto che in un certo senso metteva in risalto la scaltrezza dei suoi occhi. Danzavano nella luce e non stavano mai abbastanza fermi da permettermi di captarne il colore.
Indic il mio scialle con le dita lunghe e sottili. L'avete fatto voi?
La sua attenzione mi colse di sorpresa. S-s, signore.
Un sopracciglio scuro schizz verso l'alto. In un solo giorno?
Mi irrigidii. C'era qualcosa in quell'uomo alto - e nelle sue domande - che mi fece dimenticare di stare al mio posto. Che importanza aveva, comunque, se stavo per essere congedata?
I sigilli imperiali sono all'interno del disegno dissi in maniera sfacciata. Se volete controllare.
Ed ecco riaffiorare il suo sorriso criptico. No, no. Vi credo.
L'uomo alto si allontan tenendo le mani dietro la schiena.
Distolsi l'attenzione da lui e osservai Lady Sarnai, in piedi in mezzo alla sala, con il ventaglio aperto.
Indosser lo scialle di mastro Yindi per cenare stasera con Sua Maest annunci.
Deglutii, cercando di nascondere la delusione.
Lorsa porse a Yindi un sacchetto di seta rossa. In quanto vincitore, mastro Yindi ricever un premio di cinquecento jen da usare in vista della prossima prova.
Cinquecento jen? Non riuscivo nemmeno a immaginare una tale somma!
Lorsa prosegu: Gli altri rimasti in gara sono mastro Boyen, mastro Garad, mastro Longhai, mastro Taraha, mastro Norbu e... Fece una pausa, inarcando un sopracciglio folto.
Serrai i pugni, stringendoli cos forte da conficcarmi le unghie nei palmi. Santa Amana, ti prego...
Keton Tamarin.
Lasciai andare un respiro profondo. Grazie. Grazie.
Lady Sarnai allora fece penzolare un altro sacchetto di seta rossa. Mastro Tamarin  il secondo vincitore di oggi. Il suo scialle mi ha colpito pi di tutti gli altri. Un'impresa non facile da compiere.
Sbalordita, feci quasi cadere il bastone, nella fretta di zoppicare verso Lady Sarnai. Gli sguardi degli altri sarti e il sorriso strafottente dell'uomo alto non riuscirono a rovinarmi quel momento.
Grazie, Vostra Altezza dissi senza fiato. Grazie.
Lasci cadere il sacchetto sulla mia mano e mi fece cenno di andarmene.
Non sar cos generosa un'altra volta ci avvert Lady Sarnai. Ci sar soltanto un vincitore per ciascuna nuova prova, finch non rimarr solo uno di voi. Indic Yindi e me. Ma adesso sapete tutti quali sono i due sarti da battere.
Detto questo, gir i tacchi e se ne and, con l'uomo alto e magro che la seguiva a pochi passi di distanza.
La prossima prova vi sar comunicata domattina annunci il ministro Lorsa. Non sar semplice come questa, quindi vi suggerisco di non ubriacarvi troppo questa sera. Il suo sguardo si pos su di me. O di non essere cos sciocchi da pensare di essere al sicuro dall'essere congedati.
Allora il mio sorriso svan, insieme alla felicit che avevo provato per la vittoria.
Non avevo vinto per le mie abilit di sarta. Avevo vinto perch avevo usato delle forbici magiche.
Se non fosse stato per le forbici sarei stata mandata a casa, perch qualcuno aveva rovinato il mio scialle, perch non sarei riuscita a finire in tempo, perch non sapevo che Lady Sarnai odiava il giallo. Soltanto grazie alla magia ero riuscita a riparare lo scialle e a renderlo tanto straordinario da fare colpo sulla principessa.
La magia era reale. Decisamente reale. E la rivelazione che in qualche modo io l'avevo usata mi travolse con un sorprendente senso di stupore, e di paura.
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CAPITOLO 6.
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Dopo che i sarti congedati se ne furono andati mi sedetti sul mio sgabello, stringendo le braccia al petto.
Dietro il paravento di legno la mia maschera di sicurezza si sgretol. Quelle forbici magiche avevano trasformato il mio scialle rovinato in uno dei pi straordinari indumenti che avessi mai realizzato.
Aprii la bisaccia, piegai lo scialle e lo infilai sopra le forbici di Baba. Avevano un'aria cos normale, con quelle lame tanto spente da non brillare nemmeno alla luce. Le fissai, sbalordita da quanto fossi tentata di usarle di nuovo... per vedere che altro avrebbero potuto fare.
Chiusi la bisaccia e con un piede la spinsi sotto il tavolo.
Soltanto due giorni prima non credevo nella magia. Non l'avevo mai vista. E adesso eccomi l, a morire dalla voglia di usare di nuovo quelle forbici incantate.
Grazie a loro avrei di certo vinto la prova.
Non avrei dovuto esserne felice? Avevo vinto cinquecento jen e dimostrato chi ero agli altri sarti.
No. Non ho dimostrato nulla. Deglutii. Ora che avevo vinto, i sarti mi avrebbero tenuta d'occhio da vicino. Se qualcuno avesse scoperto che avevo usato le forbici magiche, l'avrebbe raccontato al ministro Lorsa. Poi avrebbero indagato su di me e mi avrebbero denunciata perch sono una ragazza.
Non le user pi decisi. A meno che non sia assolutamente necessario.
Congratulazioni disse Longhai, sbirciando da sopra il paravento. Qual  il problema? Non sembrate troppo felice di aver vinto.
Lo sono risposi, sforzandomi di sorridere. Mi schiarii la voce e tamburellai nervosamente con le dita sulla coscia, prima di giungere le mani. Lo sono ripetei, ma sono quasi stato mandato a casa. Non avevo idea che Lady Sarnai odiasse il giallo.
Chiunque altro sarebbe soltanto contento di aver vinto aggiunse Longhai, schioccando la lingua per sminuire la mia angoscia. Ma capisco. Abbass la voce. Yindi ha corrotto le ancelle in cambio di informazioni. Ecco come faceva a saperlo.
Divenne dolorosamente chiaro che conoscere le preferenze di Lady Sarnai era di vitale importanza per vincere la gara. Non ho soldi per corrompere nessuno.
Longhai rise. Avete cinquecento jen adesso! Ma non ne avete bisogno, se sapete ricamare cos.
Il suo elogio mi trafisse la coscienza come una stilettata per il senso di colpa.
Ma badate bene a ci che dite prosegu. I cinque che sono stati mandati a casa oggi erano quelli che ieri sera parlavano male di Lady Sarnai. Dubito che sia una coincidenza.
Vi ringrazio per l'avvertimento.
Dunque Lady Sarnai aveva occhi e orecchie nella sala.
Lo stomaco mi brontol e, dopo che Longhai fu tornato alla sua postazione, mi avventai sulla zuppa che era rimasta sul tavolo. Ormai era fredda e aveva attirato un nugolo di mosche, ma la mangiai comunque.
Una delle domestiche della cucina attravers la sala per raccogliere le ciotole e le tazze da t. Era lievemente paffuta intorno alla vita, con un viso giovane e due occhi amichevoli e rotondi come i due cerchi che le trecce nere le disegnavano dietro la testa.
Pos la mia tazza in cima alla torre in bilico sul vassoio. Abbiamo scommesso su di voi. Io ho scommesso su di voi.
Su di me? Sollevai lo sguardo dal blocco da disegno. Perch?
Perch siete giovane e... e... avevate l'aria di avere del talento. Arross, e io aggrottai la fronte, confusa. Prima che potessi chiederle che cosa intendesse, aggiunse: Non mi sbagliavo. Il vostro scialle era magnifico.
Grazie risposi, con un tono pi acido di quanto volessi. Dubito che sar cos fortunato la prossima volta.
I gusti di Lady Sarnai cambiano come il vento disse la domestica, o almeno cos dicono i suoi servitori. Poi mi si avvicin, sussurrando: Ma io penso ancora che vincerete voi.
Battei le palpebre, confortata dalla sua sincerit. Era passato molto tempo da quando avevo avuto un'amica della mia et.  molto gentile da parte vostra.
Mi chiamo Ammi. Anch'io cucio un pochino, ma sono sempre stata maldestra nel ricamo. Mi tocc timidamente la spalla. Mi piacerebbe mostrarvi i miei lavori, una volta o l'altra... magari potreste aiutarmi a migliorare.
Ehm. La sua vicinanza mi rendeva nervosa. Con tutta la delicatezza possibile, mi scostai leggermente da lei. Mi piacerebbe molto, ma sar impegnato con la prova.
Sorrise. Se vi viene fame, venite a farmi visita nelle cucine. Di tanto in tanto viene anche il Lord stregone.  sempre alla ricerca di erbe e spezie. Di solito quelle costose.
Chinai il capo, incuriosita. Per preparare pozioni?
No rispose con una risata. Per mascherare l'odore dell'incenso. Le sue stanze sono vicine al tempio principale del palazzo. Dice che c' puzza di cenere e fumo.
Inarcai un sopracciglio. Interessante. Be', non ho alcun desiderio di incontrare il Lord stregone.
L'avete gi incontrato ribatt Ammi. Accompagna Lady Sarnai ovunque.
Rimasi impietrita. L'uomo alto e snello era il Lord stregone? Mi era sembrato cos giovane. Era difficile credere che avesse un centinaio di anni o anche di pi, a quanto dicevano le voci.
Racconta le storie pi incredibili e fa il cascamorto con tutte le domestiche. Ma, da quando  arrivata Lady Sarnai, non viene pi cos spesso in cucina.
Aggrottai la fronte.  davvero in grado di usare la magia?
S rispose. Sa trasformare un chicco di riso in una pentola di zuppa, e un osso in un pollo arrosto. I suoi occhi scuri brillarono. O addirittura tramutare un semplice arbusto in un albero.
Voi l'avete visto?
No, ma l'ho sentito dire. Il Lord stregone  stato via per anni durante la guerra e non ama pi cos tanto fare sfoggio della propria magia.
Perch no?
Abbass la voce. La figlia dello shansen pensa che la magia sia opera dei demoni.
Avvertii una fitta di paura. Ora di certo non avrei pi potuto usare le mie forbici: non potevo rischiare di essere scoperta e di offendere Lady Sarnai.
Voi che cosa pensate della magia? domand Ammi, riavvicinandosi a me. Se la stava prendendo davvero comoda a impilare i piatti.
A un tratto qualcosa scatt nella mia mente e riconobbi lo strano atteggiamento di Ammi. Faceva la civettuola!
Mi portai la mano al colletto, che all'improvviso mi sembrava cos stretto. Io... io c-cerco di non pensarci m-molto.
State diventando tutto rosso, mastro Tamarin comment Ammi con una risatina. Finalmente sollev il vassoio e si volt per andarsene. Se avete bisogno di qualunque cosa, venite a cercarmi nelle cucine.
Dopo che Ammi se ne fu andata, Longhai e Norbu si presentarono accanto alla mia postazione. Pare che abbiate attirato un'ammiratrice.  un tipo molto diretto. Be', suppongo che debbano esserlo...
Cosa intendete?
Longhai agit la fiaschetta e fece una smorfia. Era vuota. La vita in cucina non  facile ribatt con un sospiro. Essere la moglie di un sarto significherebbe avere una vita di gran lunga migliore.
Voi siete giovane aggiunse Norbu. Dovreste divertirvi.
Lo guardai con aria torva. Sono qui per cucire, non per trovare una... una moglie.
Allora fatevi degli amici mi incoraggi Longhai. Non troverete molti mastri sarti della vostra et. Dovreste conoscere pi membri del personale del palazzo. I servitori sono pi giovani e sono sicuro che alle guardie piacerebbe sentire i vostri racconti di guerra.
Mi irrigidii. Io non avevo nessun racconto di guerra da condividere. Grazie del consiglio, mastro Longhai, ma ora come ora preferisco la compagnia di me stesso.
Che peccato comment Longhai. Abbiamo il resto del pomeriggio libero e Norbu ha invitato tutti noi a pranzo a Niyan.
Siete miei ospiti precis Norbu per allettarmi. Era di umore allegro e pensai che avrei dovuto esserlo anch'io, dato che avevo vinto la sfida. E onestamente il pensiero di una ciotola calda e fumante di spaghetti di riso mi fece di nuovo brontolare lo stomaco.
Afferrai il bastone. Va bene.
Splendido! esclam Norbu. E dopo andremo ai bagni pubblici. Keton, devo conoscere il segreto del vostro meraviglioso ricamo.
Soffocai un grido. A dire il vero... esordii. Il mio cuore inizi a battere forte, ricordandomi il motivo per cui non potevo andare ai bagni pubblici insieme a cinque uomini. A dire il vero, oggi non dovrei proprio andare a Niyan. Io... La mia gamba non va molto bene. E... e tutte quelle... quelle scale.
Siete sicuro? domand Norbu. Dovreste festeggiare la vittoria. Le acque curative vi faranno bene. Potrete riposare le dita stanche di mani e piedi.
Sono sicuro risposi con fermezza. Passate una buona giornata.
Norbu mi diede una forte pacca sulla schiena. Va bene, allora, giovane Tamarin. Ci mancherete.
Mi sforzai di sorridere e li salutai con la mano. Divertitevi.
Il cuore riprese il suo battito regolare, mentre li osservavo andare via. Adesso avevo a disposizione l'intera giornata per riflettere su come rimanere in gara senza usare le mie forbici e per saperne di pi su Lady Sarnai.
Decisi che avrei accettato l'invito di Ammi a fare visita alla cucina: sicuramente, almeno una delle domestiche doveva sapere qualcosa su Lady Sarnai.
Nel tragitto verso la cucina superai un cortile, dove le magnolie e i peschi crescevano tutto intorno a uno stagno pieno di carpe, pesci gatto e piccole rane che saltellavano sulle foglie di ninfea.
Baba e i miei fratelli avrebbero adorato quello stagno. Ne avevamo uno piccolo nel nostro giardino a Gangsun; io e Sendo davamo da mangiare ai pesci ogni mattina, mentre Finlei e Keton facevano a gara a chi riusciva a prendere pi carpe a mani nude, per poi rigettarle in acqua prima che Baba li vedesse.
Il ricordo mi fece sorridere. Mi inginocchiai accanto allo stagno e immersi le dita nell'acqua. Un pesce gatto baffuto mi nuot intorno becchettandomi le unghie e il solletico ai polpastrelli mi fece ridere. Che cosa stava facendo Baba in quel momento? E Keton?
Quanto mi mancava la mia casa sul mare...
Sospirai e mi alzai, asciugandomi le dita bagnate con la tunica. Dall'altro lato dello stagno scorsi l'uomo alto e snello, il Lord stregone, che mi stava osservando. I nostri sguardi si incrociarono, poi, con mio grande sollievo, si volt dall'altra parte.
Pi avanti vidi il sentiero d'oro splendente che soltanto l'imperatore Khanujin poteva percorrere. Era cosparso di boccioli rosa di prugno, indice del fatto che era appena passato da quelle parti.
Lo costeggiai con attenzione, proseguendo verso le cucine. Ma quando alzai lo sguardo... l, sotto una magnolia, c'era l'imperatore!
Quando lo vidi caddi quasi in ginocchio, come mi avevano insegnato a fare da bambina. Tuttavia, dal momento che non poteva vedermi, mi accovacciai dietro un cespuglio frondoso per spiare di nascosto il mio sovrano.
Era alto e regale, con tutta probabilit l'uomo pi affascinante che avessi mai visto. I suoi capelli, raccolti sotto un copricapo dorato bordato di rubini e perle, brillavano come finissima vernice nera e i suoi occhi riflettevano la luce calda di mezza estate. Tuttavia, nonostante mostrasse la grazia e la dignit di un re, la forte inclinazione delle sue spalle svelava un'anima di temibile guerriero.
Tutte quelle storie erano vere, e allora provai un agrodolce senso di stupidit per aver chiesto ai miei fratelli di disegnarmi un ritratto dell'imperatore, molti anni prima. Nessun disegno avrebbe mai potuto rendergli giustizia. Perfino il sole sembrava posarsi in maniera diversa su di lui, in modo da farlo splendere come un dio disceso dai cieli.
Con il battito che accelerava, azzardai un passo in avanti. Qualcosa di strano e di meraviglioso mi attirava verso l'imperatore: il mio corpo pulsava di un calore e di un piacere che non sembravano del tutto naturali. Ero talmente rapita che dimenticai di prestare attenzione a che cosa indossava, e non mi accorsi nemmeno dell'ombra scura che incombeva alle mie spalle...
 un delitto capitale fissare l'imperatore.
Rimasi impietrita, riconoscendo la voce. Le guance iniziarono a bruciare mentre distoglievo lo sguardo dall'imperatore Khanujin e mi voltavo verso il Lord stregone.
Mi aveva seguito dallo stagno, con le maniche arrotolate con cura che mettevano in mostra le dita lunghe ed eleganti. A differenza dell'imperatore, con la sua grazia delicata, lui era tutto spigoli e ombre, con gli orli della veste che aderivano alla figura snella. Almeno questa volta la luce non si rifletteva nei suoi occhi, cos riuscii a vedere che erano di un azzurro slavato, pallido come il cuore di una fiamma. Di norma l'azzurro era il mio colore preferito, ma non su di lui.
Chiudete la bocca, xitara mi disse, sogghignando. Sembra che stiano per macellarvi.
Xitara? Mi rialzai all'istante e indietreggiai lungo il sentiero. Non ero sicura di quale trattamento fosse dovuto al Lord stregone, ma non avevo intenzione di inchinarmi dopo che mi aveva chiamata agnellino.
Siete quello della ragazza sullo scialle. Mi scrut, allargando il volto magro per sfoderare un sogghigno. Siete stato molto fortunato a vincere.
Non mi piaceva il modo in cui mi guardava... come se conoscesse il mio segreto.
Allora comportati come se non avessi segreti ricordai a me stessa.
La fortuna non c'entra niente risposi con aria sprezzante. Il mio scialle era straordinario, l'ha detto Lady Sarnai in persona.
 vero, lo ha detto concord il Lord stregone. Le sue mani si muovevano mentre parlava, un'abitudine che mia madre aveva sempre interpretato come un sintomo di maleducazione. Ma era troppo straordinario... almeno per la prima prova. Lady Sarnai non vuole una gara con un vincitore scontato. Vuole prolungare il processo di scelta. Una piccola dritta per voi, per la prossima volta.
E adesso tutti sanno di dover stare in guardia da voi. Perch altrimenti credete che abbia indicato voi e Yindi come i sarti da battere? Lady Sarnai  pi furba di quanto pensiate. Vi sta creando dei nemici.
I muscoli della mandibola mi si irrigidirono. Perch mi state dicendo questo?
Si strinse nelle spalle. La vita a palazzo  noiosa, adesso che la guerra  finita. Ho bisogno di qualcosa da fare e voi mi intrigate abbastanza da convincermi a darvi una mano.
Non mi serve il vostro aiuto ribattei, con la rabbia che ora mi ribolliva dentro. Una guerra per voi  un divertimento, un gioco, non  vero? Se non fosse stato per voi, i miei fratelli... Io stesso potrei camminare senza questo bastone!
Me ne andai infuriata, inciampando per la fretta di allontanarmi.
Dimenticando il mio proposito di fare visita alla cucina, tornai in camera mia e gettai la bisaccia sul letto, pensando di accomodarmi i pantaloni e le camicie cos da non assomigliare pi a un contadino. Le forbici magiche caddero sul cuscino.
Stavolta non emettevano nessun ronzio, nessun bagliore.
Probabilmente avrebbero potuto confezionarmi un completo degno di un principe, ma mi scrollai di dosso la tentazione di usarle.
Le infilai sotto il materasso e iniziai a fare l'orlo ai pantaloni alla vecchia maniera.
Quando cal la sera intravidi un falco nero che solcava le nuvole, con un anello d'oro intorno a una zampa. Sembrava osservarmi con i suoi occhi gialli, lucenti come la luna.
Chiusi le tende.
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CAPITOLO 7.
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Era stato un bene aver rifiutato di uscire insieme a Norbu e agli altri. Dopo i bagni termali erano andati alla locanda del posto, dove mastro Taraha e mastro Garad avevano bevuto fino a stordirsi. Ora stavano passando la giornata a vomitare. Perfino dal mio tavolo riuscivo a sentirne l'odore.
Troppo idromele e troppi gamberi all'aglio comment Norbu, dando una pacca sulla schiena a mastro Garad. Il sarto aveva l'aria di essere sul punto di dare di nuovo di stomaco.
Norbu mi sorrise. Vi siete perso un pomeriggio divertente, giovane Tamarin. Abbiamo fatto a gara per vedere chi riuscisse a mangiare e a bere di pi. Taraha e Garad, quegli ingordi, hanno vinto. O perso, a giudicare da quanto stanno male adesso.
Mi sforzai di sorridere, ma non potei fare a meno di domandarmi se qualcuno avesse pianificato la sfida proprio in modo che Garad e Taraha fossero troppo indisposti per lavorare.
Smettila di essere cos sospettosa, Maia.
Be', avevo ragione di esserlo. Non volevo che nessuno si avvicinasse troppo. Non potevo permettermi che qualcuno scoprisse che ero Maia e non Keton.
Gli altri sarti non avevano nulla da perdere dalla gara.
Io tutto.
. . . .
Per la prossima sfida annunci il ministro Lorsa, Sua Maest ha richiesto un paio di pantofole ricamate per Lady Sarnai. Su ciascuno dei vostri tavoli troverete un cesto contenente pelle, tela, garza e raso.
Per mettere alla prova la vostra abilit, tutti i filati da ricamo colorati sono stati rimossi dall'armadietto dei materiali e sostituiti con filati bianchi. Se desiderate qualche colore, dovrete ottenerlo da soli. Avete tre giorni per completare il lavoro.
Partivo gi in svantaggio. Non avevo mai confezionato un paio di pantofole, cos calcolai frettolosamente ci di cui avrei avuto bisogno. Tingere i filati avrebbe richiesto almeno un giorno ed era improbabile che i colori che avevo portato con me fossero sufficienti per ricamare un paio di pantofole degno della futura imperatrice.
Hai memorizzato la differenza fra settanta tipi di punto quando avevi solo dodici anni ricordai a me stessa. Puoi capire come si fa una ciabatta decente.
Inoltre aggiunsi puoi farcela senza dover usare quelle forbici.
Se devo essere del tutto onesta, fremevo dalla voglia di provarle di nuovo. Non era stato facile dormire con le forbici sotto il letto, aspettandomi che iniziassero a ronzare e a brillare.
Per di pi, continuavo a domandarmi se avrei potuto vincere anche senza.
Almeno avevo un vantaggio: in termini di taglia, il mio piede era molto pi simile a quello di Lady Sarnai rispetto a quello degli altri sarti. Avrei potuto prenderlo come modello.
Tracciai dei segni con il gesso sul foglio di pelle, contornando la suola di ciascun piede, poi tratteggiai dei pezzi a forma di arco che sarebbero serviti per coprire le dita e il tallone. Una volta realizzati i due campioni, li copiai due volte sulla mia pezza di raso: una da usare come fodera e l'altra per ricamarci sopra le mie decorazioni.
La voce squillante di Yindi era sparita e da almeno un'ora non sentivo pi la risata di Longhai. Mi alzai per guardare oltre le inferriate della finestra della sala. Gli altri sarti erano gi in giardino a raccogliere i materiali per iniziare a tingere i filati. Avrei dovuto fare lo stesso.
E sapevo esattamente dove andare.
Afferrai il bastone e mi affrettai a uscire. Le nuvole erano grigie e il cielo cupo, nonostante fosse gi tarda mattinata. Zoppicai fuori fino al cortile, usando l'olfatto per trovare le cucine.
All'interno faceva caldo, con almeno una dozzina di fuochi che divampavano all'unisono e un centinaio di cuochi e servitori che schiamazzavano e correvano di qua e di l. Il sudore mi gocciol gi per le tempie mentre gli odori mi aggredivano il naso: oche e polli appesi a corde attaccate al soffitto, pesce sotto sale lasciato a seccare sulle griglie.
Sto cercando Ammi dissi a un cuoco che stava friggendo un impasto condendolo con del cumino. Il profumo mi fece venire l'acquolina in bocca e l'olio crepit e schizz, macchiandomi le maniche.
L'uomo mi ignor, cos mi avventurai oltre i cuochi, nel cuore della cucina. Le ragazze del servizio si affaccendavano con le braccia cariche di vassoi e piatti, ma non c'era traccia di Ammi.
Dopo aver vagato per dieci minuti, notai una dispensa piena di t. Ed ecco Ammi, intenta a immergere le foglie di t nell'acqua calda insieme a bucce secche di arancia.
Mastro Tamarin! esclam.
Mi dispiace disturbarvi esordii. Mi stavo chiedendo se poteste aiutarmi a fare una cosa.
Si scost i capelli dal viso. Ci prover. Che cosa vi serve?
Spezie. Per le mie tinture.
Spezie? Ammi si asciug le mani con il grembiule. Le spezie sono costose.
Anche delle bacche andranno bene. Radici, corteccia, funghi. Qualunque cosa abbiate a disposizione.
Be', dal momento che dovete confezionare delle pantofole per Lady Sarnai...
Come fate a saperlo?
Sorrise. Le voci corrono, soprattutto in cucina.
Cosa potete dirmi riguardo a Lady Sarnai? domandai.
Non molto. La signora  impossibile da accontentare. Le sue ancelle si lamentano del fatto che si diverte a tormentarle.
Era ci che temevo. Almeno Lady Sarnai era coerente nel tormentare tutti quanti.
Ammi mi accompagn nel magazzino dove tenevano le spezie. Distrarr lo speziale disse. Fate in fretta.
Quando mi diede il segnale mi intrufolai nella dispensa. Mi trovai di fronte un vero tesoro di spezie. Cannella, pepe nero, zenzero, noce moscata, cassia e un assortimento di sapori di cui non avevo mai sentito parlare. Cartamo, zafferano, cardamomo. I colori erano accesi, ma non erano ci che stavo cercando.
Fuori, Ammi ridacchi, poi udii un tonfo contro la porta. Dovevo sbrigarmi.
Allungai la mano su un barattolo a caso sullo scaffale, pregando che non fosse dell'altro pepe. No, era peperoncino. Il successivo era curcuma. E poi ginseng, liquirizia, finocchio. Non c'era pi tempo!
Afferrai un altro barattolo nell'angolo pi distante. Non appena lo aprii, ringraziai gli di della fortuna.
Fiori di pisello essiccati. I cuochi li usavano nei dolci di riso glutinoso per conferirgli una intensa sfumatura di blu.
Versai una bella manciata di fiori secchi nella tasca e, strappando dei fogli dal blocco da disegno, avvolsi qualche pizzico di zafferano, semi di finocchio e acetosella: tutte tinte gialle. Anche se Lady Sarnai non amava il giallo, a me piaceva. Mi piaceva il modo in cui mi macchiava le dita del colore del sole e illuminava le altre tonalit circostanti.
Un trio di domestiche mi circond con i suoi risolini, mentre sgattaiolavo fuori dalla porta.
Ammi  cos fortunata a poter servire i sarti.
Tornerete a mostrarci lo scialle con cui avete vinto?
Ammi ci ha detto che vincerete voi la gara.
Lo spero. Risi insieme a loro finch non raggiunsi l'uscita.
Ammi mi strizz l'occhio e io sorrisi di cuore per la prima volta dopo giorni, mormorai un Grazie e tornai verso la Sala della Suprema Diligenza.
. . . .
Dove sei stato? mi chiese Yindi quando tornai dalla cucina.
D'un tratto fui lieta di aver nascosto le spezie in tasca. Sono andato a fare una passeggiata.
Yindi annus l'aria, arricciando il naso tozzo. Sento odore di spezie.
Feci spallucce. Una delle domestiche mi ha offerto uno spuntino.
Yindi mi impediva di tornare al mio tavolo da lavoro. Si arrotol la barba intorno alle dita. Mi hai sorpreso, giovane Tamarin. Forse c' davvero del talento in te.
Grazie borbottai. Cercai di superarlo, ma lui continuava a bloccarmi la strada.
Tuttavia, un ragazzotto come te deve farne di strada prima di diventare il sarto imperiale di Sua Maest prosegu Yindi. Non so dove tu abbia imparato a cucire in quel modo, ma non mi soffierai il lavoro. Sono io il sarto migliore di A'landi, e lo sanno tutti. Ti avverto, non intralciarmi la strada. Se lo farai, te ne pentirai.
Ormai ero convinta che fosse stato proprio lui a sabotare il mio scialle. Sono qui per servire l'imperatore. Non per giocare ai vostri giochetti.
E sia replic. Ma non dire che non ti avevo avvertito.
Mentre se ne andava a passo deciso spense la mia candela, lasciando la postazione al buio.
Fai attenzione a non dare fuoco al tuo lavoro mi grid Yindi con una risata.
Riaccesi la candela. Avevo portato con me delle tinte color vermiglio e smeraldo, cos cominciai a preparare prima quei filati colorati. Poi misi a macerare i fiori e le spezie della cucina nei miei barattoli per le vernici; sarebbero servite diverse ore prima che fossero pronti per essere usati.
Stirai il raso, immaginando il disegno da imprimere sulla superficie ancora vuota. Un paesaggio montano per ricordare a Lady Sarnai casa propria: dovevo stupirla, perci avrei eseguito dei punti minuscoli per dimostrare la mia attenzione per i dettagli e la mia maestria nei lavori di cucito elaborati.
Le mie dita si misero al lavoro. Iniziai dai fiori: cominciavo sempre con una semplice croce, per poi inserire i petali e lo stelo, disegnando le foglie. Mi ci volevano solo pochi minuti per ciascuno, ma ce n'erano dozzine da realizzare. Dopodich avrei cucito le montagne, intessendo il filato in lunghe linee dentellate per delinearne la sagoma.
L'ago si immergeva nel raso per poi riemergervi. Tre punti per ogni battito del cuore. Dentro e fuori.
Lavorai per tutta la notte. L'incenso del tempio in miniatura di mastro Yindi era forte e le palpebre si fecero pesanti, cos mi pizzicai le guance per restare sveglia.
Quasi all'alba, mi sgranchii le braccia e la schiena, che stava iniziando a dolermi dopo cos tante ore china sul lavoro. Mentre mi alzavo vidi la sagoma abbozzata di una scarpa sul tavolo di Norbu, che per non aveva ancora iniziato a costruirla. Forse aveva esperienza nella realizzazione delle pantofole, ma pensai comunque che fosse arrogante da parte sua sprecare quella sessione di lavoro.
Quando finalmente il gong all'ingresso della sala risuon, le dita erano doloranti per il tanto cucire.
Attenzione! grid Lorsa. Smettete di lavorare all'istante.
Era gi mattina? La luce filtrava dalle finestre aperte, ma non me ne ero nemmeno accorta. Mi strofinai gli occhi e mi voltai verso il ministro Lorsa.
Con mia grande sorpresa, lo accompagnava Lady Sarnai, con un'espressione fredda e imperscrutabile in volto.
Perch  qui? mi domandai mentre i sarti e io mormoravamo parole di benvenuto alla figlia dello shansen.
Ho deciso che questa sfida  troppo semplice annunci Lady Sarnai. Sono lusingata che Sua Maest Imperiale vi abbia incaricato di ricamare delle pantofole per me, ma ne ho gi a sufficienza. Quindi ho deciso di chiedere qualcosa di pi... singolare.
In quanto imperatrice, accoglier visitatori provenienti da tutto il mondo. Le pantofole a'landane sono apprezzate per la loro bellezza e per il rispetto della tradizione. Tuttavia, a Samaran le regine indossano pantofole fatte di ferro, e ad Agoria le principesse portano scarpe in oro battuto. Io ne vorrei un paio in grado di incarnare una tale forza e un tale potere, pur risultando gradevoli allo sguardo.
Entr un servo che deposit una pila di piatti di porcellana azzurri. Poi un altro port ciotole e vasi di vetro e brocche da vino scanalate. Ben presto il tavolo davanti a noi si riemp di oggetti di vari materiali, dalla carta alla paglia, al bronzo e persino ai fiori.
Mastro Taraha domand ci che tutti ci stavamo chiedendo: Vostra Altezza, un sarto di solito non lavora con la porcella, o con il vetro, o....
Lady Sarnai lo interruppe. Il sarto imperiale  un mastro prescelto dagli di. Mi aspetto che sia in grado di lavorare con qualunque materiale, sia esso il vetro o la seta. O addirittura l'aria, se dovessi mai chiedergli di farlo. Se questo  un problema, siete libero di andare a casa.
Con quelle parole pose fine alle domande.
Lady Sarnai allora gir i tacchi e il ministro Lorsa si affrett a seguirla.
Non appena se ne furono andati, i sarti si precipitarono al tavolo. Barcollai in avanti, zoppicando pi in fretta che potevo con il mio bastone, ma qualcuno me lo calci via di mano e caddi a terra con violenza.
Longhai mi tir su con la sua mano forte. Svelto, Tamarin, prima che prendano tutto.
Mastro Garad si era gi accaparrato la paglia e gli altri si gettarono sul bronzo, sul ferro e sulla carta. Quando finalmente raggiunsi il tavolo, erano rimasti solo il vetro e la porcellana. Norbu afferr i piatti di porcellana all'ultimo minuto, lasciandomi il vetro.
Mastro Boyen sbirci dietro il mio paravento. Stringeva in mano una manciata di orchidee e stava gi intrecciando le foglie e gli steli nella forma di una pantofola. Oh, vetro. Schiocc la lingua fingendo compassione. Sar difficile.
Ce la far sibilai fra i denti.
Non vedo l'ora di scoprire che cosa farai stavolta comment Boyen. Siamo rimasti tutti cos colpiti dal tuo scialle che persino Yindi  invidioso. Meglio non infastidire troppo il vecchio. Il vetro si rompe cos facilmente, e non sappiamo chi sia stato a rovesciare il t sul tuo scialle, non  vero?
Lo fissai finch non se ne fu andato.
Poi, con un sospiro, posai i materiali sul mio banco. Con che cosa avrei dovuto lavorare? Un paio di ciotole di vetro e un vaso lungo e sottile. Incidere e colorare il vetro sarebbe stato abbastanza semplice. Ma ricavarne delle pantofole?
Mi aggrappai al bordo dello sgabello, cercando di immaginare delle pantofole fatte di vetro. Ogni idea andava a finire con le babbucce ridotte in frantumi.
A meno che... non lo fossero gi.
La mente lavorava in fretta per escogitare un piano. Presi un pennello largo e dipinsi l'interno del vaso con la tintura ricavata dai fiori di pisello. Mentre si asciugava, corsi in cucina e tornai con un mortaio di riso glutinoso che avrei usato come colla.
Facendo attenzione, distesi sulla postazione di lavoro un lungo ritaglio di mussola. Poi, brandendo il bastone, colpii il vaso pi e pi volte fino a ritrovarmi con un migliaio di schegge rotte che luccicavano sul tavolo come diamanti blu.
Una per una, incollai le schegge sulla base delle pantofole. Il vetro mi tagliava le dita, facendole sanguinare, ma io le bendai con gli avanzi di stoffa e continuai a lavorare. Non mi sarei fermata fino a quando ogni punto della calzatura avrebbe brillato.
Avrei creato qualcosa di stupefacente. E non mi sarebbero servite le forbici per farlo.
. . . .
Arrivato il giorno del verdetto, Lady Sarnai torn da noi di mattina, accompagnata dal ministro Lorsa e dal Lord stregone. Vedere quest'ultimo non mi aiut affatto a placare i nervi gi tirati, ma feci del mio meglio per ignorarlo e badai a fasciarmi le dita e a spazzare via i residui di vetro dal tavolo. Avrei voluto crollare sullo sgabello da quanto ero esausta, ma rimasi in piedi di fronte alla postazione come gli altri sarti, in attesa dell'annuncio del ministro Lorsa.
Il ministro dichiar: Ciascun sarto indosser le proprie pantofole per presentarle a Lady Sarnai. Lorsa ridacchi. Se non sar in grado di fare otto passi con esse ai piedi, sar mandato a casa.
Un senso di sollievo mi travolse mentre mi infilavo le scarpe di vetro. Calzavano bene e non era troppo difficile camminarci, ma vidi Longhai abbassare lo sguardo con aria mortificata sui propri piedi larghi e gonfi.
Il vecchio sarto era stato gentile con me. Non volevo che venisse eliminato per una sfida cos sciocca.
Fingendo di fare pratica con le pantofole, attraversai la sala in direzione del mio amico.
Camminate sulle punte gli consigliai a bassa voce mentre passavo davanti alla sua postazione. Sono solo pochi passi.
Longhai mi restitu uno sguardo pieno di riconoscenza. Ma non era l'unico ad avere difficolt. Provai quasi pena anche per Yindi, vedendolo barcollare sulle sue ciabatte mentre malediceva la malasorte del demonio.
Lady Sarnai sembrava divertita dal disagio generale. Miracolosamente, per, quasi tutti riuscirono a camminare nelle proprie pantofole senza romperle, fatta eccezione per mastro Garad, che aveva piedi cos larghi che le ciabatte di paglia cedettero.
Lady Sarnai sollev il mento e il sarto fu congedato.
Fu allora che notai che il Lord stregone era sparito dal fianco della dama. Si muoveva a passo cos silenzioso che quasi non mi accorsi che si stava avvicinando alla mia postazione.
Avete piedi piuttosto delicati per essere un ragazzo comment, indicandoli con lo stivale nero lucido. La luce si riflett sulle mie pantofole di vetro blu, come se un migliaio di stelle luminose stesse danzando sul pavimento di legno. Le avete fatte da solo?
S, signore risposi, evitando per di guardarlo. Sapevo che, se l'avessi fatto, i suoi occhi pallidi e dal colore mutevole mi avrebbero fatta cadere in trappola.
Sono notevoli mi concesse il Lord stregone. Pochi diamanti brillano quanto le vostre pantofole, mastro Tamarin. Incroci le braccia, tamburellando con le lunghe dita sul gomito, e sorrise. Continuate cos, allora.
Sbirciai oltre il paravento per dare un'occhiata al lavoro degli altri sarti. Taraha aveva usato una dozzina di colori accesi per ricamare un centinaio di fiori su ciascuna scarpa. Un capolavoro... ma si era incaponito nel non voler usare nessuno dei materiali speciali che Lady Sarnai aveva richiesto.
Fu rimandato a casa.
Mastro Boyen aveva convinto il fabbro di corte a fondere i suoi pezzi di bronzo in due suole, anche se erano cos pesanti che, mentre muoveva gli otto passi, strapparono le orchidee intrecciate con delicatezza.
Anche lui fu congedato.
La prova della camminata era finita, cos mi tolsi le pantofole e le posai sul tavolo, coprendole con un panno di raso ricamato.
Lady Sarnai scelse proprio quel momento per avvicinarsi alla postazione. Dove sono le vostre pantofole?
Colta di sorpresa, sussultai. Vostra Altezza... qui... sono qui.
Sollevai il panno di raso, aspettandomi che le scarpe brillassero e luccicassero, ma una nuvola oscur il sole, spegnendo il loro splendore.
Lady Sarnai sbuff. Un po' semplici per i miei gusti. Sono delusa, mastro Tamarin. Nutrivo grandi speranze in voi dopo aver visto il vostro scialle.
No! Falle cambiare idea. In fretta. Io... le ho tinte con i fiori di pisello, Vostra Altezza balbettai, che a quanto ho inteso crescono vicino al castello di vostro padre...
Non cercate di entrare nelle mie grazie disse Lady Sarnai, anche se aveva smesso di picchiettare il ventaglio contro il palmo della mano. Il sole era tornato a splendere, facendo danzare i suoi raggi di luce tutto intorno alle pantofole, sul tavolo e sul paravento. La vidi inarcare un sopracciglio. Di che cosa sono fatte?
Presi in mano una babbuccia per mostrarle come brillava alla luce. Vetro.
Allora Lady Sarnai socchiuse gli occhi. Il vetro si rompe.
In tutta fretta, mi infilai di nuovo le pantofole per dimostrarle il contrario. Sono...
Il vetro  un materiale paradossale mi interruppe il Lord stregone. Fragile, eppure resiliente. Come le pantofole.
Avete preso in simpatia il ragazzo lo schern Lady Sarnai. Devo farlo mandare ai vostri alloggi dopo il lavoro?
Imperturbabile, l'uomo rispose: Che pensiero gentile, Vostra Altezza. In effetti stavo pensando di farmi fare delle scarpe nuove, ma credo che terr quelle attuali ancora per un po'. Non ho alcun desiderio di camminare sulle uova pi di quanto non si faccia gi in vostra compagnia.
Repressi un sorriso, ma Lady Sarnai non fu altrettanto divertita. Apr di scatto il ventaglio e torn al centro della sala.
Mastro Norbu, mastro Longhai e mastro Yindi rimarranno annunci.
Mi morsi il labbro, detestando il modo in cui mi si contorcevano le viscere. Yindi mi rivolse una smorfia, ma Lady Sarnai non aveva ancora finito.
E aggiunse terr anche mastro Tamarin.
Un senso di gratitudine e sollievo mi pervase, ma non dur a lungo.
Mastro Yindi ha vinto per la seconda volta prosegu Lady Sarnai. Si unir a me al banchetto di stasera in mio onore. Al resto di voi ancora in gara... non deludetemi di nuovo.
La mia voce interiore torn a tormentarmi. Sei quasi stata mandata a casa. Avresti potuto vincere... se solo avessi usato le forbici.
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CAPITOLO 8.
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Ero a palazzo da una settimana, lontana da casa da quasi due. Baba e Keton mi mancavano da morire; talvolta, dopo aver lasciato la sala, scrivevo mentalmente delle lettere per loro. Sembrava sciocco, eppure leniva i morsi della mia solitudine.
Ora che erano rimasti soltanto quattro sarti, avevo il tempo di scrivere una lettera vera e propria. Mi sedetti accanto a uno stagno di carpe circondato da prugni, che rapidamente stava diventando il mio posto preferito a palazzo, con un foglio di pergamena e un pennello sul grembo... ma non sapevo cosa dire.
Cari Baba... e Maia,
l'imperatore ha chiesto a dodici uomini di competere per il posto di sarto imperiale e ieri sera ho dovuto confezionare un paio di pantofole... fatte di vetro! Ci credereste? Baba, non ho usato le forbici che mi hai dato.
Esitai e piegai un braccio sopra il bordo di pietra dello stagno. Oh, Baba, sapevi che cosa erano in grado di fare? Devo vincere, ma se non ci riuscissi senza il loro aiuto? Mi tormentai le mani. No, non posso scrivere cos.
Non ho usato le forbici che mi hai dato e le mie pantofole hanno superato la prova. Spero che i soldi che vi ho mandato bastino almeno per superare l'estate.
Il pennello trem quando mi morsi il labbro, rileggendo ad alta voce mentre scrivevo l'ultima riga:
E, Maia, dodici passi. Uno per ogni giorno in cui sono stato via.
Una voce profonda mi colse di sorpresa. Vi capita spesso di conversare da solo?
Infilando la lettera in tasca, scattai in piedi e quasi caddi nello stagno. Capii senza bisogno di girarmi che si trattava del Lord stregone. La sua voce ormai mi era familiare.
Vedo che siete sopravvissuto a un altro turno disse quando mi voltai verso di lui. Era di nuovo vestito di nero, un ottimo colore per tendere imboscate fra le ombre e cogliere le persone di sorpresa.
Sarebbe stata una vergogna se foste stato mandato a casa continu. Per vostra fortuna, ho deciso di intervenire.
Mi morsi la lingua per non rispondergli male. Era vero, mi aveva davvero aiutata. Ricordando il suo rango, piegai la schiena in un inchino rigido e dissi, nel tono pi educato possibile: Vi ringrazio, signore.
Vi inchinate? Mi squadr. Qualcuno deve avervi detto chi sono. Che peccato. Ora siete diventato formale e noioso come tutti gli altri, e mi chiamate signore.
Non saprei come altro rivolgermi a voi.
La sua bocca si incurv in un sorriso sarcastico. Il mio nome completo sarebbe troppo complicato da pronunciare per voi. Potete chiamarmi Edan.
Edan ripetei. Quel nome aveva un che di esotico sulla mia bocca.
Mi rivolse una lieve riverenza. Sono al servizio di Sua Maest Imperiale nelle vesti di Lord stregone di corte. A Ovest sono conosciuto come l'Illustrissimo; a Est sono l'Illuminante; e in ogni altro angolo del mondo sono il Formidabile.
Respirai profondamente. Che cosa mi aveva raccontato Sendo degli incantatori come lui? Tutto ci che riuscivo a ricordare era che erano al servizio dei re di tutto il mondo e bevevano il sangue delle giovani fanciulle.
Finlei si era sempre fatto beffe di quelle storie, ma il solo pensiero mi fece rabbrividire.
Sii coraggiosa, Maia ricordai a me stessa. Se Edan voleva una giovane, aveva l'imbarazzo della scelta fra le ragazze del palazzo.
Inoltre, l'uomo che mi trovavo di fronte era fin troppo giovane per aver girato il mondo. Ero sicura che le sue vanterie fossero aria fritta e nient'altro.
Non ho mai sentito parlare di voi mormorai.
Edan rise. Siete scettico.  un comportamento saggio. Anche se bizzarro, per una persona cos giovane.
Mio fratello mi raccontava delle favole sulla magia quando era... Non riuscii a pronunciare le parole ancora vivo. Il mio tono si rabbui. Ma era questo che erano: soltanto favole.
Gli a'landani sono un popolo superstizioso. Sempre pronti a pregare gli antenati morti. Se credete negli spiriti e nei fantasmi, non vedo perch non dovreste credere nella magia.
Io credevo nella magia. Solo che non volevo ammetterlo proprio di fronte a lui, fra tutte le persone. Io credo nel lavoro duro e nel fatto di provvedere alla mia famiglia.
In questo ve la caverete bene comment Edan. Ho visto i vostri lavori. Davvero notevoli. Ho trovato lo scialle particolarmente... interessante.
Ecco di nuovo quello sguardo subdolo, come se conoscesse il mio segreto. Le guance mi tradirono, arrossendo. No, non era possibile che lo sapesse. Mi sforzai di fare la disinvolta. Che ne sapete voi dell'arte del cucito?
Che ne so io, in effetti? ribatt Edan in tono malizioso. A quanto pare riesco a tirare fuori il peggio di voi. Con tutti gli altri, sembra che siate piuttosto...
Uno xitara? domandai in tono distaccato.
Edan rise. Stavo per dire amabile.
Quanto avrei voluto che se ne andasse. Le apparenze ingannano.
Non avrei saputo dirlo meglio. Afferr il mio bastone e mi diede un colpetto sulla gamba - quella che in teoria doveva essere irreparabilmente menomata - e io lanciai un grido.
Ehi! Ero cos arrabbiata che dimenticai di usare un tono di voce profondo da uomo. Ridatemelo!
Perch? Non ne avete bisogno.
Aggrottando la fronte, feci finta di zoppicare, sorreggendomi a una siepe per tenermi in piedi.
Edan allora mi lanci il bastone. Mi stava fissando con attenzione. Pensate che non abbia notato che fate affidamento sul piede destro per la met del tempo e su quello sinistro per l'altra met? Solo uno stolto non se ne accorgerebbe, ma per vostra grande fortuna questo palazzo ne  pieno.
La rabbia svan, lasciando il posto alla paura. Vi prego, non...
Ma non  questo il vero segreto, dico bene?
Il mio viso impallid. Smisi di guardare a terra e fissai Edan dritto negli occhi. Adesso erano del colore dell'ambra, densi e brillanti come la linfa di un albero. Il suo sguardo era penetrante. Non so davvero che cosa intendiate dire, signore.
Voi non siete Keton Tamarin e di certo non siete il vecchio Kalsang Tamarin. I due figli maggiori sono morti in battaglia, ma ho sentito dire che ha una figlia che  riuscita a mandare avanti il negozio piuttosto bene durante la guerra...
Lo stomaco mi si contorse.
Edan si avvicin, ora con occhi azzurri e freddi, ma pur sempre taglienti. Avrei giurato che fossero gialli appena pochi secondi prima. Avrei ragione di presumere che siete Maia Tamarin?
Socchiusi le labbra, ma Edan ci pos sopra un dito prima che potessi proferire parola.
Pensateci bene prima di mentire a uno stregone mi avvert. A volte aiuta guardarsi allo specchio. Cos dicendo, ne tir fuori uno e me lo sollev di fronte al viso.
Mi portai di scatto la mano alla bocca. Quella nel riflesso ero io... ma con i capelli di nuovo lunghi, e alle mie spalle c'era mio fratello, il vero Keton.
Che magia  questa? domandai.
Semplicemente un riflesso della verit ribatt. Noi stregoni vediamo pi di quanto veda la maggior parte della gente. Sapevo che non eravate Keton Tamarin. Voi siete la ragazza che avete dipinto sullo scialle.
Scansai lo specchio. Stavo cercando di dipingere Lady Sarnai.
Mm mugugn, studiandomi. La somiglianza non  strabiliante, ma c'. Curioso.
Non c' nessuna somiglianza sbottai. Non sono una ragazza.
Non lo dir a nessuno.
Credete che mi fidi di voi?
Dovreste. Edan si allent il colletto. Era alto e sembrava scomodo, dato il caldo, eppure non c'era una goccia di sudore sulla sua fronte. Io indossavo i miei abiti di lino pi leggeri e stavo gi sudando. Ditemi: che cosa vi impedisce di fidarvi di me?
Avrei potuto pensare a un migliaio di motivi, quindi non ho idea di che cosa mi spinse a blaterare: Mio... mio fratello ha detto che gli incantatori bevono il sangue delle fanciulle.
Edan si limit a scoppiare a ridere. Quando si ricompose, in tono piuttosto severo, rispose: Ora la gara  fra quattro sarti. Se avete intenzione di vincere,  arrivato il momento di mettervi un po' in mostra.
Aggrottai la fronte e abbassai le difese. Avete detto che il mio scialle era troppo bello.
Per la prima sfida mi corresse Edan. Non intendevo dirvi di diventare cos deludente nella seconda.
Io non sono... gemetti. Ma era inutile tentare di spiegargli quanto fosse difficile creare un miracolo in soli tre giorni... senza usare le forbici magiche, per lo meno. Perch volete che vinca? domandai allora.
Sfoder un sorriso misterioso. Uno stregone non rivela mai le proprie intenzioni. Diciamo solo continu, tirando fuori le mie forbici dalla sua manica che queste non potrebbero appartenere a una comune sarta.
Dove le avete prese? Mi alzai sulle punte dei piedi, allungandomi per riprendermi le forbici. Sono mie!
Dunque c' del fuoco in voi. Il suo sorriso si allarg. Perch dovrei ridarvele? Sono speciali per voi?
Il battito acceler. Quelle forbici facevano miracoli. Non potevo permettere che il Lord stregone dell'imperatore scoprisse l'altro mio segreto e mi facesse sbattere fuori dalla gara.
Me le ha regalate mio padre risposi, allungandomi ancora.
Hanno qualcosa di speciale?
No insistei.
Abbass leggermente le forbici. Dite per favore.
Per favore ripetei controvoglia.
Edan allora me le porse. Io gli strappai le forbici di mano e me le infilai in tasca.
Non siete una brava bugiarda, Maia Tamarin. Edan chin il capo da un lato. Quelle forbici sono incantate. Qualunque stregone riuscirebbe a fiutare su di voi la loro magia.
Non so di cosa parliate.
Mi voltai per andarmene, ma Edan mi blocc la strada. Le pantofole che avete creato erano molto belle, ma con le forbici avreste potuto far vergognare Yindi, Norbu e Longhai. Continuando a non farmi passare, si pieg in modo da guardarmi negli occhi. Se temete che vi far andare a casa per questo, vi sbagliate di grosso. Avete stuzzicato la mia curiosit, mastro Tamarin. Gli oggetti magici non funzionano con tutti.
Che ne sapete voi? domandai, cercando di usare un tono tagliente anche se, mio malgrado, ero incuriosita.
So un sacco di cose. ridacchi Edan. Se volete vincere la gara, xitara, avrete bisogno del mio aiuto.
La sua arroganza mi mandava in bestia. Volete smetterla di chiamarmi cos?
Non vi piace?
Perch dovrebbe piacermi essere chiamata agnellino?
Ah. Conoscete l'a'landano antico. Sembrando d'un tratto divertito, Edan si picchiett il mento. Era appuntito, nonostante la mandibola squadrata. Non era una combinazione sgradevole... anche se era insolita. Ci penser su... se vincerete.
Io vincer replicai. E senza il vostro aiuto.
Siete un tipo strano, sapete? Mi osserv con le braccia conserte e un sorrisetto sulle labbra. Quando sono arrivati gli altri sarti, hanno fatto del loro meglio per corrompermi con gioielli, sete, pellicce, perfino con una delle loro figlie... e tutto in cambio di un po' di aiuto. Invece voi lo rifiutate anche se ve lo offro gratuitamente.
Voi non mi state aiutando dissi a denti stretti. Mi state tormentando.
Di nuovo quella risata secca. Come dite voi, mastro Tamarin. Ma vi do un suggerimento: provate a mettere un sassolino nella scarpa, cos almeno ricorderete quale gamba dovrebbe essere storpia.
Detto ci, mi fece un inchino come se fossi una nobildonna al pari della futura sposa dell'imperatore. Poi se ne and, fischiettando un motivetto.
Accettare l'aiuto di un individuo cos insopportabile? Sbuffai.
Mi sconcertava la sola idea che l'avesse proposto.
Girai i tacchi, rifiutandomi di voltarmi a guardarlo. Per prestai attenzione alla mia andatura per il resto della giornata... e sperai, in preda all'ansia, di potermi fidare di lui riguardo al fatto che non avrebbe rivelato i miei segreti.
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CAPITOLO 9.
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La mattina seguente faceva un caldo infernale, ma non era un buon motivo perch Yindi e Norbu se ne andassero in giro per la sala senza la camicia indosso; eppure lo facevano comunque. Io distoglievo lo sguardo, soprattutto da Norbu, il cui addome peloso non era certo qualcosa che desiderassi vedere.
Per una volta fui contenta quando il ministro Lorsa arriv per annunciare la prossima sfida.
Sua Maest avr presto il piacere di dare il benvenuto a importanti dignitari del Lontano Ovest. Detto questo, Sua Altezza Lady Sarnai ha bisogno di nuovi abiti per accoglierli.  consapevole del fatto che siete tutti in grado di confezionare indumenti secondo lo stile locale a'landano, tuttavia desidera sondare la vostra versatilit. Il sarto che creer per lei la casacca che meglio rappresenta la Strada delle Spezie da un estremo all'altro vincer questa sfida.
La mia mente era gi al galoppo. A'landi era l'estremo orientale della Grande Strada delle Spezie, mentre Frevera era quello occidentale. Quel poco che sapevo della moda di quelle parti del mondo implicava scollature vertiginose, pizzi e broccati con cui avrei potuto pagare un riscatto degno di un principe e corsetti attillati: l'esatto contrario degli stili modesti e morbidi di A'landi.
Lorsa prosegu: Voi quattro potrete andare al mercato questo pomeriggio per acquistare i materiali. Avrete a disposizione una somma di trecento jen e met settimana per completare la casacca.
Fece una pausa, come faceva sempre prima di dire qualcosa di spiacevole. Oh, e un'altra cosa: dovr essere fatta di carta.
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Carta! borbott Longhai mentre entravamo in citt. Fra tutte le cose possibili... Si accarezz la barba, poi infil la mano in tasca in cerca della fiaschetta di vino. Non indosser della carta per accogliere i dignitari stranieri. Sai, sto iniziando a sospettare che stia usando la gara come un modo per rimandare il matrimonio con l'imperatore Khanujin.
Schioccai la lingua. Edan aveva detto la stessa cosa.
Avevo ascoltato il suo consiglio sul fatto di mettere un sassolino nella scarpa, ma adesso il dolore mentre camminavo era reale e mi rendeva troppo lenta perfino per Longhai, che si stacc dal mio fianco per camminare insieme a Yindi.
Con un sospiro, proseguii da sola. La scarpinata dal palazzo fino al centro di Niyan non era semplice: ottantotto gradini in discesa dal palazzo, poi altri duecento gi fino alla Collina dei Crisantemi. Un altro miglio pi in basso si stendeva il mercato di Tangsah.
Nonostante la brezza proveniente dal vicino fiume Jingan, l'umidit mi si addensava sulle tempie, facendo gocciolare piccole perle di sudore sulle guance fino alle spalle. Gli spilli che avevo usato per stringere le fasce intorno al petto mi pungevano il fianco e non potevo fare a meno di grattarmi la pelle irritata. I bendaggi puzzavano e prudevano, ma dimenticai ogni disagio non appena vidi Tangsah.
Non ero pi stata in un vero mercato da quando vivevamo a Gangsun. I venditori si stendevano da una strada all'altra, alcuni sotto sgargianti tendoni spioventi in ogni sfumatura di arancione, altri su carretti che avanzavano a singhiozzo lungo le vie lastricate. Davanti a noi c'erano gli intagliatori di giada, i maestri dei tendaggi e i soffiatori di vetro, inframezzati da somari, polli selvatici e bambini che gironzolavano, e ancora oltre c'erano gli acrobati e i mangiatori di fuoco. Non c'era alcun ordine in quel mercato, ma lo adoravo gi.
Un bello spettacolo, non  vero? mi disse Longhai, ricomparendo al mio fianco.  secondo solo a quello della capitale. Ne indic l'estremit pi lontana e aggiunse: I mercanti nel quartiere della seta cercheranno di imbrogliarvi quando scopriranno che state lavorando a palazzo. Non pagateli pi della met di quanto vi chiederanno. E non comportatevi come se fosse la vostra prima volta qui.
Spostai il peso dal piede al bastone.  cos ovvio?
S ammise Longhai. Poi fece una pausa. Avete un vero talento, Keton, ma siete giovane. Se non stessimo partecipando a questa folle gara, vi prenderei come mio apprendista. Scroll le spalle ampie. Questa competizione mi stanca. Noi siamo artigiani. Dovremmo imparare gli uni dagli altri, non tagliarci la gola a vicenda.
Prima che potessi rispondere, Norbu si infil fra noi due. Venite alla taverna con noi, giovane Tamarin? Vi offrir da bere, se cos facendo potr carpire i vostri segreti sul ricamo. Quello scialle era meraviglioso.
Annaspai con il bastone. Dovr passare la giornata a comprare materiali.
Che guastafeste. Yindi sbuff dal naso. Abbiamo la giornata libera e trecento jen a testa. Dovremmo godercela.
Facile per voi parlare ribatt Longhai. Avete vinto le ultime due prove. Io stesso sarei pi propenso a seguire il giovane Tamarin.
Per non lo fece. Longhai aveva un debole per l'alcol e avevo la sensazione che Yindi e Norbu lo stessero usando contro di lui.
Non hai caldo con tutti quei vestiti? mi disse Yindi, indicando la mia tunica. Avevo indosso almeno tre strati per nascondere meglio il petto.
Questo  un clima freddo per me mentii, nella speranza che non notasse il sudore che mi si stava accumulando sulla nuca.
Yindi incroci le braccia, arricciando il naso tozzo come suo solito. Sei un tipo strano, Tamarin. Scosse la testa e spar nell'osteria insieme a Norbu.
Diedi una sbirciata all'interno: era piena di uomini, alcuni dei quali intenti a scommettere al gioco delle tessere e altri a recitare poesie in preda ai fumi dell'alcol. Al centro c'era Norbu, indaffarato con magistrati e nobili mentre un servo faceva acquisti al posto suo.
Lui non lavora mai? domandai a Longhai prima che anche lui entrasse nel locale.
Non sottovalutate Norbu mi rispose. Come pensate che sia diventato il sarto pi ricco di A'landi? Di certo non trascorrendo tutto il giorno davanti al telaio.
Mi riparai sotto l'ombra della tenda di un coltivatore di mandarini e consultai la mappa. Poi mi legai bene la sacca con i soldi intorno al collo; Tangsah era famoso per i borseggiatori.
Passando di fronte a svariati negozi e bancarelle di fornai intravidi torte al sesamo e biscotti a nido d'ape. A palazzo mangiavo bene, ma non c'era nulla come i biscotti a nido d'ape appena tolti dalla piastra.
Mi scrollai di dosso la voglia. Seta, non biscotti ricordai a me stessa. Filati, non torte.
Con rinnovata determinazione, mi avviai a comprare i materiali. Dopo qualche ora il cesto si era fatto pesante. Avevo usato quasi tutti i soldi che Lorsa ci aveva dato per comprare tinte, aghi nuovi, foglia d'oro per fabbricare un filo metallico e una cornice pi piccola per i ricami pi intricati.
Mi erano rimasti due jen e trenta fen, quanto bastava per comprarmi qualcosa per pranzo. Mi fermai dal fornaio che sembrava avere i panini alle verdure al vapore pi belli e profumati e acquistai una mela dal contadino accanto con i fen restanti.
Allora sentii un colpetto sul mio cesto e mi ritrassi di scatto, immaginando subito che si trattasse di un borseggiatore. Era Edan.
Che cosa ci fate qui? domandai.
Perch vi servono queste cose se avete quelle forbici? ribatt lui, guardando con aria perplessa il contenuto del cesto.
Mi affrettai ad allontanarmi dalla bancarella del contadino. Non ho intenzione di usarle.
Lui mi segu. Questa s che  l'idea pi sciocca che abbia mai sentito.
Lady Sarnai odia la magia. Non voglio che mi mandino a casa per un paio di forbici. E mi rifiuto di barare. Fissai lo stregone. Stava sogghignando mentre mangiucchiava una mela di un giallo brillante. La mia mela! Prendete mai qualcosa seriamente?
Prendo tutto seriamente. Soprattutto la magia. Se avessi delle forbici incantate come le vostre, a quest'ora la prova sarebbe gi finita.
Non sareste in grado di cucire nemmeno per salvarvi la vita replicai, cercando di riprendermi la mia mela.
Ah, ma non ne avrei bisogno. Strinse il frutto nel pugno, poi apr le dita. La mela era scomparsa.
Cercai di non pensare troppo a come ci fosse riuscito; gli avrei dato troppa soddisfazione. Non dovreste essere a palazzo? A consigliare e a proteggere l'imperatore, o qualunque altra cosa facciate?
Sua Maest non ha bisogno della mia protezione... n del mio consiglio.  un uomo adulto. Edan sogghign. Come sono sicuro che abbiate notato.
Il sole mi faceva morire dal caldo. Agitata, risposi: L'imperatore Khanujin  un grande uomo. Sono molte le cose da ammirare in lui.
Per esempio? La grazia e l'arguzia? Il fascino e la bellezza? Oserei dire che qualcuno ne  infatuato. Edan mi scrut con sguardo inquisitorio. Avete parlato con lui?
Le guance mi si accesero di un rosso brillante. N-no.
Vi piacerebbe? Edan si tocc il mento. Potrei occuparmene io.
Allora ricordai che cosa aveva detto Lady Sarnai riguardo a Edan, sul fatto che lo stregone mi aveva preso in simpatia. No pensai. Semplicemente si divertiva a tormentarmi perch conosceva il mio segreto. Sapeva che ero una ragazza.
Era per questo che ero cos irritabile in sua presenza? Oppure era passato cos tanto tempo da quando i miei fratelli si erano presi cura di me che adesso non mi fidavo di lui, che non riuscivo a fidarmi di lui?
Vi annoiate cos tanto da non avere nulla da fare a parte seguirmi?
Il mio compito  proteggere A'landi e assicurarmi che il matrimonio reale abbia luogo. Vi sto seguendo per fare i migliori interessi di A'landi.
Pensavo che foste impegnato a seguire Lady Sarnai.
Ah! esclam Edan, con aria divertita. Vedo che qualcuno d ascolto agli intrighi di corte. Molto bene, Maia.
Potete evitare di chiamarmi cos in pubblico? sussurrai in tono severo.
Le sue labbra si tesero in un sorriso. Molto bene. Ma posso farlo in privato?
Uff. Incrociai le braccia. Non vedo la signora da nessuna parte, qui intorno.
Sta facendo il bagno nelle acque sante del Tempio della Sacra Luna. Non sarebbe stato appropriato per me seguirla fin l, cos ho colto l'opportunit per rifornire le mie scorte.
Edan allung le mani, che erano vuote. Prima che potessi ribattere Quali scorte?, un falco plan sul mercato, atterrandogli sulla spalla. Con lo sguardo ancora fisso su di me, Edan sleg il rotolo annodato alla zampa sinistra del falco e gli accarezz la gola bianca.
Trattenni il fiato mentre Edan leggeva il biglietto. La sua espressione non trad alcuna emozione, ma si lasci sfuggire un lieve, impercettibile sospiro.
Spero troviate qualcuno che vi aiuti a portare a casa i vostri acquisti, signorina... voglio dire, mastro Tamarin. Mi offrirei volontario, ma temo di essere stato riconvocato a palazzo. E, come sapete, bisogna ubbidire all'imperatore.
Perfino voi? dissi. L'onnipotente Lord stregone?
Perfino io. Edan si inchin in una riverenza. Il falco sulla sua spalla allung il collo, fissandomi con i suoi rotondi occhi gialli. Alla prossima volta, mastro Tamarin.
Spero di no mormorai.
Edan, che mi aveva sentito, ridacchi. Attenzione ai borseggiatori! mi url dietro.
Preoccupata, mi infilai la mano in tasca e trovai una mela nuova... insieme a cinquanta jen.
Mi voltai, ma Edan era sparito.
Mi lasciai sfuggire un sospiro, esasperata. Non avevo mai conosciuto una persona tanto insopportabile e tanto piena di s.
Diedi un morso alla mia nuova mela. D'altro canto, forse non era del tutto cattivo.
Forse.
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CAPITOLO 10.
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La mattina dopo, proprio quando stavamo iniziando a disegnare i bozzetti e a rallegrarci del fatto che per le giornate seguenti ci saremmo liberati della figlia dello shansen, Lady Sarnai piomb improvvisamente e inaspettatamente nella Sala della Suprema Diligenza. Le forbici sferragliarono a terra e Longhai gett la fiaschetta dietro il proprio tavolo mentre scattavamo tutti in piedi sull'attenti.
Lady Sarnai ci pass davanti, con indosso un mantello bianco fatto interamente di piume di colomba, una faretra piena di frecce scarlatte appesa alla spalla e un arco in mano. A quanto pareva, quel giorno il ministro Lorsa non era al suo fianco. Soltanto un'ancella la accompagnava, anche se aveva l'aria di chi avrebbe preferito fare qualunque altra cosa pur di non dover stringere fra le braccia quattro uccelli morti.
Gli occhi scuri di Lady Sarnai calarono su di noi, mentre l'ancella lanciava un falco morto sul tavolo di Norbu, uno su quello di Yindi, uno su quello di Longhai e infine uno sul mio. Il mio volatile atterr con un tonfo, con gli occhi gialli e penetranti ormai spalancati e vuoti, le ali screziate di grigio spiegate abbastanza da coprire tutta l'ampiezza del tavolo. Deglutii, ripensando al falco nero che avevo visto il primo giorno a palazzo.
Lady Sarnai sbuff. Desidero che queste piume siano incorporate a una fusciacca di seta per Sua Maest. Da indossare sul suo abito da cerimonia al tempio.
Nascosi una smorfia. Di certo Lady Sarnai sapeva che quello sarebbe stato un vero e proprio affronto nei confronti dell'imperatore, giusto? In un tempio era proibito indossare qualunque cosa ricordasse la morte.
Mastro Longhai disse la dama. Sembrate a disagio. La mia richiesta vi disturba?
No, Lady Sarnai si affrett a rispondere il sarto.
Curioso mormor lei. La vista delle mie prede mattutine ha messo il Lord stregone a disagio a tal punto che ha evitato la mia compagnia per il resto della giornata.
Sussultai a quella notizia, ricordando il falco al mercato. Che quegli uccelli fossero gli animali da compagnia di Edan?
Lady Sarnai allora decise di stuzzicare me. Il Lord stregone  una creatura cos enigmatica. Quali segreti ribolliranno sotto quelle sembianze ignobili, mi domando? Mastro Tamarin, ho inteso che voi due siete diventati intimi.
Aprii la bocca per protestare.
Lady Sarnai, per, prosegu: Sarebbe saggio stargli alla larga. La magia  l'arte dei demoni, a prescindere da quanto il Lord stregone lo neghi. E, come sapete, qualunque aiuto esterno  proibito in questa prova.
S, Vostra Altezza.
Bene. Si lasci sfuggire un sospiro e, per un momento, assunse un'aria quasi afflitta. Ma la sua maschera di freddezza torn all'istante, e disse: Vi lascio lavorare.
Non fu affatto divertente spiumare il falco morto, ma a quanto pareva gli altri sarti non ebbero problemi a cimentarsi nella prova. Longhai lavorava in fretta e stava gi disponendo le piume tutto intorno sulla sua postazione. Sentivo tagliuzzare dal lato della sala in cui si trovava Norbu e non potevo fare a meno di rabbrividire ogni volta che la lama eseguiva un taglio.
Non molto tempo dopo che Lady Sarnai se ne fu andata arriv il ministro Lorsa. Inchinatevi! ci url addosso, e ci precipitammo subito al centro della stanza toccando il pavimento con la fronte.
Che succede? sussurrai a Longhai.
Ricevetti una risposta prima ancora che l'anziano potesse aprire bocca.
L'imperatore Khanujin era appena arrivato.
Il calore della prima volta in cui l'avevo visto mi pervase di nuovo. Soltanto per un fugace momento ebbi una strana sensazione, come se fossi stata colpita da una specie di incantesimo che mi confondeva i pensieri. Mi crogiolai nella sua presenza e sperai che non se ne andasse mai pi.
Vostra Maest Imperiale gridammo, possiate vivere diecimila anni!
Il governante di mille terre tuon la voce di Lorsa. Khagan dei Re, Figlio del Cielo, Favorito di Amana, Glorioso Sovrano di A'landi.
I titoli andarono avanti a lungo. Io non osai alzare lo sguardo, nemmeno quando finalmente l'imperatore parl.
Alzatevi.
Fui l'ultima a ubbidire. Spiegai le ginocchia e mi alzai, trovandomi di fronte Edan, alle spalle dell'imperatore. Chin la testa verso la mia gamba sinistra, per ricordarmi che dovevo zoppicare da quella parte.
Mentre sistemavo la mia postura, notai che Edan stava osservando le piume sui nostri tavoli. Il ghigno che sfoderava di solito si trasform in una smorfia e le sue braccia si irrigidirono lungo i fianchi.
Ho inteso che Sua Altezza, Lady Sarnai, ha fatto visita alla Sala della Suprema Diligenza, questa mattina esord l'imperatore Khanujin.
S, Vostra Maest rispose Lorsa. Aveva un compito aggiuntivo per i sarti.
Quale?
Desiderava sorprendervi con una fusciacca di piume da indossare durante le vostre preghiere mattutine.
L'imperatore Khanujin squadr Lorsa. E non avete pensato di informare Lady Sarnai del fatto che  proibito cacciare qualunque volatile sui terreni imperiali?
Lorsa si rabbui in volto e abbass lo sguardo. Le mie pi umili scuse, Vostra Maest balbett, cadendo in ginocchio e baciando i piedi di Sua Maest finch non gli fu detto di alzarsi.
Con cautela, scrutai l'imperatore e osservai le decine di pendenti di giada e oro che gli ornavano il collo e la fusciacca. Uno di essi non brillava quanto gli altri.
Era di bronzo e notai la sagoma di un uccello incisa su di esso. Non c'era da stupirsi che fosse scontento del fatto che Lady Sarnai avesse cacciato dei volatili nei suoi giardini.
Sono grato della generosit di Lady Sarnai disse l'imperatore Khanujin, rivolgendosi ora a noi sarti, ma non ho alcun bisogno di una nuova fusciacca da cerimonia. Indosso quella di mio padre, in segno di rispetto per i sacrifici che ha fatto per unificare questo Paese. Fece una pausa. Riunire A'landi adesso  mia responsabilit. Potreste pensare che il fatto che Lady Sarnai stia sovrintendendo alla selezione del nuovo sarto imperiale vada contro la tradizione, ma la sua felicit  della massima importanza per mantenere la pace nel nostro regno. Confido che farete del vostro meglio per compiacerla.
S, Vostra Maest intonai insieme agli altri sarti.
Provenite da ogni parte di A'landi e alcuni di voi hanno affrontato un lungo viaggio. Non vedo l'ora di dare il benvenuto a palazzo a uno di voi.
Il cuore mi batteva cos in fretta che quasi non mi accorsi dell'occhiolino che mi fece Edan mentre seguiva l'imperatore fuori dalla sala.
Mi riscossi dalla mia trance. C'era qualcosa di strano nell'imperatore Khanujin. Strano e meraviglioso pensai.
O forse strano e terribile.
. . . .
Era tardi quando finalmente lasciai la sala. Avevo le dita irrigidite dalle ore passate a lavorare a maglia il pizzo e a piegare il nastro di seta a forma di fiore per la casacca di Lady Sarnai, e la mente offuscata per la mancanza di sonno. Mentre aprivo la porta della mia stanza, tutto ci a cui riuscivo a pensare era di crollare sul letto e...
Indietreggiai per la sorpresa. La mia branda era incandescente e sembrava che le pareti emettessero un ronzio delicato.
Le forbici magiche.
Le tirai fuori dal fagottino infilato sotto il materasso. Appena le rividi sentii le dita scivolare in maniera quasi istintiva negli anelli. Era una tale tentazione... Lady Sarnai disprezzava la magia, ma Longhai aveva detto che non significava barare e Edan mi aveva incoraggiata a usarle.
Scossi la testa con vigore. Adesso stai ad ascoltare Edan, Maia? Che ti prende?
Dovevo sbarazzarmi delle forbici.
Prima che potessi cambiare idea le avvolsi di nuovo, presi con me il fagottino e sgattaiolai fuori nei giardini. Non potevo gettarle in un pozzo, per quanto desiderassi disfarmene. Le forbici erano appartenute a mia nonna e Baba le aveva regalate a me. Pensai allora di seppellirle... anche se solo per un po'.
Avevo appena superato il cortile delle magnolie quando udii una donna singhiozzare. Era un rumore delicato, che quasi si perdeva tra il canto dei grilli.
I singhiozzi cessarono, lasciando il posto a una voce che riconobbi fin troppo bene. Chi  l?
Lady Sarnai. Il suo tono autoritario mi raggel. Deglutii, consapevole di trovarmi in un luogo in cui non avrei dovuto essere, eppure qualcosa nella sua voce tradiva una traccia di... paura?
Ma Lady Sarnai era la degna figlia di suo padre, incapace di demordere. Fatevi vedere.
Sbucai fuori da dietro il cespuglio. L-le mie scuse, V-vostra Altezza. Io... io mi sono perso di ritorno dalla sala e...
Lady Sarnai era alta quanto me, ma la sua voce - cruda e densa di rabbia - mi fece sentire minuscola. L'imperatore vi ha mandato a spiarmi?
Spalancai gli occhi. N-no, Vostra Altezza. Pensavo foste una delle ancelle.
Lady Sarnai sbuff, ma strinse forte il fazzoletto e non disse nulla, assumendo un'aria cos affranta che il mio cuore si ammorbid nei suoi confronti.
Avete nostalgia di casa? le chiesi con gentilezza. Anch'io.
Voi non potreste mai capire come mi sento. Lady Sarnai si tampon gli occhi, poi in tono aspro aggiunse: Non ditemi che avete combattuto durante la guerra e che siete stato lontano da casa per anni. Non mi interessa.
Mi domandai allora se la sua freddezza - quell'espressione vuota e priva di emozioni che assumeva ogni volta che si recava alla Sala della Suprema Diligenza - non fosse altro che una maschera.
Lady Sarnai sentiva nostalgia di casa. Riuscivo a leggerlo nelle pozze oscure dei suoi occhi lucidi.
Era arrabbiata e abbattuta perch il padre l'aveva sacrificata per siglare la pace con l'imperatore Khanujin. E, se Longhai non si sbagliava riguardo alla sua relazione con Lord Xina, lei aveva ancora pi ragione di essere triste.
Lady Sarnai esordii esitando, so che  difficile per voi qui. Ma Sua Maest sta facendo del suo meglio per rendervi felice.  un uomo gentile e...
Un uomo gentile? Fece una risata amara. Quell'incantatore vi ha ingannati tutti.
Aggrottai la fronte. Vi renderebbe felice ripetei. Se solo voi glielo permetteste.
Che ne sapete voi di felicit? sbott. Siete un uomo. Ora che la guerra  finita, potete fare ci che vi pare. Avete dato prova di voi stesso di fronte ad A'landi. Il mondo ha le porte aperte per voi.
Io sono... sono un semplice sarto.
Un sarto che  stato invitato a confezionare abiti per l'imperatore. Una ragazza non potrebbe farlo. Una ragazza non  adatta a essere niente di pi che un premio. Mio padre aveva promesso che non mi avrebbe mai costretta a sposarmi. Mi ha insegnato a cacciare e a combattere come un uomo. Ero brava quanto tutti i miei fratelli. E adesso? Lady Sarnai si torse le mani. Ha infranto la sua promessa. All'inizio ho pensato che fosse perch la guerra e la magia gli avevano oscurato il cuore, ma  cos che funzionano gli uomini. Cos' una promessa, se  stata fatta a una donna?
Trovai le sue parole cos vere che mi venne quasi da rabbrividire.
Io ho fatto una promessa a... a mia sorella dissi allora, correggendomi all'ultimo momento. Ho promesso che avrei vinto questa gara in modo da darle una vita migliore. Non  una promessa che intendo infrangere.
Lo vedremo. Lady Sarnai si raddrizz, ricomponendosi. Lasciatemi sola.
Mi inchinai e ubbidii.
Non potevo dire che il mio incontro con Lady Sarnai mi avesse spinto a farmela piacere pi di prima. S, avevo avuto modo di intravedere il suo lato vulnerabile, ma era pur sempre la fredda e spietata figlia dello shansen. Eppure qualcosa era cambiato.
Ora provavo pena per lei.
...
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CAPITOLO 11.
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Dopo il mio incontro con Lady Sarnai feci attenzione a non allontanarmi troppo dalla Sala della Suprema Diligenza. Avevo la sensazione che non sarebbe stata cos clemente se mi fossi imbattuta di nuovo in lei.
Fu allora che Edan mi trov da sola nella sala a lavorare alla casacca per la dama. La carta che il ministro Lorsa ci aveva fornito era rigida, il che era un bene quando si trattava di dipingerla, ma la rendeva difficile da maneggiare per realizzare le maniche fluenti che avevo disegnato.
Che cosa ci fate qui? domandai, alzando lo sguardo quando l'ombra di Edan mi oscur la luce del primo mattino.
L'imperatore  impegnato nelle sue preghiere. Ho pensato di andare a fare una passeggiata.
Siete qui per controllarmi, non  vero? dissi, intingendo il pennello nel flaconcino della vernice dorata.
Non solo voi ribatt Edan. Anche gli altri.
Stanno ancora dormendo. Indicai con un cenno del capo i fiaschi di vino vuoti sul tavolo di Longhai. Sono rimasti in piedi fino a tardi a bere, come al solito.
Rigirai il pennello e lo premetti contro il fianco del barattolino in modo da far scolare l'eccesso di tintura. Quando lo posai sulla casacca, dipinsi con agilit una serie di foglie sul broccato imperiale, una stoffa in rilievo intessuta in oro.
Edan si chin su di me. Siete proprio un'artista comment in segno di approvazione. Vi ha insegnato vostro fratello a dipingere cos?
Aggrottai la fronte. Non mi avete mai detto come fate a sapere che i miei fratelli sono morti in guerra.
Sapere le cose  il mio mestiere rispose. Per un momento assunse un'aria stanca, un po' come faceva Keton ogni volta che qualcuno menzionava la guerra. Fu allora che mi domandai se Edan avesse combattuto al fianco dell'imperatore.
Inspirai affannosamente e tornai al lavoro, non volevo manifestare il mio dolore di fronte a Edan. Non dovreste essere impegnato a seguire Lady Sarnai?
Qualcuno  suscettibile oggi comment, incrociando le braccia. Ed ecco di nuovo quel suo fare tranquillo e disinvolto. Vi far piacere sapere che d'ora in avanti Sua Maest ha deciso di supervisionare le prove.
Perch dovrebbe farmi piacere? dissi, ma il cuore salt un battito mentre continuavo a dipingere. Avevo spesso desiderato di poter vedere l'imperatore Khanujin ogni giorno, invece che il suo Lord stregone.
D'un tratto il mio blocco da disegno comparve nella mano di Edan, che inizi a sfogliare le pagine e a osservare i miei disegni dell'imperatore Khanujin. Erano bozzetti per il suo guardaroba, per la precisione, ma su ciascuno mi ero impegnata a disegnarne il viso.
Scattai in piedi, inorridita. Quello  mio! Dove lo avete... Ridatemelo!
Fate ritratti di Sua Maest nel tempo libero? domand Edan con aria spensierata. Non mi sorprende. Ogni ragazza di A'landi  infatuata del nostro re bambino.
Il mio viso si incendi e gli strappai di mano il blocchetto. Re bambino? Sbuffai.  pi vecchio di voi.
Sembra pi vecchio di me mi corresse Edan. E, come ben sapete, spesso le apparenze ingannano.
Mi infilai il taccuino in tasca. Non sono infatuata di lui.
Edan rise di me. Fingere di essere un uomo non vi rende tale. So benissimo che non siete immune agli incanti dell'imperatore.
A quanto dite, sembra che l'imperatore Khanujin abbia fatto un incantesimo ribattei. Se cos fosse, non dovrebbe funzionare anche sull'affascinante Lady Sarnai?
Mi aspettavo una risposta sarcastica da parte del Lord stregone, invece Edan ammise: La sua resistenza a lui  strana. Di solito tutti amano l'imperatore, almeno quando io sono nei paraggi.
Che affermazione bizzarra.
Si strinse nelle spalle. Forse anche Lady Sarnai ha i suoi metodi per incantare.
Esitai. Ho sentito dire che non siete stato contento dei falchi che ha abbattuto.
Edan inarc un sopracciglio. Quindi avete parlato di me? domand, poi rise del mio imbarazzo. Dovrete lavorare sulla vostra abitudine di arrossire, mastro Tamarin.
Non stavo parlando di voi ribattei sulla difensiva.  stata Lady Sarnai a tirare fuori l'argomento.
Che altro avete scoperto su di me?
Niente. A parte il fatto che vi divertite a tormentarmi.
Io vi sto aiutando.
Non ho chiesto il vostro aiuto.
Nemmeno per la vostra piccola infatuazione per l'imperatore Khanujin? Gli occhi di Edan brillarono, stavolta di un verde pari a quello delle foglie alle sue spalle. Dato lo scarso amore che Lady Sarnai prova per lui, magari vorr prendere con s delle concubine. Mi rivolse un'occhiata sorniona, furtiva. Potrei mettervi in cima alla lista, se vi fa piacere.
Lo fulminai con il mio sguardo pi rabbioso. Io diventer il sarto imperiale.
Mastro Huan ha servito il padre di Sua Maest per trent'anni. Pensate di poter restare qui cos a lungo senza svelare chi siete in realt?
Deglutii. In verit non ci avevo pensato, ma non potevo certo dirlo a Edan. S.
Allora siete davvero ingenua.
Chi siete voi per dirmi che cosa posso o non posso fare? sbottai. Me la sono cavata alla grande finora.
Non siete qui da molto mi ricord Edan. E poi aggiunse con sufficienza siete stata aiutata. Se non fosse stato per me, a quest'ora sareste su una carrozza diretta a casa. Oppure chiusa nelle segrete.
Mi indignai, ma quelle parole mi fecero premere con il pennello sulla casacca pi forte di quanto volessi.
Immagino che, se rimaneste, potrei aiutarvi con il travestimento rimugin Edan. Pi di quanto non stia gi facendo.
Che cosa ci guadagnate di preciso?
Edan trov una moneta in tasca e la lanci in aria con una mano. Il ministro Lorsa e io abbiamo fatto una scommessa. Chin il capo all'indietro. Chi vince avr un maiale.
Il pennello mi scivol di mano, tracciando una linea che non intendevo disegnare. Avete scommesso sul mio futuro per un maiale?
I maiali sono pi intelligenti di quanto pensi la gente. Dove sono cresciuto io, quasi li adoravamo. Aveva un'aria cos seria che non riuscii a capire se stesse scherzando. E poi, non mi piace molto Lorsa. Sarebbe divertente vederlo perdere un maiale. Sorrise. Detto questo, vi suggerisco di allontanare la casacca dalla finestra.  in arrivo un temporale.
Alzai lo sguardo. Non vedo nessuna nuvola carica di pioggia.
Se non altro, potete fidarvi del fatto che uno stregone sappia prevedere il tempo con esattezza.
Correr il rischio.
Edan fece una smorfia. Almeno, allontanate la casacca da tutto quell'incenso che viene dalla postazione di Yindi. Non vorrete che il vostro lavoro puzzi quanto un rituale di preghiera.
Siete sacrilego borbottai. Che importa? Lady Sarnai non indossa mai nulla di ci che confezioniamo per lei.
Sta cercando di divertirsi.
Cos come voi vi divertite a scommettere maiali sul mio futuro?
Non proprio. Anche se vincerei pi in fretta se faceste affidamento su quelle vostre forbici speciali.
Strizzai il pennello per eliminare l'acqua. Le ho seppellite.
Seppellite? Sogghign, lanciando in aria la moneta un'ultima volta. Quante volte vi ho detto di non mentire a uno stregone, Maia Tamarin?
Mastro Tamarin. E comunque non mi servono.
Siete abituata a essere sottovalutata, quindi volete dimostrare quanto valete. Non lasciate che questo diventi la vostra stampella. Accettate un aiuto, quando ne avete bisogno.
Lo far. Ora vi dispiace andare via?
Fece una riverenza e i suoi capelli neri catturarono la luce mentre si chinava. Come desiderate, mastro Tamarin. Poi mi fece l'occhiolino. Come desiderate.
. . . .
Per quanto mi scocciasse, Edan aveva ragione riguardo al tempo. Appena dopo il crepuscolo le nuvole si fecero scure. Riecheggi un tuono, seguito da lampi di luce che squarciarono il cielo. La pioggia inizi a picchiettare sul tetto e mi affrettai ad allontanare la casacca dalle finestre e a chiuderle.
Pregai che la vernice si seccasse nonostante l'umidit. Avevo speso una piccola fortuna per il colore, un viola intenso che era una delle pi pregiate merci di esportazione di A'landi lungo la Grande Strada delle Spezie.
Dov' Norbu? domandai a Longhai. La sua casacca non c'.
Non l'ho visto. E non l'ha visto nemmeno Yindi. Longhai bevve un sorso dalla sua fiaschetta, pi grande di quella che aveva prima: un regalo da parte di Norbu, sospettai. Spero che non sia stato sorpreso dalla pioggia.
Tuttavia, non avevo tempo di preoccuparmi per Norbu. Posai la casacca sul tavolo e la esaminai con occhio critico. L'indumento, abbastanza rigido da stare su da solo, aveva le maniche ondulate e un colletto ricamato come quelli in voga nelle corti freveree, e quella notte avrei intrecciato delle strisce di seta alla cintura di pizzo. Ogni dettaglio rappresentava un connubio fra un'estremit e l'altra della Strada delle Spezie.
Non male. Ma la cosa migliore era che l'avevo fatta da sola, senza l'aiuto di nessun paio di forbici magiche.
Ma pensa a cosa avresti potuto fare con le forbici mi rinfacci una vocina nella testa.
La ignorai. Se Lady Sarnai avesse scoperto che stavo usando la magia, sarei stata congedata.
D'altro canto, se avessi fallito la prova, sarei stata mandata a casa comunque. Ormai eravamo rimasti soltanto in quattro. Di sicuro ci sarebbe stata almeno un'altra sfida prima che il sarto imperiale venisse scelto, no?
Lavorai fino a tardi, quando Longhai e Yindi erano gi andati a dormire da un po' e la pioggia calda che batteva sui tetti era diventata un lieve ticchettio, poi una semplice bruma. Dal momento che non c'era nessuno, decisi di provare la casacca per assicurarmi che la cintura riuscisse a tenere insieme le due falde di carta. Mentre legavo la cinta intorno alla vita, un falco nero con la punta delle ali screziata di bianco lanci un grido e inizi a girare in cerchio nel cielo notturno.
Eccolo di nuovo! Sbirciai fuori dalla finestra, ma era gi volato via dal mio campo visivo. Sgattaiolai fuori per osservarlo.
Le ombre strisciavano sui terreni del palazzo e le lanterne rosse e rotonde che illuminavano il corridoio brillavano come stelle scintillanti. In lontananza udii il canto dei grilli e il lieve fruscio del vento contro gli alberi. Il falco non si vedeva da nessuna parte.
Delusa, d'un tratto mi accorsi di aver dimenticato dentro il bastone e di avere ancora indosso la casacca pur trovandomi all'esterno della sala. Me la sfilai e, quando mi voltai, un terribile spettacolo mi fece trasalire.
Fumo. Non proveniva dalle cucine, ma si levava dalla Sala della Suprema Diligenza. La sala andava a fuoco!
Lasciai cadere la casacca e mi precipitai a cercare la campana dell'allarme antincendio pi vicina. Al fuoco! Al fuoco!
Continuando a gridare, spalancai la porta. Le fiamme danzavano nelle vicinanze del banco da lavoro di Yindi. Vidi la sua casacca appesa a uno dei paraventi di legno, poi quella di Longhai distesa con cura sul tavolo. Si sarebbero rovinate se non avessi fatto qualcosa!
Correre dentro non era certo la cosa pi intelligente da fare, ma lo feci comunque, ignorando il dolore del sassolino nella scarpa e precipitandomi a salvare le casacche dei colleghi.
Le afferrai e mi affrettai a raggiungere la porta. Il pavimento mi ardeva sotto i piedi e il fumo denso mi bruciava i polmoni e mi annebbiava la vista.
Disorientata, girai su me stessa. Mi ero assicurata di lasciare la porta aperta quando ero entrata, ma adesso era chiusa!
Mi lanciai contro di essa con il peso del corpo, ma non si muoveva.
Spinsi di nuovo, con un ringhio. Fatemi uscire! gridai, tossendo nella manica. Qualcuno mi aiuti! Aiuto!
Le fiamme lambivano il piedistallo in legno sul quale troneggiavano i Tre Saggi. Il legno sotto di esso scricchiol e si spezz, come ossa che si rompevano. La gigantesca statua emise un boato e si rovesci a terra. Poi inizi a rotolare, sempre pi veloce... verso di me.
Non avevo via di scampo. Mi arrampicai su un tavolo e spiccai un salto per aggrapparmi alla lanterna che dondolava sopra la mia testa. Ondeggiai, riuscendo a malapena a sostenere il mio peso. Scalciai all'ins i piedi a penzoloni proprio quando i Saggi rotolavano sotto di me in direzione del fuoco.
La lanterna a un tratto si spezz e precipitai sul tavolo.
Il fumo mi riempiva i polmoni. Tossendo, deviai verso la finestra pi vicina che - grazie ad Amana - non aveva i battenti. Prima spinsi fuori le due casacche, poi mi infilai con il corpo nella finestra, ma rimasi incastrata con i fianchi nell'inferriata.
No, no, no. Mi dimenai. Mi prese il panico. Per un pelo.
Norbu? gridai, scorgendo una sagoma all'esterno. Norbu, siete voi?
Nessuna risposta.
Tirai in dentro la pancia e riuscii a far passare i fianchi attraverso la finestra. Con un'ultima spinta, rotolai lontano dalla sala, ansimando e faticando a riprendere fiato. Fu allora che vidi Norbu sbucare dalle ombre.
Norbu! urlai. Grazie ad Amana siete...
Norbu mi calpest il polso, inchiodandomi la mano contro il terreno. Contorcendomi, scalciai e gridai: Norbu, cosa state...
Mi bloccai. Stringeva in mano una delle pesanti padelle di metallo che usavamo per stirare le stoffe. Cercai di liberare il polso, ma era troppo forte. Troppo veloce.
Sollev in alto la padella, poi me la scagli contro la mano.
Un dolore lancinante mi divamp dalla punta delle dita e mi annebbi la mente. Gridai, ma Norbu mi copr la bocca con l'altro piede, soffocando il suono prima che potesse sovrastare il rumore alle nostre spalle.
L'ultima cosa che vidi fu Norbu che se la svignava dietro la sala. Poi tutto divenne buio.
...
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...
CAPITOLO 12.
...
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...
Non riuscivo a muovere la mano. Mi sentivo come un puntaspilli, perforata da aghi roventi da tutte le parti. Le lacrime mi bruciavano agli angoli degli occhi e il cuore mi batteva cos forte che riuscivo a stento a respirare. Cercai di gridare, ma avevo la bocca imbavagliata.
Qualcosa mi tocc la mano rotta, attenuando il dolore quanto bastava per permettermi di respirare.
Sbattei le palpebre per schiarire la vista appannata. Ero distesa su una panca, con un cuscino che mi sollevava appena la testa.
Dove mi trovavo? Non ero nella mia stanza. Qui gli odori erano pi frizzanti, con un lieve sentore di cannella e muschio. I colori erano sfocati: sprazzi di pervinca, una parete ocra, una torre di libri con i dorsi di un cremisi sbiadito. Chiusi forte gli occhi, poi li riaprii.
Come sono arrivata qui?
Una voce. Maschile. Pacata. Ah, sei sveglia.
Misi a fuoco il volto sottile di Edan.
Bevi questo. Vers del t sopra il panno che stringevo in bocca. Mi scivol gi per la gola, caldo, ma non tanto da bruciare. Era sorprendentemente dolce, come una medicina il cui sapore  mascherato da nettare di mandarino e zenzero.
Ho messo in infusione delle scaglie di corteccia di salice spieg Edan. Dovrebbero aiutarti con il dolore. Sleg la corda che mi teneva fermo il braccio e mi sollev la mano. Hai intenzione di urlare?
Sbattei le palpebre. No.
Ora, ti avverto disse, sciogliendo il bavaglio, odio quando le ragazze strillano.
Io. Non. Sono. Una. Ragazza ribattei fra un respiro e l'altro.
Odio ancora di pi quando sono i ragazzi a gridare.
Cercai di agitare le dita, ma non si muovevano. Un'ondata di panico mi fece di nuovo battere il cuore all'impazzata. Non riesco...
Non preoccuparti mi disse Edan. Ora, xitara, non farti un'idea sbagliata. Si port le punte delle mie dita alle labbra e ci soffi sopra.
Che cosa...
Poi pos di nuovo la mano. Dovrebbe volerci qualche minuto. Potrebbe essere una sensazione un po' strana. Meglio se non ci pensi troppo.
Pensare a cosa?
Le bruciature non sono brutte come temevo prosegu, ignorandomi. Ma le articolazioni e i muscoli sono ridotti male.
Pensare a cosa? ripetei.
Fu allora che la sentii. Una fitta acuta ai muscoli della mano. La fitta divenne un formicolio, pi doloroso che piacevole, ma la sensazione era strana, come se le ossa si stessero ricostruendo da sole. Un dito alla volta stavo riacquistando la sensibilit e il sangue mi irror il palmo della mano via via che il gonfiore scemava e le vene diventavano blu. Trattenni il fiato finch non fu tutto passato; poi sospirai. Come hai...
Edan mi vers abbondantemente dell'acqua sulla mano, lavando via il sangue e lenendo le ferite. Guarire non  mai stato il mio forte, ma ho imparato quanto basta perch possa tornarmi utile.
Mi misi a sedere. Volevo dire, come mi hai trovato?
Oh disse. Ti ho sentito gridare.  un bene che tu l'abbia fatto. Ho un udito molto sensibile, sai?
Lo stavo ascoltando a malapena. Avrei voluto che non mi avesse tolto il bavaglio. Il dolore alla mano si intensific ed ebbi voglia di gridare di nuovo, ma non avevo intenzione di farlo: non di fronte a Edan. Cos strinsi i denti e serrai forte le labbra.
Lentamente, i lividi svanirono sotto i miei occhi, anche se quelli sulle nocche impiegarono pi tempo. Rimasi a guardare, talmente incantata che quasi dimenticai il dolore.
Ecco fatto annunci Edan. Come nuova. Quasi, se non altro.
Fissai la mano.
Niente grazie? domand Edan in tono gentile.
Grazie sussurrai, continuando a voltare la mano da una parte e dall'altra. Erano spariti persino i calli. Sarebbe stata una seccatura farmene venire di nuovi, ma era comunque meglio che avere una mano rotta. Grazie.
Mm. Non male. disse Edan. Bruscamente, mi prese la mano per esaminarla. Le tecniche di guarigione funzionano meglio subito dopo aver riportato una ferita, come vedi. Una volta che il sangue e le ossa si sistemano nel punto sbagliato,  difficile convincerli a tornare al proprio posto.
Che significa?
Significa che gli incantesimi di solito sono solo temporanei. Ecco perch dovr controllarti la mano con molta cura.
Mi schiarii la voce, d'un tratto a disagio per le attenzioni di Edan, e assunsi il tono pi formale che potei. Voglio ripagarti per avermi guarito. Non ho molti soldi, ma...
Si lasci sfuggire una breve risata. Risparmia i tuoi jen. Gli stregoni non hanno molto bisogno di soldi, n di altro. Non mi serve nessun pagamento.
Che mi dici se ti aiuto con qualche rammendo? insistei. Indicai i suoi vestiti. O magari un abito nuovo che sia un po' pi colorato di quello nero che indossi sempre.
Un nuovo mantello potrebbe tentarmi riflett. Anche se, a pensarci bene, un favore da parte tua potrebbe tornarmi utile un giorno, soprattutto dato che hai quelle forbici. Ci penser, Maia Tamarin. Grazie.
Con le dita lunghe mi sfior il dorso della mano ferita, mentre la bendava. L'intimit di quel gesto mi provoc un tonfo allo stomaco e, quando ebbe finito, ritrassi la mano.
Ti ringrazio dissi in tono pacato.
Edan si limit a sorridere. Per la prima volta, desiderai che continuasse a parlare. Quel silenzio era pesante, imbarazzante. Finisci il tuo t.
Esitai.
Per tutti i rospi, ragazza, non  mica veleno. Bevilo tutto.
Mandai gi il resto del t e mi asciugai la bocca nella manica. Quando sar di nuovo in grado di cucire?
Edan si sedette sullo sgabello accanto a me. Dovresti essere a posto fra qualche giorno. Per ora vacci piano.
Non posso. Piegai le dita. Le ossa e i muscoli erano a posto, ma non per questo non facevano male. Devo vincere.
E perch hai un bisogno cos disperato di vincere? domand Edan.
Per la mia famiglia risposi. Abbiamo attraversato momenti difficili.
Ah, quindi non  per te stessa?
Un po'  anche per me ammisi.
Se sei preoccupata per il dolore, hai le forbici magiche.
Aggrottai la fronte. Voglio vincere senza la magia.
Non capisco perch sia cos importante per te comment Edan.
Non  giusto nei confronti degli altri ribattei. N di me stessa. Non voglio che sia la magia a fare il lavoro al posto mio dopo aver trascorso anni a imparare a fare la sarta.
Non essere sciocca. Se ti fa sentire meglio, anche Norbu sta usando la magia.
Cosa? I muscoli della gola mi si irrigidirono. Come?
Scoprirai che tutti quelli che ricoprono incarichi importanti usano un briciolo di magia di tanto in tanto. Perfino il capocuoco dell'imperatore Khanujin. Prepara l'anatra pi squisita che potrai mai assaggiare. Edan schiocc le labbra. Non chiudere il pugno. Ti rimarranno le cicatrici.
Riaprii la mano. Avrei voluto che facesse un passo indietro. Era troppo vicino. Posai la tazza al mio fianco. Non hai risposto alla domanda.
Ah no? I suoi occhi giocosi erano di un azzurro acceso, come quello dell'oceano di Porto Kamalan. Profondo e chiaro.
Edan mi guard, in attesa che rispondessi qualcosa. Arrossii e finsi di massaggiarmi la testa. Che cosa mi hai dato?
Per lo pi  per attenuare il dolore.
Per lo pi? ripetei.
Con un ghigno, appoggi la schiena, mentre osservava il mio viso che si rilassava via via che il dolore si placava. Allora sollev la mia tazza, studiandone le foglie all'interno. Maia  il tuo vero nome?
S.
Non sono sicuro che ti si addica.
Serrai le labbra in una smorfia. Significa ubbidiente.
Pos la tazza. Ecco perch ho detto che non sono sicuro che ti si addica aggiunse. Ti attende un viaggio straordinario, Maia. Lo leggo nelle tue foglie di t.
Come al solito, era difficile per me capire se Edan mi stesse prendendo in giro. Devo tornare al lavoro dissi con la lingua impastata. Resta soltanto un giorno per questa sfida e, visto l'incendio...
La verit era che non volevo rimanere negli alloggi di Edan un minuto di pi. Il misterioso calore che mi risaliva il collo si stava facendo sempre pi persistente.
Sei in ansia per la tua casacca? chiese Edan. Le tue forbici finirebbero il lavoro in un'ora.
Scivolai gi dalla panca, allungando le gambe su un tappeto dall'aria costosa. Vuoi smetterla di darmi il tormento per quelle forbici? Non voglio usarle.
Edan rise e mi fece un applauso. Devo dire che essere un ragazzo ti fa bene.
Aprii la bocca, poi la richiusi. Mi accorsi che aveva ragione. Nelle vesti di ragazza non avrei mai avuto il coraggio di rispondere con quel tono al Lord stregone. Oppure s? O era Edan a risvegliare in me quell'audacia? Sospettavo che mi provocasse di proposito, che lo trovasse divertente.
La tua abilit  superiore alla magia delle forbici disse Edan. L'espressione sul suo viso si ammorbid, come se rispettasse la mia decisione. Ma se vuoi vincere per la tua famiglia avrai bisogno delle forbici. Se vuoi vincere contro Norbu, avrai bisogno delle forbici.
In che modo si serve della magia?
Edan soffoc uno sbadiglio. Non preoccuparti di questo, per ora.
Come posso non preoccuparmi? risposi, sussultando quando cercai di piegare le dita in via di guarigione. Ora che la nebbia che mi avvolgeva la mente si stava diradando, non riuscivo a smettere di pensare alla disinvoltura con cui Norbu mi aveva rotto la mano. Come se avesse gi fatto in passato cose del genere.
Mi guardai intorno, notando soltanto ora l'ambiente circostante. Libri dappertutto, ordinati con cura sugli scaffali, e rotoli di pergamena etichettati e legati con corde di diverso colore. Sacchetti pieni di erbe secche e gelsomino per mascherare il lieve odore di incenso che proveniva dall'esterno. C'erano anche un pugnale con una guaina d'argento, un sottile flauto di legno e il modellino di un cavallo dipinto che sembrava un giocattolo per bambini.
Allungai la mano buona su uno dei libri. Questa  la tua stanza?
S, finch sono qui. Edan sbadigli. Ora smettila di fare la ficcanaso. Dovresti riposare.
Non sono stanca.
Be', io s. Dormi. Aiuter la mano a guarire.
Feci per protestare, ma lui mi sfior la fronte e il mondo scivol nell'oscurit.
. . . .
Norbu non fu contento di rivedermi nella Sala della Suprema Diligenza, ma lo nascose piuttosto bene. Era l insieme agli altri, a ripulire il disastro provocato dall'incendio. Il suo tavolo era andato bruciato, ma non sembrava preoccupato nemmeno la met di quanto lo fossero Longhai e Yindi, che avevano delle borse scure sotto gli occhi.
Siete tornato cos presto dall'infermeria? chiese Norbu con freddezza. Eravamo preoccupati che poteste morire. Lanci uno sguardo alla mia mano e not che mi mancava il bastone. Una mano rotta da abbinare alla gamba?
Siete stato voi a rompermela gli rinfacciai, sgomenta per la faccia tosta dell'uomo.
Io? Norbu sbuff. Sono rimasto a dormire nel mio letto per tutto il tempo. Chiedete agli altri.
Vi ho visto sibilai. Mi avete rotto la mano.
Avete una fervida immaginazione, giovane Tamarin. Rise, ma percepii una nota stridula nella sua voce mentre sminuiva le accuse. Venite, lasciate che vi accompagni alla vostra post...
Spinsi via la sua mano e mi avviai verso il mio tavolo. Alle spalle di Norbu, Longhai mi rivolse uno sguardo compassionevole, ma non disse una parola.
Non potevo biasimarlo. Norbu era un sarto famoso e un uomo potente; io non ero nessuno. Eccetto Edan, chi avrebbe potuto credere che fosse stato lui a rompermi la mano? D'altro canto, ora sapevo che Norbu stava usando la magia. Di certo ci non mi dava alcun potere su di lui, ma quantomeno mi rendeva determinata a batterlo.
Norbu mi grid: Suppongo che siate ambidestro.
Lo ignorai, esaminando quanto restava della mia postazione. Uno dei Saggi caduti era andato a schiantarsi contro il paravento di legno, ma il telaio era intatto. La cornice da ricamo, invece, era da buttare.
Mi chinai per recuperare il bastone. Il fuoco aveva bruciacchiato il legno, ma era ancora utilizzabile. Appoggiandomi al suo sostegno ormai familiare, raccolsi uno dei rocchetti, ancora caldo al tatto. Edan aveva detto che ci sarebbe voluto un po' di tempo prima che la mano guarisse, ma anche solo stringere fra le dita un rocchetto di filo era doloroso. Con la mano buona radunai le poche cose sopravvissute al fuoco.
Longhai e Yindi hanno trovato le loro casacche all'esterno comment Norbu. Mi aveva seguito, naturalmente. Insieme alla vostra. Qualche anima generosa deve aver cercato di salvarle.
 stata una fortuna che la vostra casacca non fosse qui, Norbu commentai a denti stretti. Altrimenti, tutto il vostro duro lavoro sarebbe stato rovinato dalle fiamme.
Gli di vegliano su di me ribatt lui, giungendo le mani. Sono molto grato di questo.
Sbuffai abbastanza forte perch potesse sentirmi. Siete stato voi a sabotarci.
Norbu si irrigid, assumendo un'espressione scioccata. Prego?
Avete appiccato il fuoco proseguii. Vi ho sentito passare all'esterno...
Credo sia pi probabile che siate stato voi ad appiccare l'incendio, mastro Tamarin mi interruppe Norbu. Siete stato l'unico a rimanere a lavorare fino a tardi, dopotutto. E la vostra casacca  praticamente illesa.
Io? Quasi gridai. Voi...
Longhai allora mi tocc la spalla e scosse la testa.
Prima mi accusate di avervi rotto la mano e adesso di aver dato fuoco alla sala. Norbu sospir. Capisco che dovete essere arrabbiato, giovane Tamarin, ma questo non vi d il diritto di infangare il mio nome. Per questa volta vi perdono, dato che la nottata  costata molto a tutti quanti. Fece una pausa. Ora, se volete scusarmi, ho del lavoro da fare.
Detto ci, mi lasci sola insieme a Yindi e a Longhai.
Mi dispiace dissi, sospirando per lo stupore quando vidi quanto fossero danneggiate le loro casacche. I miei tentativi di preservarle erano stati vani. Ho cercato di... mi fermai, colta di sorpresa da un rumore: Yindi stava strappando in due la casacca, in preda alla rabbia.
Longhai quasi non si scompose. I suoi occhi erano il ritratto della sconfitta.
Non fatelo dissi, posando le mani sulla casacca di Longhai prima che anche lui si arrendesse del tutto. Avete ancora una mezza nottata.
So quando  il momento di uscire di scena con dignit ribatt.  una cosa che si impara con l'et.
 stato Norbu ad appiccare l'incendio sussurrai. Lo so. Non potete lasciare che vinca lui.
Longhai si strinse nelle spalle ampie. Avevo gi capito che era stato lui.
Aggrottai la fronte. Come?
I suoi vestiti puzzavano di fumo anche se ha detto di non essersi avvicinato alla sala spieg Longhai. Spazz un mucchietto di cenere con il piede. E voi come facevate a saperlo?
Ripensai al grido penetrante del falco, al fatto che mi fosse sembrato un avvertimento. Ma chi mai mi avrebbe creduto se lo avessi raccontato?
Tossii per via del fumo, coprendomi la bocca con la manica. Ero uscito a prendere un po' di aria fresca, poi ho visto il fumo. Sono corso dentro per prendere le vostre casacche... e ho visto Norbu proprio qui fuori.
Ammetter la sconfitta. E anche Yindi. Longhai lanci uno sguardo alla mia mano fasciata. E voi dovreste fare lo stesso.
Non potete arrendervi senza nemmeno provarci lo implorai. Magari l'imperatore Khanujin rinvier la prova. Non potete permettere a Norbu di vincere.
Norbu  un uomo con due facce comment Longhai. Pensavo fosse cambiato, ma  spietato come lo era un tempo. Sapete com' morto mastro Huan, Keton?
Negai con il capo.
I servi l'hanno trovato annegato nel fiume appena fuori Niyan. Tutti hanno pensato che fosse caduto nel fiume perch era ubriaco. Esit e i solchi sul suo viso si fecero pi profondi. Ma io conoscevo mastro Huan. Non beveva mai, almeno da quando era diventato il sarto imperiale.  stato avvelenato.
Trattenni il fiato. Come?
Non lo so rispose Longhai. Ma Norbu  stata l'ultima persona a vederlo vivo.
Sospir e mi accorsi di aver frainteso la sua amicizia con Norbu.
Ho cercato di farlo parlare, nelle ultime settimane, ma quello scaltro di un cane  muto come una tomba. Si volt verso di me. Imparerete che a volte il gioco non vale la candela. Ho il mio lavoro e la mia famiglia e non rischier la reputazione per nessuna gara. E voi... voi siete giovane. Venite con me e diventate il mio apprendista. Potreste farvi un buon nome. Ma non avrete futuro se Norbu far di nuovo una cosa del genere alla vostra mano.
L'offerta era allettante, ma rifiutai.
Io resto dissi con fermezza. Non posso lasciare che vinca lui.
Allora che Amana vi accompagni. Mi afferr le spalle. Possano i Saggi darvi la forza di vincere.
Yindi era rimasto in silenzio per tutta la durata della conversazione, ma a quel punto si avvicin. Aveva gli occhi spalancati e spiritati. L'incendio  un segno degli di, ci intimano di andarcene. Questo matrimonio non poter nulla di buono.
 stato Norbu ad appiccarlo, stolto sbott Longhai. Ed  stato Norbu a prendersi gioco di tutti noi.
No ribatt Yindi.  lo shansen a prendersi gioco di noi.  spalleggiato da forze demoniache. E quando le avr portate ad A'landi sar troppo tardi.
Date troppo ascolto ai racconti dei soldati.
Perch dite che lo shansen si serve dei demoni? domandai. Non odia anche lui la magia, come la figlia?
Menzogne. disse Yindi sbuffando. Come pu odiare ci che gli d potere? Una volta che lo shansen avr piazzato la figlia sul trono, far uccidere l'imperatore, proprio come ha fatto assassinare suo padre e suo fratello dai demoni. Allora si prender il Lord stregone tutto per s. Aspettate e vedrete.
Un brivido freddo mi corse gi per la schiena, ma Longhai sminu l'avvertimento di Yindi.
Basta con queste storie disse. Siete arrabbiato. Lo siamo tutti. Ma questo posto ha occhi e orecchie e voi state farneticando come un pazzo. Andatevene adesso con dignit.
Yindi lo fiss, poi guard me. Aspettate e vedrete ripet, rivolgendo a me l'avvertimento. Poi se ne and senza aggiungere altro.
Longhai indugi, non avevo mai visto il suo viso paffuto e giocondo cos tetro. Buona fortuna, mastro Tamarin. Possiate avere tutta la prosperit e la felicit che meritate. Cercatemi, se mai doveste venire nel Bansai.
Chinai il capo. Quindi anche Longhai se ne and.
Voltandomi verso la sala deserta, raccolsi la mia casacca e quanto era rimasto dei miei materiali. Mi restavano solo poche, preziose ore prima che Lady Sarnai arrivasse insieme all'imperatore Khanujin per giudicare le nostre creazioni.
Era stato Norbu fin dall'inizio. Ora era chiaro. Era stato Norbu a rovinare lo scialle, a portare gli altri sarti a bere per impedire loro di dare il massimo nel lavoro, ad appiccare il fuoco e a chiudermi dentro la sala. Era stato Norbu a rompermi la mano.
Se non fosse stato per l'aiuto di Edan, Norbu avrebbe vinto la gara.
Ma, gli di mi erano testimoni, finch fossi stata in grado di cucire, questo non sarebbe mai accaduto.
...
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CAPITOLO 13.
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...
Non appena vidi la casacca di Norbu capii di non avere speranze. Era magnifica. Senza maniche, audace. Il colletto era fatto di piume di cigno bianche come la neve e la sottana, increspata da perle e rifiniture in ermellino, era degna di un'imperatrice.
Perfino Lady Sarnai rimase colpita. Mostr ben poca emozione alla notizia dell'incendio alla Sala della Suprema Diligenza, che aveva costretto due dei sarti a ritirarsi. Ma quando vide l'opera di Norbu addirittura sorrise.
Mi sentii mancare. Il mio unico alleato, Edan, non c'era. Soltanto adesso mi accorgevo di quanto avessi confidato nella sua presenza durante le sfide.
Avevo lavorato tutta la notte dopo che Longhai e Yindi se n'erano andati, ma a causa della mano avevo dovuto tralasciare molti dettagli per finire in tempo. Avevo pianificato di aggiungere del pizzo sullo scollo e sulle maniche e di cucire dei bottoni dorati abbinati alle foglie d'oro che avevo tanto dolorosamente disegnato sopra la tinta viola, per far assomigliare la carta al broccato. Ora, vedendo le piume, le perle e la pelliccia di Norbu, capii che il mio progetto era fin troppo elementare.
Lady Sarnai agit il ventaglio, fingendo di riflettere. Trepidavo di agitazione mentre aspettavo. Sapevo gi chi avrebbe scelto, anche se non avrei potuto sopportare di sentirglielo dire.
La casacca di mastro Norbu  la migliore in questa sfida sentenzi alla fine, confermando le mie paure. Lorsa si accinse a venire verso di me, ma Lady Sarnai sollev il ventaglio. Tuttavia, dato l'incendio, potrebbe essere necessaria un'altra prova prima che io possa prendere una decisione adeguata.
Lanciai un'occhiata fugace all'imperatore Khanujin, certa del fatto che si sarebbe infuriato per l'ennesimo tentativo da parte della figlia dello shansen di posticipare le nozze. Con mia sorpresa, annu. Molto bene. Ci sar un'ultima sfida. Ma sar io a decidere quale.
Lady Sarnai socchiuse gli occhi. Vostra Maest, avete lasciato a me la scelta del sarto, o sbaglio?
 vero ribatt l'imperatore Khanujin, ma casacche di carta e scarpe di vetro non sono indicative del vero talento di nessuno dei due sarti. Aspett, come se stesse sfidando Lady Sarnai a obiettare. Quando vide che non aveva intenzione di farlo, si rivolse a Norbu e a me: Nessuna regola stavolta. Basta che confezioniate qualcosa per Lady Sarnai dando il meglio delle vostre abilit. Qualcosa che per voi abbia un significato, in grado di cogliere la sua bellezza. Dovr essere pronto fra una settimana.
Mi inchinai. S, Vostra Maest.
Norbu fece eco alle mie parole, sorridendo.
Per la prima volta nella vita, mi venne voglia di sputare in faccia a qualcuno. Se solo l'imperatore non fosse stato presente, avrei potuto farlo davvero.
Che cosa ne facciamo delle casacche? domand il ministro Lorsa una volta che l'imperatore Khanujin se ne fu andato.
Domandatelo a mastro Norbu disse Lady Sarnai.
Norbu sfoder un sorriso tutto denti. Sarebbe un grande onore per me se la mia fosse bruciata al tempio.
Molto bene rispose Lady Sarnai. Dato che l'imperatore  cos dedito alle visite al tempio e alla preghiera dei suoi antenati celesti, sono sicura che accetter il dono.
Sentii la bile risalirmi la gola. Edan doveva avere ragione nel dire che Norbu si serviva della magia; nessun sarto sano di mente si sarebbe offerto di bruciare un indumento del genere, a meno che non avesse qualcosa da nascondere. Per quanto mi dolesse, mi inchinai. Vi prego di bruciare anche la mia, Vostra Altezza.
La voce mi usc di bocca quasi ridotta a un sussurro. Tutto il mio duro lavoro bruciato! E pensare che avevo rischiato la vita per salvare quella casacca dalle fiamme. Che ironia insopportabile.
Osservai i servi portare via la mia casacca e, quando Lady Sarnai fu uscita dalla stanza, Lorsa mi si avvicin. Mi parl in tono sprezzante, come se avessi gi perso. Sua Altezza desidera che le prendiate le misure. Incontratela al Padiglione delle Orchidee.
Subito? Avvertii un senso di terrore alla bocca dello stomaco, ma annuii.
. . . .
Il Padiglione delle Orchidee si trovava nel cuore del Palazzo d'Estate, circondato da salici ombrosi, una variet di uccelli chiusi in gabbie dorate, un giardino spettacolare e una corte di alloggi reali dove risiedeva la figlia dello shansen.
Quando lo raggiunsi sudavo. La prima ancella di Lady Sarnai mi lanci un'occhiata di disapprovazione. Siete in ritardo disse. Sua Altezza odia quando i visitatori sono in ritardo.
In ritardo? Mi ero incamminata non appena Lorsa me l'aveva riferito.
Mi dispiace borbottai.
Mi schiaff un fazzoletto davanti alla faccia, con il quale mi tamponai il sudore. Poi le porte, sorvegliate su ogni lato da una guardia, si aprirono.
Le stanze di Lady Sarnai erano le pi splendide che avessi visto fino a quel momento. All'ingresso c'erano un tavolo in palissandro accompagnato da sedie con i cuscini in seta e un tavolo quadrato stracolmo di tessere da gioco in avorio e carte dipinte a mano. Nell'angolo erano sistemati dei bauli che dovevano essere pieni di doni da parte di Sua Maest: le sete pi pregiate, pettini di giada, fermagli di perle, scatole per cosmetici in bronzo e fusciacche di ogni colore.
Lady Sarnai mi attendeva accanto alla finestra pi ampia, seduta davanti a una cornice da ricamo. Non riuscivo a vedere il suo lavoro dal punto in cui mi trovavo, ma sembrava cavarsela bene con l'ago... molto pi di quanto mi sarei aspettata da una dama del suo livello.
Avvicinatevi disse. Non potete prendermi le misure restando in piedi sulla porta.
Non potevo prenderle le misure nemmeno se lei era vestita di tutto punto, ma non feci commenti in proposito. Lady Sarnai si alz in modo che un'ancella potesse toglierle la veste pi esterna e io srotolai il mio metro. Come Edan aveva sottolineato, le proporzioni di Lady Sarnai non erano molto diverse dalle mie.
Sapendo che le ancelle mi stavano osservando da vicino, le presi le misure, annotando la circonferenza della vita e l'altezza ma evitando di posarle gli occhi sul collo e sulle braccia nudi. Sarebbe bastato uno sguardo frainteso per farmi spedire nelle segrete. Sarebbe stato terribile se io, una ragazza, fossi stata imprigionata per aver guardato in maniera disdicevole Lady Sarnai!
Tuttavia distogliere lo sguardo rendeva il compito difficile e, quando le mie dita sfiorarono il braccio della donna, mentre le misuravo la lunghezza della manica, mi disse: Avete un tocco delicato per essere un uomo, mastro Tamarin.
In preda al panico, mi affrettai a inchinarmi, come se quel commento fosse una sentenza di morte. Mi... mi dispiace. Non volevo...
Rilassatevi. Per essere cos timido, siete insolitamente nervoso.
Mi morsi il labbro. Questa prova significa molto per la mia famiglia, Vostra Altezza.
Ah comment. Siete molto dotato per la vostra et, mastro Tamarin. Oserei dire che gli di vi sorridono, ma non ho notato altarini n amuleti portafortuna sul vostro tavolo. Non siete superstizioso?
Io credo nel duro lavoro, Vostra Altezza. Nel duro lavoro e nell'onest.
A quelle parole scoppi a ridere. Vedo che nel Sud hanno dimenticato le credenze demoniache, ma al Nord non si diventa adulti senza diventare diffidenti. Si dice che tutte le bestie nelle foreste e nelle giungle settentrionali siano in parte demoni. Sorrise a denti stretti. Io lo so bene. Mio padre stesso ha cercato di scatenarne il potere sull'imperatore Khanujin, ma... non si scende a patti con i demoni senza pagare un caro prezzo.
Chinai il capo, nella speranza di nascondere la mia espressione ferita. Perch mi stava dicendo quelle cose?
Mi fissai i piedi e pregai che mi congedasse, ma Lady Sarnai lasci che il silenzio aleggiasse su di noi prima di notare che avevo le dita rigide. Che cosa vi  successo alla mano?
Mi... mi sono ferito durante l'incendio.
Peccato. Spero che non interferisca con la vostra capacit di cucire.
Non accadr. Feci un passo di lato e lanciai un'occhiata fugace al ricamo di Lady Sarnai. Era solo a met, ma riconobbi la sagoma di una tigre: l'emblema dello shansen. Tornai a concentrarmi sulla dama prima che se ne accorgesse.
Agit il ventaglio vicino al collo. Non so molto di voi, mastro Tamarin. Mi hanno riferito molte cose su tutti gli altri sarti, ma il resoconto su di voi - e su vostro padre - era carente. Chiuse il ventaglio.  ovvio che avete talento. Perch non avete cercato di farvi una reputazione?
A'landi era in guerra, Vostra Altezza risposi a denti stretti. Sono stato chiamato alle armi.
Nella Guerra dei Cinque Inverni?
Finii di prenderle le misure, poi arrotolai il metro. S.
I vostri due fratelli maggiori sono stati uccisi in battaglia. Me l'ha accennato il ministro Lorsa.
Non dissi nulla. Non avevo idea del perch volesse trattenermi l, facendomi domande di cui conosceva gi le risposte.
Dovete odiare mio padre per averveli portati via comment Lady Sarnai. E l'imperatore Khanujin per avervi mandato in guerra a una cos giovane et.
Era mio dovere servire in guerra. Non serbo rancore nei confronti dello shansen... n dell'imperatore Khanujin.
Allora siete un brav'uomo. Molto pi della maggior parte degli uomini. Lady Sarnai fece cenno alle ancelle di andarsene. Ho scoperto che la maggior parte di loro dice una cosa ma ne intende un'altra. Mi scrut. Invece voi non mentite, mastro Tamarin. Piuttosto, vi nascondete. Percepisco che avete un segreto.
Stavo iniziando a sentirmi sempre pi a disagio. Vostra Altezza, se non c' altro...
Tenetelo per voi mi interruppe Lady Sarnai. Non mi importa dei vostri segreti. Ma quelli del Lord stregone... mi interessano molto. E mi interessa il fatto che vi abbia notato.
Solo per noia tagliai corto. Ed era la verit: me l'aveva detto Edan. Dubito che provi un interesse genuino per chicchessia.
 un uomo sgradevole mi concesse Lady Sarnai. Mi domandavo se poteste fare qualcosa per me... Aspett che annuissi. Ho notato che avete guardato il mio ricamo, quando siete entrato.
Il vostro lavoro  eccellente dissi con sincerit. Lo stile del Nord  quello con cui ho meno dimestichezza. Non ho potuto trattenere la curiosit.
Dovreste dare un'occhiata pi da vicino mi invit Lady Sarnai, indicando il telaio. Ditemi che cosa vedono i vostri occhi esperti.
Mi avvicinai alla cornice, temendo di trovare qualche messaggio segreto nascosto nel ricamo e di essere ricattata per aver scoperto che stava tradendo l'imperatore Khanujin. Ma il suo lavoro era una semplice raffigurazione di tre animali. L'eleganza e la sicurezza dei punti mi sorpresero. Lo stile del Nord non era mai stato molto considerato dalle grandi scuole di ricamo di A'landi, le quali propendevano per disegni pi intricati e stratificati, ma in quanto a eleganza...
Descrivetemelo.
Una tigre dissi ad alta voce. Quello  vostro padre. E un drago: l'imperatore Khanujin.
Aveva anche abbozzato i contorni di un uccello; volava sopra gli altri due animali, stringendo fra gli artigli una perla che sia la tigre sia il drago stavano cercando di afferrare.
Sembrate confuso comment Lady Sarnai. La perla rappresenta A'landi e l'uccello sta causando una rottura fra la tigre e il drago, come vedete. Proprio come la magia crea la rottura fra il Nord e il Sud. Si chin in avanti. Voi del Sud e io possiamo avere le nostre differenze, ma siamo persone benevole. La presenza della magia ad A'landi  innaturale. Porta discordia fra l'imperatore e mio padre.
Ricordai l'avvertimento di Yindi in merito allo shansen. Ma non tutta la magia  opera dei demoni, non  vero, Vostra Altezza? Non  tutta malvagia.
Un'espressione cupa attravers il viso di Lady Sarnai e mi domandai che cosa avesse visto fare al padre. La magia  la radice di tutto ci che  perverso in questo mondo. E gli stregoni ne sono il nucleo. Dopotutto, cosa sono i demoni se non stregoni caduti in disgrazia? Sbuff. Non mi aspetto che un ragazzo di campagna come voi possa capire.
Abbassai la testa. S, Vostra Altezza.
Mio padre non si  mai fidato dell'imperatore Khanujin disse, ma non mi ha mai detto perch. Non mi ha nemmeno mai detto perch diede inizio alla guerra. Serr le labbra e mi parve di leggere nei suoi occhi scuri una nota di tristezza. Era difficile considerare lei - una nobildonna - come una prigioniera.
Ricordo di aver incontrato Khanujin una volta, quando eravamo bambini. Era un ragazzino malaticcio, soprattutto in confronto al fratello maggiore, l'erede. Aveva la pelle giallognola come la sabbia e sapeva a malapena montare a cavallo. Eppure, guardatelo adesso. Cos...
Non scelse una parola e io non mi azzardai a suggerire quella a cui stavo pensando: magnifico.
Lady Sarnai allora fece una pausa, come se attendesse una mia reazione. Ma, per quanto mi sforzassi, non riuscivo proprio a capire dove volesse arrivare.
Come doveva essere stato per lei passare dall'essere una principessa di A'landi a figlia di un traditore? Da secoli veniva scelto uno shansen della sua famiglia per servire come capo dell'esercito di A'landi e proteggere il Paese dagli ostili vicini nel Nord. Quando il padre e il fratello di Khanujin erano morti, per, l'attuale shansen si era rifiutato di giurare fedelt a quest'ultimo. E cos aveva avuto inizio la Guerra dei Cinque Inverni.
Era doloroso ricordare un tempo in cui il mio Paese era ancora unito, cos come la mia famiglia. Ancora adesso, dopo la tregua, nessuno sapeva perch lo shansen non avesse voluto servire Khanujin. Ma Lady Sarnai suggeriva che la ragione avesse a che fare con la magia.
Vorrei che conosceste meglio Edan prosegu infine Lady Sarnai. Scoprite le sue debolezze, i suoi punti di forza. Scoprite che cosa lo lega all'imperatore Khanujin. Qual  la fonte della sua lealt?
Feci un passo indietro. Io... io dubito che me lo direbbe.
 una creatura volubile concord Lady Sarnai, ma ho la sensazione che con voi parlerebbe. Non siete un ragazzo dall'aspetto sgradevole e il Lord stregone deve sentirsi solo.
Dovevo esserle sembrata inorridita, perch Lady Sarnai scoppi a ridere. Poi un le dita. Avete fatto un buon lavoro alla prova, mastro Tamarin, ma mastro Norbu ha fatto meglio. Dimostratemi che potete essermi utile e potrei essere persuasa a guardarvi con maggiore favore.
Vostra Altezza dissi, avevo avuto l'impressione che la prova fosse una questione di abilit.
 una questione di abilit conferm Lady Sarnai, aprendo il ventaglio.
Era il pi bello che avessi mai visto. I fiori erano dipinti con una tale minuzia di dettagli che all'artista dovevano esserci voluti mesi per completarlo.
Ma la maestria  un lusso della pace comment la dama, puntando il ventaglio verso la fiamma di una candela. Gli artigiani come voi sono soldati in tempo di guerra. Non dimenticatelo.
Come potrei? sussurrai, mentre il mio cuore soffriva per le fiamme fameliche che lambivano il ventaglio di Lady Sarnai. Sono cresciuto imparando le avversit della guerra.
Proprio cos. Allora gett il ventaglio in fiamme in un vasetto di bronzo per l'incenso.
Dovetti frenare le gambe per non precipitarmi a salvarlo. Osservai il lungo manico in legno crepitare tra le fiamme e la vernice sulla seta gonfiarsi e bruciare, sciogliendosi fino a diventare nient'altro che brace.
La guerra porta con s un caro prezzo continu Lady Sarnai e da quel sacrificio deriva la pace. A volte dobbiamo lasciar andare ci che per noi ha valore per il futuro del nostro Paese. Sia che si tratti di un meraviglioso ventaglio, sia che si tratti dell'onore o della nostra vita. Alla fine, apparteniamo comunque tutti agli di.
La sua voce si fece cupa e mi domandai che cosa le avesse attraversato la mente: che si stesse pentendo di aver promesso di sposare l'imperatore Khanujin?
Ho bisogno di un sarto che possa anche essere un soldato, quando me ne serve uno, oltre che un artigiano concluse. Potete farlo per me? Potete dimostrare che sarete utile in tempo di guerra e di pace?
S, Vostra Altezza risposi in tono severo. Posso farlo.
Bene. Non vedo l'ora di scoprire cosa creerete per me, mastro Tamarin.
Mi inchinai e, senza dare le spalle a Lady Sarnai, scivolai fuori dalla stanza. Una volta all'esterno, mi domandai se quell'incontro non fosse stato altro che una specie di prova. E se l'avessi superata...
O se avessi fallito miseramente.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Mentre la Sala della Suprema Diligenza veniva ricostruita, a me e a Norbu furono assegnati dei nuovi laboratori non lontano dagli alloggi di Lady Sarnai. Adesso, per, non potevo andare laggi. Avevo bisogno di sfuggire al suo sguardo vigile.
Cos mi sistemai nel cortile accanto alla mia stanza e trovai conforto in una lettera di Baba. Era breve e non menzionava Keton, ma le parole con cui si concludeva furono sufficienti a farmi scoppiare il cuore.
La prova dell'imperatore potr anche costarti molta fatica, ma sappi che, a prescindere dal fatto che tu venga scelto per restare o che tu torni a casa, per me sei gi il sarto migliore di A'landi. Hai afferrato il vento, come ho sempre saputo che avresti fatto.
Strinsi la lettera al cuore. Afferra il vento sussurrai. Non diventare l'aquilone che non vola mai. Erano le parole di Finlei. Quante volte me le aveva ripetute.
Rimpiansi di non essere stata legata a lui quanto lo ero stata a Sendo. Finlei era sempre stato il pi protettivo tra i miei fratelli, ma anche quello che mi incitava a uscire dal negozio di Baba. Non puoi diventare la sarta migliore del mondo se non fai altro che cucire diceva sempre. Andiamo, partiamo per un'avventura per liberare la tua immaginazione.
Potevo contare sulle dita di una mano le volte in cui avevo accettato l'offerta. Che ragazzina testarda ero stata all'epoca. Adesso non avrei esitato.
Non sono pi al negozio di Baba, fratello mormorai. E sperai che Finlei, ovunque si trovasse, fosse orgoglioso di me.
Ripiegai con cura la lettera di Baba. Leggerla aveva riacceso la mia determinazione, cos afferrai il blocco da disegno per iniziare un nuovo bozzetto per la sfida finale.
Non potevo permettere che mi mandassero a casa, non ora che l'imperatore Khanujin mi aveva dato un'altra opportunit. Ci ero cos vicina. Questo ultimo lavoro doveva essere straordinario, degno degli di.
Ma mi era impossibile concentrarmi quando la coscienza continuava a tormentarmi ogni minuto ricordandomi l'ordine di Lady Sarnai. Non volevo spiare Edan!
Eppure dovresti, se davvero vuoi vincere.
Disgustata da me stessa, strappai il disegno e accartocciai la pagina. Poi ne accartocciai un'altra. E un'altra. E un'altra ancora.
Mi lasciai sfuggire un grugnito di frustrazione.
Ho sentito dire che Khanujin ti ha dato una seconda opportunit.
Mi voltai di scatto per vedere chi fosse l'intruso. Per una volta non ero sorpresa di vederlo. A dire il vero, ero quasi sollevata. Dove sei stato?
A dormire rispose Edan. Guarire una ventina di ossa schiacciate  un lavoraccio, anche per me.
Mi prese la mano e istintivamente mi irrigidii.
Rilassati mi disse, portandosi la mano vicino al viso per esaminarla. Sta guarendo bene, ma sono passati solo pochi giorni. Devi riposare di pi.
Ritrassi la mano. Come faccio a riposare se ho un'altra sfida? Ho quasi perso.
Edan si schiar la voce. L'imperatore ha fatto bene a prolungare la prova. Molto nobile da parte sua, anche se non mi sarei aspettato altro da lui. Percepii una leggera nota di sarcasmo nella voce di Edan. Ha detto che gli ricordi un po' lui stesso.
Tornai con gli occhi fissi sul mio lavoro, ma la curiosit mi spinse a domandare: Come mai?.
Un giovane uomo che tenta con tutte le forze di avere successo. Nessuno si sarebbe mai aspettato che Khanujin diventasse re, sai. Ha dovuto imparare molto in pochissimo tempo. Proprio come te... Non voleva ancora mandarti via. Quando vide che non rispondevo, Edan si ripar il viso dal sole e aggiunse: Lavori sempre all'aperto?.
Solo per i bozzetti. Lo trovo stimolante.
Sbirci il disegno da sopra la mia spalla. Un abito a tema acquatico?
 ispirato a casa mia. Sospirai. Comunque non ha importanza. Vincer Norbu.
Davvero? Edan finse di non capire. Perch i suoi abiti sono migliori?
Fui punta dall'invidia. S.  un mastro sarto. Il pi grande di A'landi.
In effetti  un mastro sarto mi concesse Edan, ma lo sei anche tu. Se aveste avuto un mese a disposizione per ogni sfida, sono sicuro che entrambi avreste fatto miracoli. Ma non in una settimana. Non senza un aiuto, in ogni caso. Poi espir. Non ricordi che cosa ti ho detto?
Hai detto che Norbu usa la magia. Ma in che modo?
Norbu usa una vernice che crea delle illusioni mi rivel Edan. Un trucco molto elementare. Dura soltanto qualche ora. Un giorno o due al massimo. Finora ha fatto attenzione a sopravvivere a ogni prova, non a vincere.
Ora tutto aveva senso. Ecco perch Norbu non aveva mai nulla da mostrare fino al giorno finale della sfida. Perch era sempre cos misterioso riguardo al suo operato. Perch aveva voluto che bruciassero la sua casacca.
La magia  un'energia selvaggia, indomita, che esiste tutto intorno a noi mi spieg Edan, e certe persone sono pi sensibili a essa di altre. Noi stregoni indossiamo talismani che ci permettono di incanalarla e, in rare occasioni, incantiamo oggetti quotidiani, come le tue forbici, perch ci aiutino nel nostro lavoro o per permettere ad altri di accedere temporaneamente alla magia.
Aggrottai la fronte, confusa. Edan non indossava n anelli n amuleti, come invece faceva l'imperatore Khanujin. Non vedo nessun talismano su di te.
La risposta a questa osservazione ti darebbe un po' troppo potere su di me ribatt Edan con un sorriso. Ora, non raggrinzire il viso in quel modo. Ti verranno le rughe.
Aspett che rilassassi la fronte. A me non servirebbe nessuna vernice magica per creare un'illusione, ma serve a una persona comune come Norbu. Deve essere costretto a rinunciare a qualcosa, diciamo un ditale o due di sangue, ogni volta che la usa. Deve essergli costata una fortuna.
Come mai nessun altro riesce a capire che i suoi modelli sono illusioni?
Oh,  comunque un abile sarto, quindi usa la magia con parsimonia. Ma io riesco a vederla benissimo, e la magia presa in prestito pu sempre essere annullata. Edan si picchiett il mento con le nocche, con aria pensierosa. Immagino che potresti smascherarlo con un secchio d'acqua... dopotutto, usa della pittura.
Anch'io ho usato la magia gli ricordai in tono pacato. Quel pensiero mi metteva a disagio.
 cos. Mi si avvicin. Ma le tue forbici non sono magia presa in prestito.
Che vuoi dire?
Non hai pagato con il sangue. Gli si form una fossetta sull'angolo sinistro della bocca. Significa che in te risuona un po' di magia.
Non sapevo dove mia nonna avesse preso quelle forbici, n se Baba avesse mai saputo che erano magiche.  stato cos facile sussurrai. Usare le forbici... Lo scialle che ho fabbricato sembrava davvero opera mia. Ma non lo era. Non esattamente. Non so se dovrei andarne fiera o vergognarmene o...
La fossetta svan. Sentiti fortunata ribatt Edan. Le forbici hanno scelto di parlarti.  un dono, un dono che potrebbe servirti. La sua voce si fece morbida. Un dono che potrebbe svanire se non fossi pi degna del loro potere.
La tristezza nelle parole di Edan mi tocc nel profondo e mi spinse a domandarmi se considerasse la sua magia come un dono. Perch avevo diffidato di lui? Era sempre stato un alleato per me a palazzo. Aveva sempre creduto in me.
E Lady Sarnai mi aveva chiesto di tradirlo.
Sei silenziosa not Edan. Ci che ho detto ti ha turbato?
No, non  questo. Cambiai posizione. Il sassolino nella scarpa faceva pi male che mai.
Allora  qualcos'altro? Torn quel suo sorriso crudo, vagamente pi cupo del solito, ma avevo l'impressione che stesse cercando di alleggerire gli animi. Devo tirati fuori la verit con la forza? Magari un siero potrebbe aiutarmi...
Non riuscii pi a resistere. Lady Sarnai mi ha chiesto di spiarti sbottai.
Il tempo di un secondo e poi, accidenti a lui, scoppi a ridere.
Che c' di cos divertente? Posai le mani sui fianchi. Non mi credi?
Quando te l'ha chiesto? domand Edan fra una risata e l'altra.
Mi ero gi pentita della decisione di raccontargli tutto. Stamattina.
Allora  ancora pi stolta di quanto sospettassi.
Perch dici cos? Ha le sue buone ragioni per non fidarsi di te.
 vero concord. Ma tu? Tu saresti la peggiore spia del mondo, Maia Tamarin, data la tua totale incapacit di mentire. Ancora divertito, aggiunse: Perch hai deciso di dirmelo? Posso osare credere che alla fine tu ti sia ammorbidita nei miei confronti?.
Gli lanciai un'occhiata carica di irritazione. Edan aveva la capacit di farmi perdere le staffe. La mia lealt  riservata all'imperatore. Tu sei il suo servo fedele. Ecco perch te l'ho detto.
E io che pensavo che fosse per via della nostra crescente amicizia e del mio affetto nei tuoi confronti.
Borbottai: Mi piacevi di pi quando pensavo che fossi un eunuco.
Edan sembrava mezzo offeso e mezzo divertito. Pensavi che fossi un eunuco?
Uno alto aggiunsi, arricciando il naso. E vestito molto al di sopra del proprio rango.
Sono troppo affascinante per assomigliare a un eunuco protest Edan.
Non sono d'accordo. Ce ne sono alcuni molto attraenti, e tu... Cercai l'insulto giusto. L'imperatore Khanujin  pi bello di te.
La smorfia che gli si pos sulle labbra era assolutamente indecifrabile per me. Non riuscivo a capire se l'avessi punto sul vivo... o divertito.
 vero che lo shansen si  servito dei demoni per uccidere il padre dell'imperatore?
La smorfia sulle labbra di Edan svan. Chi te l'ha detto?
Lady Sarnai. Ha detto che suo padre ha dovuto pagare un prezzo molto alto per scendere a patti con i demoni.
 vero che lo shansen  sceso a patti con i demoni conferm Edan con cautela. Che si sia servito di loro per uccidere la famiglia di Khanujin  un'altra storia. Ma  strano che tu l'abbia sentito dire a Lady Sarnai.
Penso che odi suo padre perch ha usato la magia. E te, perch sei uno stregone.
Lei odia tutti comment Edan, in tono pi allegro.
Rimasi perplessa nel vedere con quanta leggerezza avesse preso la questione. Mi ha detto che i demoni sono stregoni caduti in disgrazia.
Adesso ti preoccupi per me, Maia? rise Edan. Non c' nulla da temere. Non c' pericolo che io diventi un demone, posso assicurartelo. E poi sono di gran lunga pi potente di qualunque demone lo shansen possa reclutare.
Per una volta la sua arroganza mi rassicur. Volevo credergli, e cos feci.
Fai attenzione, Maia aggiunse in tono pacato. L'improvviso cambiamento mi colse di sorpresa. Lady Sarnai verr a sapere che hai tradito la sua fiducia. Mi dispiacerebbe se ti accadesse qualcosa.
Non mi piacque affatto il modo in cui improvvisamente ammutolii. Inarcai un sopracciglio e gli feci eco: Ti dispiacerebbe?.
Edan indietreggi. S ripet, stavolta in tono pi leggero. Ragazza o meno, sei una sarta davvero talentuosa. E poi hai una certa attitudine per la magia. Questo basta perch mi senta in un certo senso responsabile per te.
Alzai gli occhi al cielo. Sai, lei mi ricorda te.
Edan aggrott la fronte, come se l'avessi offeso a morte. Che cosa vorresti dire?
Entrambi vi prendete gioco degli altri. Lei usa questa gara per insultare l'imperatore Khanujin e tu... tu ti diverti a...
Non mi prendo mai gioco dell'imperatore mi interruppe Edan. Mai.
Ma prendi in giro me pensai.
Se io e Lady Sarnai abbiamo qualcosa in comune  che abbiamo ben poca voce in capitolo in merito al nostro futuro. Lei usa la sua frustrazione per minare la promessa di matrimonio, mentre io uso la mia noia per studiare.
Studiare cosa?
Il suo sguardo intenso si concentr su di me. Le persone che mi interessano.
Non mi sembri il tipo da provare interesse per una gara di cucito.
Non lo ero concord, finch non ho visto quelle tue forbici.
Sapevo gi che cosa stesse per dire. Non ho intenzione di usarle, Edan...
Non significa barare.
Lady Sarnai odia la magia.
Dovendo scegliere fra due sarti che si servono della magia, dovr scegliere quello che la usa meglio. Le forbici riflettono le tue abilit; la vernice di Norbu invece no. E poi tu non sei qui per la stessa ragione degli altri. Longhai, Norbu, Yindi: hanno concorso all'incarico per la gloria. Tu... vuoi ridare onore al nome della tua famiglia. E suppongo che voglia anche dimostrare a te stessa di poter essere brava quanto qualunque uomo.
Era vero, ma mi mancava il coraggio di ammetterlo ad alta voce.
Comunque, grazie per avermi avvertito riguardo a Lady Sarnai concluse Edan. Lo apprezzo.
La sua sincerit mi colse un po' alla sprovvista. Non pensare che l'abbia fatto perch siamo amici.
Gli stregoni non hanno amici ribatt Edan, schiarendosi la voce. Ebbi l'impressione che avesse rivelato qualcosa che avrebbe preferito tenere per s. Buonanotte, signorina Tamarin.
Mastro gli gridai dietro. Un giorno sarebbe stato la mia rovina. Sapevo che sarebbe andata cos.
. . . .
La porta della mia stanza non avrebbe dovuto essere socchiusa. Avevo fatto attenzione a chiuderla per bene, soprattutto dal momento che non avevo il privilegio di poterla chiudere a chiave. Mi feci coraggio ed entrai, con il cuore che batteva all'impazzata. Qualcosa non andava.
I pochi oggetti personali che avevo portato con me erano sparpagliati alla rinfusa sul letto: i miei bozzetti, la lettera che avevo ricevuto da casa e le forbici di Baba in mezzo al resto. Speravo quasi che l'intruso fosse un ladro, ma sapevo che la realt era anche peggio.
Norbu.
Fuori di qui gli dissi con freddezza.
Lui mi rivolse un sorriso allegro e falso. E perch mai dovrei andarmene? mi provoc. Peccato che tu non sia bruciato nella sala. Come va la mano, a proposito? Il Lord stregone te l'ha guarita? Sfior il mio cuscino con le dita. Come l'hai ripagato per i suoi servigi?
Feci di tutto per non colpirlo. Fuori ripetei.
Norbu non si mosse. Sai qual  il prezzo da pagare per aver mentito all'imperatore? domand lentamente, come se si stesse godendo ogni parola. Le ossa ti vengono spezzate una alla volta, gli occhi strappati via dai corvi quando sei ancora in vita.
Non so di che cosa stiate parlando.
Il suo sorriso si allarg. Corri bene, per avere una gamba storpia, giovane Tamarin, considerate le ferite di guerra.
Trattenni il fiato in gola. Io non...
Qualcosa in te mi  sempre sembrato strano, ma non capivo cosa mi interruppe Norbu. Non avevo mai sentito dire che il vecchio mastro Tamarin avesse un figlio con tali abilit. Cos ho fatto un po' di domande in giro. Tuo padre ha perso due figli nella Guerra dei Cinque Inverni.  sopravvissuto solo un figlio, rimasto storpio. Nessuno sapeva nulla delle sue capacit di sarto, cos ho lasciato perdere... fino al nostro incontro dell'altra notte. Ti ho visto correre dentro la sala e la cosa mi ha fatto riflettere. I pezzi non si sono incastrati subito, ma poi ho saputo dal ministro Lorsa che quelli non erano gli unici figli del vecchio Tamarin... Sollev una delle bende di lino che usavo per fasciare il petto. Aveva una figlia che, guarda caso, lavorava con lui come sarta.
Mi cedettero le ginocchia. Volevo accusarlo di mentire, ma la lingua mi era diventata di piombo.
Norbu rise. Cuci meglio della maggior parte delle ragazze.  il miglior complimento che ti far. Datti per vinta alla prova e non dir una parola a Sua Maest riguardo a chi sei in realt.
Perch? sbottai. Avete paura di poter perdere contro una donna?
No. Il volto di Norbu si contorse in una smorfia crudele. Ma, dopo aver perso due figli, mi domando come tuo padre potrebbe affrontare la morte della propria figlia.
Quelle parole mi si piantarono nelle viscere come un pugnale invisibile. Andate a dirlo all'imperatore lo esortai, ma la voce mi trem. E io... io racconter come avete avvelenato mastro Huan.
Norbu schiocc la lingua. Longhai ti ha raccontato delle storie, eh? Non puoi dimostrarlo. Nessuno di voi pu.
Strinsi i pugni, nascondendo una smorfia quando i muscoli mi ricordarono che dovevano ancora guarire. Non lo negate, quindi.
Era arrivato il momento che se ne andasse. I suoi modelli erano vecchi e Sua Maest aveva comunque bisogno di un nuovo sarto.
Quel nuovo sarto non sarete voi!
Fui quasi sul punto di accusarlo di usare la magia, ma mi trattenni. Se avessi potuto dimostrarlo alla prova, forse sarei riuscita a mandarlo a casa.
Ridendo, Norbu mi tocc la guancia e mi premette la coscia contro la gamba. Ho sempre pensato che avessi un bel faccino. Che ne dici di un bacetto?
Gli piantai il tacco nelle dita del piede e lo schiaffeggiai pi forte che potei. Vi avverto dissi, prendendo le forbici dal letto e puntandogliele contro le costole. Andatevene. Subito.
Norbu rise. Non preoccuparti. Non riveler il tuo segreto... per ora. Rimase sulla porta, poi si volt. Provo perfino rispetto per te.  un vero peccato quanto cadrai in basso.
Scivol fuori dalla stanza e se ne and.
Il panico che mi aveva pietrificato si attorcigli in un nodo sempre pi stretto. Tremando, mi gettai dell'acqua fredda sul viso, ma nemmeno questo riusc a sciogliere le ombre che mi si erano posate sul cuore.
Non potevo permettere a Norbu di vincere. Anche se conosceva il mio segreto, non potevo avere paura di lui.
Avrei vinto quella sfida finale. A qualunque costo.
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CAPITOLO 15.
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Era impossibile dormire con la minaccia di Norbu che incombeva su di me. Qualunque rumore mi spaventava. I topi che sgambettavano fuori dalla porta, le foglie che frusciavano contro il tetto. Tuttavia nessuno venne a cercarmi, il che significava che Norbu non aveva raccontato il mio segreto all'imperatore. Per il momento.
Pi ti preoccupi, meno sarai in grado di concentrarti sulla vittoria mi rimproverai. Quando intravidi le forbici sollevai di scatto la schiena. E ce la farai.
Rimasi sveglia a disegnare finch la luce del mattino non screzi le pareti della stanza. Avevo il palmo della mano macchiato di carbone e le dita doloranti per le ore trascorse a disegnare, ma finalmente l'abito perfetto aveva preso forma sul foglio. Infilandomi il blocco sotto il braccio, mi affrettai a raggiungere il mio nuovo laboratorio e iniziai ad appoggiare le stoffe sul tavolo da taglio.
Costruii prima il corpetto, stratificando fodere di seta di un brillante azzurro pallido sul raso per poi cucirle tutte insieme, in modo da dare l'effetto di un oceano scintillante: era l'immagine con cui ero cresciuta.
Lavoravo pi lentamente per via della mano indebolita, ma le mie cuciture erano ancora perfette, cos strette che nemmeno un ago poteva attraversarle. Adornai il colletto con un centinaio di minuscole perle, la cui lucentezza ricordava lo splendore delle stelle, e con del pizzo ricamato in argento.
Verso mezzogiorno qualcuno buss lievemente alla porta e interruppe la mia concentrazione.
Immaginai che si trattasse di Edan. Ormai ero abituata alle sue visite improvvisate e, a dire il vero, le attendevo con impazienza, soprattutto adesso. Forse avrebbe potuto consigliarmi cosa fare con Norbu.
Ma non era Edan. Era Ammi, che mi portava il pranzo.
La domestica addetta alle cucine mi salut con un gran sorriso. Posando il vassoio sul tavolo rotondo di legno, si lasci sfuggire un'esclamazione e mi prese il corpetto dal grembo. Sospir, appoggiandoselo al corpo, e disse: Questo  per l'abito di Lady Sarnai?  la cosa pi bella che abbia mai visto.
Lo pensate davvero? le chiesi, inspirando. Non ho ancora finito.
Ammi me lo restitu. Che altro avete in mente di fare?
Fui lieta della pausa, cos mostrai ad Ammi il bozzetto. Pensate che potrebbe piacerle?
Perfino la dea Amana lo adorerebbe rispose Ammi con decisione.
Sospirai. In un certo senso penso che persino Amana sia meno esigente di Lady Sarnai.
Ridacchiammo insieme e, per un momento, dimenticai di essere un ragazzo. Smisi di ridere di colpo, ma Ammi sembr non notare la differenza nel mio comportamento.
Sarete in grado di finirlo in una settimana? domand.
Era la preoccupazione pi grande. Mi morsi un labbro. Far del mio meglio.
Norbu non ha nemmeno cominciato mi rivel. Sono andata a portargli il pranzo e non c'era.
Deglutii, sapendo bene perch Norbu non avesse ancora cominciato a confezionare l'abito. Sapete dove sia andato?
No, ma oggi nessuno pu lasciare il palazzo. Lord Xina  tornato. L'imperatore non  contento della visita: i cancelli resteranno chiusi finch non sar ripartito.
Capisco. Grazie, Ammi. Siete stata pi utile di quanto immaginiate.
Ammi sollev le spalle, un po' come facevo sempre io quando mi passava per la mente qualcosa che avrei dovuto tenere per me. Ho visto il Lord stregone che vi guardava, durante la sfida farfugli. Perch non mi avete detto... Si morse il labbro. Avrei capito, ma avevo immaginato...
Pensate che stia insieme a Edan? Non sapevo se esserne inorridita o divertita. Il Lord stregone?
Non lo dir a nessuno si affrett a precisare. Spiega molte cose, comunque. Si schiar la voce, arrossendo. Ha sempre fatto il cascamorto con le domestiche, ma mi sono sempre chiesta perch non ne scegliesse mai nessuna. Gli di sanno bene come si siano gettate tutte ai suoi piedi.
Stavo per dirle che era fuori di senno se pensava che fossi coinvolta in una specie di relazione proibita con Edan, ma poi mi trattenni. Se Ammi avesse pensato che ero un ragazzo non interessato alle ragazze avremmo potuto essere amiche. E volevo disperatamente avere un'amica a palazzo.
 molto affascinante ammisi, un po' stupita quando mi accorsi che non era una bugia. Serrai le labbra. Che altro potevo dire di Edan? Era alto e snello, non aveva il fisico da guerriero come l'imperatore, ma sembrava altrettanto forte. No, non potevo dire cos! E non potevo nemmeno fare commenti sui suoi occhi, sul loro colore che mutava di continuo.
Vi tiene sempre gli occhi addosso mi disse Ammi con una risatina. State arrossendo.
Non  vero! ribattei. Ansiosa di cambiare argomento, ripresi in mano il bozzetto dell'abito per Lady Sarnai. Ora ditemi, da ragazza cresciuta osservando la vita di corte: una dama del rango di Lady Sarnai preferirebbe maniche pi ampie o maniche che scendono dalle spalle, come va di moda adesso a Occidente?
Ammi rimase a darmi consigli su cosa indossavano le dame di corte e su cosa potesse compiacere Lady Sarnai, finch non fu costretta a tornare al lavoro. Quando se ne and, cucii fino a far scoppiare le vesciche sulle dita, tanto che dovetti fasciarle. Avrei avuto bisogno delle forbici per completare in tempo il lavoro.
Spiegai una pezza di seta color zaffiro sul tavolo e poi le presi in mano: la luce si rifletteva sulle lame e tremolava sulle pareti alle mie spalle. Non appena le sollevai, iniziarono a splendere.
. . . .
Soltanto dopo aver stirato a vapore l'abito e averlo portato negli alloggi di Lady Sarnai mi resi conto che quasi non mangiavo e non dormivo da giorni.
Eppure non ero n affamata n stanca. Soltanto ansiosa.
Norbu era gi l, con l'abito montato su un manichino di legno. Aveva scelto una seta pi pesante; da lontano assomigliava quasi al velluto, un granata intenso del colore del sangue. Come sempre, ogni parte dell'abito era meravigliosa: la blusa aveva il colletto decorato in pelliccia nera, la fusciacca era imperlata di gocce di lacca scarlatta e giada lavorate e la gonna era ricamata con fenici dorate che abbracciavano tutte le falde sapientemente drappeggiate. Ma il mio vestito era sbalorditivo.
Stavo coprendo il mio lavoro con un lenzuolo per proteggerlo dal sole quando, con la coda dell'occhio, vidi Norbu fermarsi a salutarmi.
Diede un calcetto alla gonna. Non male per un ragazzo con una mano rotta comment, toccandomi il braccio.
Lo allontanai. Toglietemi le mani di dosso.
Incresp le labbra, ma mi lasci andare. Lady Sarnai, Edan e il ministro Lorsa erano arrivati. Dov'era l'imperatore?
Lanciai un'occhiata in direzione di Edan, ma era intento a guardare il mio abito. Era un sorriso quello che aveva sulle labbra?
Distolsi lo sguardo e intravidi una teiera su uno dei tavolini di Lady Sarnai. Speravo che non ci sarebbe stato bisogno di rovesciare il t sul vestito di Norbu per smascherare l'illusione. Era chiaro che il mio era migliore.
Mastro Norbu esord Lady Sarnai, il vostro  un abito che avrebbe potuto indossare mia madre.
Poi si spost verso l'angolo della stanza in cui mi trovavo io. Come riusciva a essere cos aggraziata e crudele allo stesso tempo? Non potevo fare a meno di ammirarla al pari di quanto la disprezzavo.
Sollevai il lenzuolo che copriva il mio abito e udii alcuni sospiri da parte delle ancelle di Lady Sarnai.  meraviglioso sussurrarono fra loro.
Avete mai visto nulla di cos spettacolare?
Tutte le dame di corte ne vorranno uno cos.
Mi appoggiai al bastone, assaporando le loro lodi. Per la centesima volta, cercai di osservare l'abito in modo obiettivo e di trovare un motivo per cui Lady Sarnai potesse respingerlo. Ma non me ne veniva in mente nessuno.
L'abito era di un azzurro lievemente perlato, una delle tante sfumature del mare che Sendo mi aveva insegnato a riconoscere da bambina. Lo strato esterno, una veste corta incrociata sotto una fusciacca tenuta stretta da una corda d'argento, era di un color zaffiro pi intenso, con le maniche lunghe ricamate con minuscoli boccioli di rosa e gru che solcavano il cielo con ali di un bianco splendente. Sulla sottana avevo disegnato delle ninfee con petali color opale e dei pesci dorati che nuotavano in uno stagno argentato appena sopra l'orlo, abbellito con perline e strati di pizzo, a rappresentare le increspature dell'acqua.
Ero sicura che tutti sarebbero stati d'accordo sul fatto che per un'imperatrice il mio lavoro fosse pi appropriato di quello di Norbu. E di certo era di gran lunga pi bello.
Sospirai, sicura di averlo finalmente battuto.
Un lavoro di gran pregio mormor Lady Sarnai. Mastro Tamarin, vi siete davvero superato.
Aveva un'espressione delicata, quasi gentile. Che fosse di umore migliore, ora che Lord Xina era qui?
Purtroppo disse, questa gara deve giungere al termine. Sia mastro Tamarin sia mastro Norbu sono estremamente dotati, ma ho la sensazione che uno di loro mi servirebbe meglio dell'altro. La gentilezza svan e la dama lanci un'occhiata tagliente al ministro Lorsa.
L'eunuco batt le mani e annunci: Mastro Norbu ha vinto l'incarico.
Mi tremarono le ginocchia e il sangue mi schizz alle orecchie, facendomi rimbombare il cuore nella testa. Cosa? Dopo tutto ci che era successo, non poteva essere vero. Non potevo deludere Baba e Keton, non in quel modo.
N-non pu vincere lui balbettai. L'abito di mastro Norbu  un'illusione.
Prima che qualcuno potesse fermarmi, mi avventai sulla teiera di Lady Sarnai e ne rovesciai il contenuto sul vestito di Norbu.
L'abito avvizz e l'intenso color granata sbiad mentre la trama della seta si faceva pi sottile e pi ruvida. Lentamente, la pelliccia e la bordatura sparirono e le fenici dorate si raggrinzirono fino a ridursi a filo sdrucito, lasciando dietro di s nient'altro che un lenzuolo di seta bianca cucita a forma di vestito.
Be', ecco fatto comment Edan, un istante dopo l'esclamazione incredula del ministro Lorsa. Magia, o un assaggio a dir poco scadente di essa, a dire il vero. Mastro Tamarin  il sarto pi dotato.  evidente a tutti.
Lady Sarnai incroci le braccia, increspando le labbra in un ghigno stretto. In ogni caso, preferisco i servigi di mastro Norbu.
Ma, Vostra Altezza sibil Edan, sappiamo tutti quanto sia forte la vostra avversione per l'uso di incantesimi.
La decisione  mia insist lei. Io e l'imperatore l'abbiamo concordato al momento della tregua.
Sua Maest e vostro padre hanno concordato che avreste potuto scegliere un sarto ribatt Edan in tono tagliente, non una spia. Devo dedurre che mastro Norbu sia stato pi accomodante di mastro Tamarin nell'accettare le vostre condizioni.
Lady Sarnai serr la mandibola e mi fiss.
Allo stesso tempo, Norbu non aveva intenzione di cedere. Mastro Tamarin? domand in tono pacato. Non intendete forse dire signorina Tamarin? Era agile per essere un uomo cos grosso e io fui troppo lenta a reagire. Mi strapp i bottoni della tunica, mettendo in mostra le fasce intorno al petto.
Lady Sarnai trasal e le ancelle si coprirono la bocca con la mano.
Un senso di allarme mi travolse come un'ondata gelida. Per un attimo non riuscii a respirare. Rimasi immobile, scioccata, mentre il mondo vorticava.
 una ragazza, Vostra Altezza concluse Norbu. Ha mentito a tutti voi.
No... cercai di difendermi.
Ma Lady Sarnai sollev una mano per zittire tutti quanti. Lord stregone disse, chiamando a s Edan.  la verit?
Non ero sicura se Lady Sarnai lo stesse accusando di esserne a conoscenza o se volesse soltanto che mi esaminasse. Edan allora mi scrut con risolutezza.
S rispose.  la verit.
Mi si strinse forte il petto. Incrociai lo sguardo di Lady Sarnai, in attesa che mi congedasse con la freddezza che mi sarei aspettata dalla figlia dello shansen. Invece, per una volta, la sua fronte si distese e la solita smorfia spar dalle sue labbra. Il tempo si ferm. C'era qualcosa nei suoi occhi che non avevo mai visto prima: compassione.
Osai sperare che potesse avere piet di me. Dopotutto, ero una ragazza... come lei. Una ragazza che aveva rischiato tutto per sbarazzarsi dei ruoli che il mondo le aveva imposto. Avrebbe capito meglio di chiunque altro.
Poi Lady Sarnai agit una mano e il mio cuore sprofond. Portatela via.
Vi prego, Vostra Altezza! gridai. Vi prego... non fatelo.
Le guardie del corpo mi afferrarono e mi voltai verso Edan. Ma lui non disse una parola in mia difesa. Nulla, mentre Norbu sogghignava e i servi restavano a guardare con gli occhi spalancati.
Quale sar la punizione? si limit a domandare Edan a Lady Sarnai.
La figlia dello shansen si ferm a pensare. Quaranta sferzate alla schiena; svegliatela se dovesse svenire e ricominciate da capo. Chieder a Sua Maest che venga impiccata domattina.
Mi lasciai sfuggire un grido strozzato.
Edan si inchin a Lady Sarnai. Sbrigativo ma ubbidiente, le rispose: Come desiderate.
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CAPITOLO 16.
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Erano quarantanove gli scalini che portavano alle segrete del palazzo. Non so perch li contai. Forse per calmarmi. Un obiettivo senza speranza.
Il cuore mi batteva cos forte che mi mancava il respiro e ansimavo quando le guardie mi trascinarono gi dall'ultimo gradino. La puzza di marcio mi fece contorcere le viscere e sentivo gli scarafaggi e i ratti sgambettare sulle pietre gelide.
Un senso di terrore mi serpeggi su per il collo. Non devo avere paura dissi a me stessa. Non devo avere paura.
Gli occhi faticarono ad abituarsi al buio, a tal punto che a malapena vedevo le guardie intorno a me. Mi colpirono alle costole e mi sferrarono un calcio sulle ginocchia, cos atterrai su un mucchio di paglia marcia, tossendo e singhiozzando.
Una delle guardie mi afferr per i capelli e mi incaten una caviglia al muro. L'ultima volta abbiamo usato questi ceppi per una domestica che aveva rubato a Sua Maest. Ordin di tagliarle le mani. Chiss che cosa vorr farne di te.
Tossii fino a ritrovare il respiro. Non riuscivo a immaginare che l'imperatore Khanujin potesse ordinare una punizione cos brutale. Eppure, che cosa sapevo davvero di lui?
Che cosa sapevo di chiunque altro?
Edan non aveva detto una parola per aiutarmi.
Questo mi feriva pi di qualunque frustata. Eppure mi aveva avvertita di non pensare a lui come a un amico, non era forse vero? Avrei dovuto ascoltarlo.
Qualunque cosa accada, non grider. Non lascer che mi spezzino.
Pi facile a dirsi che a farsi.
Le guardie mi strapparono via la tunica e mi tolsero le bende dal petto... cos in fretta che feci appena in tempo a incrociare le braccia per coprirmi quando la frusta mi bruci la pelle, una pungente lingua di fuoco. Il sangue schizz sul pavimento di pietra fredda. Cercai di non guardarlo, di concentrarmi sul tenere le braccia sul petto e sul contare fino a quaranta, un numero per me inconcepibile. Mi aiut il fatto che lacrime gelate mi solcassero il viso, offuscandomi la vista.
Le guardie aumentarono il ritmo. Sempre pi veloce. Sempre pi forte. Ogni sferzata mi azzannava la carne, squarciandomi la schiena, e io mi mordevo il labbro cos forte che la bocca mi si riemp di sangue. Alla settima frustata gridai. Il mondo divenne tutto nero, poi un'esplosione di colore, un colpo dopo l'altro, e a un certo punto dimenticai di respirare fra un grido e l'altro.
Basta cos! tuon una voce.
Faticai a riconoscere a chi appartenesse. La schiena mi andava a fuoco. Crollai a terra.
I ceppi sferragliarono lontano da me e Edan mi avvolse nel suo mantello. Mi stava portando da qualche parte. Le torce ardevano alle pareti e la loro luce mi feriva gli occhi. Ma l'aria era ancora umida e fredda.
Poi una porta di metallo si spalanc con un fremito e, mossi cinque passi all'interno, Edan si ferm. Con delicatezza, si sedette, cullandomi sul grembo.
Va' via gli dissi, ma le parole mi uscirono distorte. Nemmeno io riuscivo a capirle.
Apri. Mi sollev il mento mentre mi versava qualcosa in bocca. Forza, Maia. Manda gi. Devi bere questo.
Aveva un sapore cos amaro che sputai quasi tutto. Stavolta Edan non si era disturbato a addolcire qualunque intruglio avesse portato con s.
Il dolore, per, si attenu. Lentamente.
Espirando a fondo, cercai di allontanarmi da lui, ma mi stringeva forte a s. Mi sfior la schiena nuda con le dita.
Sarei dovuto arrivare prima disse a denti stretti.
Io afferrai il suo mantello per coprirmi il petto. Verr impiccata?
Qui  dove tengono i prigionieri pi nobili mi spieg Edan, evitando di rispondere.  un po' pi accogliente di dove ti trovavi prima.
C'era ancora puzza di marcio, ma c'era una finestrella che lasciava entrare un po' di luce.
Mi voltai dall'altra parte. Che ne  stato di Norbu?
 stato portato via. Sua Maest non  stato contento di apprendere che la sua lealt potesse essere comprata cos facilmente.
Quindi verr giustiziato.
 la pena per aver cospirato contro l'imperatore.
Sollevai lo sguardo, ma mi mancarono le parole. Verr giustiziata?
La voce di Edan era dura. Ho chiesto a Khanujin di sentire prima la tua versione.
A che scopo? dissi. Tutti sanno che sono una ragazza.
Non rispose.
Strano che non provassi quasi alcuna paura. Immaginai che le sferzate fossero d'aiuto. Oppure era opera di un incantesimo che Edan stava lanciando su di me mentre mi sfiorava la guancia.
Resterai qui? domandai piano.
Edan mi pul gli angoli della bocca con il fazzoletto. Finch non ti sarai addormentata, s.
Stancamente, posai la testa contro il suo petto. Lui non si mosse. Non mi strinse le braccia intorno al corpo, n mi respinse. Tuttavia, il suo battito acceler un po'.
Mi dispiace, Maia sussurr.
Avrebbe potuto significare molto di pi per me, se avessi saputo che era la prima volta che Edan, il Lord stregone, chiedeva scusa a qualcuno.
. . . .
Quando mi svegliai era mattina. Le guardie all'esterno gridavano fra loro e Edan se n'era andato.
Con cautela mi toccai la schiena. La pelle era intorpidita, gli squarci gi in via di guarigione. Perfino le bende di lino intorno al petto si erano ricucite insieme.
Magia.
Deglutii a fatica, ricordando la visita di Edan. Ricordando che cosa mi attendeva di l a poche ore.
Era difficile alzarsi in piedi. Mi faceva male la schiena e un dolore lancinante mi corse gi per le gambe quando zoppicai verso la porta e premetti l'orecchio contro il buco della serratura.
Udii dei rumori di spazzate e risciacqui.
Sbrigatevi, razza di pelandroni! grid qualcuno. Sua Maest  qui.
Altre spazzate. Altri risciacqui. Poi il silenzio.
Con un gesto nervoso mi passai le mani fra i capelli e indietreggiai fino all'angolo. Mi riusciva difficile immaginare che l'imperatore entrasse in una segreta.
Eppure eccolo l, di fronte alla mia cella.
Una luce grigia attravers il viso dell'imperatore Khanujin quando le guardie aprirono la porta. L'ornamento dorato delle sue vesti luccic mandando un riflesso sulle pareti cupe della cella.
Vostra Maest gracchiai, sforzandomi di piegare il corpo martoriato in una riverenza. Avevo la bocca secca e dovevo puzzare terribilmente. Non osavo alzare lo sguardo su di lui.
La sua voce era fredda. Mastro Tamarin, vi trovate nella spiacevole posizione di avermi mentito. Un peccato capitale.
Chinai il capo. Sapevo fin dall'inizio che cosa sarebbe accaduto se fossi stata scoperta. Dovevo essere forte.
Avete ingannato Lady Sarnai facendole credere di essere il figlio di vostro padre. Ma voi non siete Keton Tamarin.
No, Vostra Maest risposi fissandomi le mani. Il mio nome  Maia. Sono la figlia pi giovane di Kalsang Tamarin.
Sua figlia mormor l'imperatore. S, ora ha senso. Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di diverso in voi. Forse negli occhi. Fece un passo avanti, illuminato da un fascio di luce. Non appartengono a un giovane che ha combattuto nella mia guerra.
La luce del giorno brill sugli ornamenti di perle e rubini appesi al copricapo dell'imperatore, che tintinnarono quando pieg il capo da un lato posando lo sguardo sui miei stracci insanguinati. Nonostante le frustate, spero che sarete ancora in grado di cucire.
Allora mi porse le forbici. Erano opache perfino sotto la luce: un paio di forbici normalissime, o almeno cos sembrava. Trattenni il fiato.
Il mio Lord stregone ha detto che siete in grado di esercitare una magia limitata comment.  vero?
S, Vostra Maest.
Poi mi sfior il mento per sollevarlo. Un lieve brivido mi attravers il corpo, facendomi trattenere il fiato. Alzai lo sguardo e lo fissai negli occhi, sorpresa.
Ed eccomi di nuovo catturata dalla misteriosa magnificenza del sovrano. Perfino nelle segrete, era radioso: il suo tocco bastava a farmi dimenticare il dolore, l'umiliazione. La paura.
Peccato che non me l'abbiate detto prima mormor l'imperatore Khanujin. Un talento del genere  raro, specie in una ragazza. Mi accarezz con la mano fino all'angolo delle labbra e pensai di svenire per la delicatezza di quel contatto. Poi ritrasse la mano, ma restammo a guardarci dritto negli occhi.
Dovrei farvi impiccare. Ma... fece una pausa. Ma avete un dono che mi serve. Quindi commuter la vostra pena, per ora.
Sollevai il mento. Sire?
Riassumerete l'identit di vostro fratello. Il posto di sarto imperiale  sempre stato precluso alle donne, e tale deve rimanere. Edan far in modo che tutti dimentichino il vostro inganno. Ma io lo ricorder.
Deglutii, annuendo nonostante la confusione.
Il futuro di A'landi dipende dal mio matrimonio con la figlia dello shansen. Qualunque cosa lei vi chieda, voi la farete. Ora siete viva soltanto per via del vostro talento con queste forbici. L'imperatore me le mise in mano. Deludetemi, e verrete davvero impiccata. Cos come vostro padre e vostro fratello. Ci siamo capiti?
S, Vostra Maest sussurrai.
Ero stordita: non riuscivo a mettere in ordine i pensieri. Cosa avrei dovuto fare di cos importante per Lady Sarnai per far s che l'imperatore fosse disposto a risparmiarmi?
La mia lingua, per, non riusciva a formulare parole vere e proprie in presenza dell'imperatore Khanujin. Solo quando fu lontano dalla mia vista l'incantesimo si spezz.
...
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...
FINE PARTE 1.